Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 26 Mercoledì calendario

RISPARMI AL PALO UN ITALIANO SU TRE COL CONTO IN ROSSO

Alla fine anche il nocciolo duro del Paese è stato spezzato. Già, perché i risparmiatori italiani - cioè il cuore pulsante che mantiene in vita il sistema economico, banche incluse - non riescono più a fare le “formiche”. Fine di un mito e di un fenomeno che caratterizza, in virtuosità, i contribuenti italiani? Sembra proprio di sì. Da un’indagine realizzata da Ipsos e Acri - l’Associazione delle Fondazioni di origine bancaria - risulta che la crisi è grave per l’86 per cento della popolazione. Una famiglia su tre è in rosso. Solo il 35 per cento riesce a risparmiare. Appena il 5 per cento migliora il proprio reddito. In sintesi: il 2011 è peggio del 2001, l’anno nero dell’11 settembre.
Dallo studio realizzato per la Giornata mondiale del risparmio, risulta che per gli italiani il risparmio è «propensione che è loro propria: un obiettivo a cui tendono ancor più nell’attuale congiuntura». Ma, se da un lato aumentano coloro che si sentono sereni solo se risparmiano (il 44 per cento contro il 41 per cento del 2010), a esserci riusciti effettivamente è solo il 35 per cento nel 2011 contro il 36 per cento del 2010. Nel Mezzogiorno sono al 25 per cento, cinque punti in meno rispetto allo scorso anno, mentre le famiglie in saldo negativo di risparmio e che per “tirare avanti” hanno dovuto decumulare i risparmi passati o ricorrere a prestiti sono il 40 per cento contro un dato nazionale del 29 per cento.
I timori sul reddito dopo la pensione salgono a livelli record: dal 38 all’80 per cento. Per gli italiani risparmiare è quindi fondamentale soprattutto per la sicurezza economica dopo la pensione (47 per cento) e per la possibilità di programmare il proprio futuro (44 per cento). In termini di impieghi del risparmio, nel 2011 aumenta dal 21 al 24 per cento, la percentuale di italiani che preferiscono investire una piccola parte dei propri risparmi a discapito di chi li tiene a casa o sul conto corrente (scendono dal 68 al 64 per cento). La causa potrebbe essere individuata nell’aumento dei rendimenti dei titoli di stato e delle obbligazioni, ma anche nella ripresa dell’inflazione.
Il mattone resta l’investimento preferito, ma crolla la percentuale di chi lo sceglie: dal 54 al 43 per cento. Gli italiani prediligono investimenti prudenti, anche perché la maggioranza pensa che gli strumenti di tutela del risparmio siano ancora poco efficaci. Il decremento è più evidente nel Nord-Est e nel Centro, dopo che nel 2010 c’era stato un calo significativo nel Nord-Ovest, che oggi si mostra più stabile. Tra coloro che hanno effettivamente risparmiato nel 2011, e che quindi esprimono un giudizio molto prossimo alle effettive intenzioni, il crollo delle preferenze per gli immobiliari è ancora più evidente: dal 58 al 41 per cento, a tutto vantaggio di investimenti considerati più sicuri (titoli di stato e obbligazioni). Gli strumenti finanziari più speculativi si mantengono in ultima posizione, con una percentuale sempre intorno al 5 per cento.
Per il futuro le prospettive non appaiono rosee: per il 56 per cento degli intervistati nei prossimi cinque anni il consumatore sarà meno tutelato. «Il 2011 si presenta come un anno di preoccupazione», afferma l’Acri, «il peggiore dal 2001», afferma l’Acri. Praticamente costante - al 28 per cento - la percentuale di coloro che non hanno sperimentato né miglioramenti né difficoltà e di coloro che a fatica hanno mantenuto il proprio tenore di vita (al 46 per cento). Invece, per il 21 per cento della popolazione il tenore di vita è peggiorato (il 18 per cento nel 2010). Inoltre, il 23 per cento delle famiglie è stato colpito direttamente dalla crisi in uno dei suoi portatori di reddito, in termini di riduzione della retribuzione o perdita del lavoro o peggioramento contrattuale.
La crisi, viene vissuta come «molto grave» dall’86 per cento degli Italiani: il dato è in crescita, 83 per cento nel 2010, 78 per cento nel 2009). L’uscita dalla crisi appare sempre più lontana anno dopo anno e ormai tre italiani su quattro si attendono che duri almeno altri tre anni. Gli italiani si aspettano infatti di tornare ai livelli precedenti la crisi soltanto nel 2015.