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 2011  ottobre 26 Mercoledì calendario

FERRARA SGRIDA SARKÒ IN UN SIT-IN E TUTTI RIDONO

Foglio d’autunno, alle cinque della sera. Nell’album berlusconiano di fine regime c’è una nuova figurina: Giuliano Ferrara in versione sciovinista, che davanti a due microfoni, sul retro di un camion a mo’ di palco, ricorda a Merkozy, cioè Merkel più Sarkozy, che loro erano barbari sottomessi dall’impero di Cesare. Tutta colpa del quadretto europeo di domenica scorsa, quando Sarkozy ha liquidato con un sorriso l’affidabilità dell’Italia di B., con la complicità teutonica della Merkel.
PIAZZA FARNESE, Roma. Non piove, come aveva promesso lo stesso Ferrara. C’è il sit-in, anzi il laugh-in per rispondere con una risata collettiva all’oltraggio transalpino, organizzato dal direttore del Foglio, ghost-writer del premier nonché agit-prop di “Radio Londra” su Raiuno. Lì c’è Palazzo Farnese, la magnifica sede dell’ambasciata francese, con la facciata di Michelangelo. Il camion è parcheggiato accanto alla fontana del lato destro della piazza. Ferrara diventa un Elefantino-sandwich con due foto: Sarkò davanti, l’immortale comico De Funes dietro. Prima di salire sul camion, ai giornalisti consegna un consiglio per il Sultano del bunga bunga, questo sì che fa sorridere: “Berlusconi tieni duro, anzi durissimo”. In piazza sono circa trecento le persone, compresi giornalisti (una quarantina), poliziotti e curiosi. Il monologo di Ferrara è lungo, anche perché c’è da aspettare il ritardatario ospite d’onore: l’ex ministro Antonio Mar-tino, tessera numero due di Forza Italia. L’Elefantino gigioneggia e fa tutto da sé: parla in italiano e poi traduce in francese. Sarkozy diventa un “bullo” che ride anche se si ritrova “in pancia duecento miliardi di titoli del debito greco”: “Perché tutto questo iperattivismo frenetico che rasenta il bullismo?”. Ancora: “Quando i francesi hanno detto no alla costituzione massonica voluta da Giuliano Amato e Gianfranco Fini noi non abbiamo riso. Avete buttato nel cesso la costituzione e adesso fate i bulli sul podio di Bruxelles”.
Per Ferrara è una vera nemesi. Furono lui e il Foglio, infatti, a scoprire per primi il presidente francese. Dall’editoriale del 7 maggio 2007, all’indomani della vittoria di Sarkozy: “Era lui il più sexy. Sembrava un candidato fatto apposta per noi. Per questo lo abbiamo scovato a tempo nella cronaca politica francese, lo abbiamo seguito, ritratto in ogni suo aspetto, e abbiamo tifato onestamente per lui”. Non solo. “Parigi è una fabbrica di idee, di libri. È un forno che ogni giorno produce un pane nuovo. C’è molta roba da leggere e di cui discutere la sera. L’Italia, vista da qui, è un Paese incastrato nei suoi demoni”: stavolta sono parole che risalgono al dicembre ‘99 (intervista a Dario Di Vico del Corriere della Sera) quando l’Elefantino si trasferì in Francia per varare Le Feuille quotidienne, edizione francese del Foglio. Il progetto non partì mai.
COMPLETO di velluto verde, le famose bretelle rosse, una copia del suo quotidiano in tasca, Ferrara sbeffeggia anche i governi tecnici: “Sarebbe credibile un governo Monti? Diventeremmo tutti dei rudi calvinisti che lavorano come pazzi fino a 90 anni. Un governo Casini? Ma chi glieli dà i voti per far giocare lui e Montezemolo con le macchinine?”. Risate, applausi. Alla fine, però, non è tutta colpa di Sarkozy. Ma dei magistrati italiani: “Ci sfottono a causa del palcoscenico ignobile delle intercettazioni che ci sputtanano in tutta Europa. Se una Boccassini provasse a fare in Francia quello che fa qui, Sarkozy saprebbe dove metterla”.
Alle 17 e 40, Martino ancora non è arrivato. In compenso appare Daniela Santanchè, sottosegretario. Altro comizietto patriottico e poi a sorpresa lei e Ferrara scendono in piazza e ballano sulle note di “Que reste-t-il de nos amours”, che è anche uno dei cavalli di battaglia del premier-chansonnier. Il raduno delle risate un po’ tristi finisce alle diciotto in punto. Dieci minuti dopo finalmente sbuca in piazza Farnese un’auto blu. È Martino. Ma trova la piazza vuota.