Raffaele M. Maiorano, il Riformista 26/10/2011, 26 ottobre 2011
RECESSIONE, CHIUDONO 160 NEGOZI AL GIORNO
«Siamo a un punto di svolta storica, il futuro dell’Italia è a rischio. Dobbiamo reagire subito». Anche la Confcommercio è stufa di questo stallo e negli stati generali organizzati ieri a Milano, ha stilato un proprio documento programmatico per far risollevare il capo a una nazione che in ginocchio non è, ma neanche in formissima come vogliono farci credere.
Il punto di partenza è stata l’analisi dei “numeri della crisi” elaborati dall’Istat e commentati dal centro studi della Confcommercio. Per esempio il Pil: dal 2000 a oggi Francia e Germania sono cresciute a un tasso superiore di oltre 4 volte a quello dell’Italia con una variazione del prodotto interno lordo in termini reali nel periodo 2000-2011 di +13,8% per la Francia, +12,7% in Germania e soltanto +3,2% in Italia. Negli ultimi dieci anni il reddito pro capite delle famiglie è sceso di 3,6 punti percentuali, i risparmi si sono dimezzati rispetto a 5 anni fa mentre la spesa pro capite delle famiglie tra il 2007 e il 2010 ha segnato -3,5%.
Il sindacato fa notare, inoltre che «dal 2008 a oggi hanno chiuso oltre 180 negozi al giorno e nei primi nove mesi dell’anno, sono 23mila le aziende che hanno registrato un saldo negativo». Il tutto è reso più difficile dal fatto che da 10 anni la pressione fiscale è sempre sopra la media europea e gli adempimenti amministrativi e le lungaggini burocratiche costano alle imprese dei servizi oltre 8 miliardi l’anno; la bolletta elettrica delle nostre Pmi è superiore di quasi il 30% alla media europea e il doppio di quella di un’impresa francese. A ciò si aggiunge il credito concesso con il «contagocce» e le spese per la lotta alla criminalità (oltre 5 miliardi) e alla contraffazione (un giro d’affari di 7 miliardi di euro).
L’analisi coinvolge anche la situazione delle infrastrutture nazionali che contribuisce in negativo alle attività economiche in generale. Infatti, l’intera rete metropolitana italiana è inferiore a quella della sola Madrid e la Francia, «con la metà dei nostri chilometri di coste, ha 50 mila posti barca in più». «Il costo complessivo dell’inefficienza logistica del Paese», sottolinea la Confcommercio, «è pari a circa 40 miliardi».
Qual è la soluzione? «Per accelerare il ritorno alla crescita, occorre rivalutare le ragioni dell’economia reale e del lavoro. In particolare, occorre rafforzare la capacità competitiva del sistema di impresa diffusa, con regole, politiche e risorse che ne sostengano competitività, produttività e crescita». Questo si può fare attraverso interventi lungo sei assi tematici. Riduzione dei costi della politica, riforma fiscale, federalismo e lotta all’evasione sono un primo asse. Occorre una vera e propria politica dei servizi, «fatta di semplificazioni, di flessibilità governata e contrattata nel mercato del lavoro, di sostegno all’innovazione e di liberalizzazioni».
È importante, inoltre, sfruttare la carta della sostenibilità anche per attuare un’innovazione tecnologica adeguata al mercato e a livello Paese, si deve raggiungere una maggiore autonomia energetica. Un Patto e un Piano nazionale per la mobilità urbana, con una reale liberalizzazione del mercato del trasporto ferroviario, una strategia di riordino e razionalizzazione del trasporto aereo sono invece cruciali per recuperare il gap infrastrutturale.
La risposta alla questione Meridionale sta nel fornire i mezzi per un turismo di qualità e incentivi all’impresa sana e meritevole. Infine, «senza legalità e sicurezza non c’è crescita stabile e duratura, e non c’è sviluppo. Per questo, l’impegno contro ogni forma di criminalità va tenuto costantemente alto. Va resa ancora più stretta la collaborazione tra associazioni imprenditoriali e istituzioni».