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 2011  ottobre 26 Mercoledì calendario

SCOTCH SULL’OBLÒ ROTTO COSÌ DECOLLA RYANAIR


La compagnia irlandese Ryanair, la più celebre delle low cost, protagonista di una vera rivoluzione nel trasporto aereo all’insegna prima dello slogan “tariffe basse, niente fronzoli” e poi dell’azzeramento di ogni servizio tranne l’indispensabile (volare...), ci sta simpatica. Come a tantissimi passeggeri (nel 2010 ne ha trasportati oltre 72 milioni), che con una manciata di euro possono permettersi, pur atterrando spesso in aeroporti periferici, weekend in tutta Europa e in Marocco. E anche Michael O’Lea - ry, divenuto uno degli uomini più ricchi d’Irlanda, con le sue provocazioni più o meno intelligenti di marketing, è un tipo simpatico. Nonostante i numerosi ritardi, le querelle con l’Enac, i problemi sindacali, la mancata assistenza in caso di cancellazione dei voli, la carenza di informazioni precise sui prezzi e il pagamento extra di cibo, bevande, bagagli, priorità di accesso ecc., l’esistenza, e la resistenza, di Ryanair è un bene.
TAGLI PERICOLOSI
Ma adesso, con i tagli per aumentare al massimo i profitti, sta esagerando. Va bene perfino ridurre da tre a una le toilette a bordo per guadagnare mezza dozzina di posti, come annunciato una quindicina di giorni fa, o l’idea, al momento ritrattata, di introdurre un balzello per fare pipì. Epperò, la sicurezza non può essere messa a rischio. L’episodio accaduto lo scorso 29 settembre, ma denunciato solo ieri con alcune fotografie pubblicate sul web, è sconcertante. Il Boeing 737-800 partito da Londra per Riga con 200 persone a bordo è stato costretto a rientrare, dopo circa 20 minuti di volo, all’aeroporto di Stansted (la base operativa principale di Ryanair) a causa delle eccessive vibrazioni di un finestrino della cabina di pilotaggio con conseguenti «rumori preoccupanti». Cose che possono capitare?
Beh, no. Perché, proprio prima della partenza per la Lettonia, il finestrino in questione era stato “riparato” dal personale di terra con del nastro adesivo. Fatto osservato con incredulità e preoccupazione da alcuni testimoni, che hanno fatto le fotografie del caso e hanno protestato. Ma il velivolo, racconta il tabloid The Sun, è decollato ugualmente. Salvo fare presto marcia indietro, non appena la riparazione fai-da-te ha iniziato a mostrare segni di cedimento. «Le conseguenze», spiega al Sun l’ex pilota John Guntrip, «sarebbero potute essere drammatiche: se il vetro si fosse staccato anche solo un po’ di più, il comandante avrebbe potuto essere risucchiato nel vuoto». La compagnia tende ovviamente a spegnere le polemiche, sottolineando che «non si commentano le questioni tecniche di routine» e che comunque «tutti i voli Ryanair operano in conformità con gli standard di sicurezza approvati da Boeing e CAA/EASA». Ma non bastano certo a tranquillizzare le conclusioni delle indagini sull’incidente riferite da un portavoce dell’IAA (Irish Aviation Authority), secondo il quale il nastro è stato utilizzato come «ulteriore precauzione per garantire una migliore tenuta del vetro», in quanto a smentirle c’è lo stesso ritorno in aeroporto. Altro che tenuta, lì vibrava tutto.
RIDICOLO E TRAGICO
Se davvero l’anno prossimo O’Leary vuole raddoppiare la clientela, arrivando a 130 milioni di passeggeri, deve evitare queste figuracce. Tra il ridicolo da film di Fantozzi in gita aziendale e il tragico di una sciagura evitata per un pelo. Perché, cara (anzi, economica) Ryanair, i testimonial virtuali, da Silvio Berlusconi («Ma certo... vi porterò tutte in Europa », promesso a cinque ragazze; «Solo una cosa mi tirerebbe su in questo momento! Una scappatella a 12 euro», detto di fianco a Bossi e con una mano sulla fronte; «Ho 560 milioni di buoni motivi per scappare», tanti quanti gli euro del maxi risarcimento a De Benedetti) alla coppia Nicholas Sarkozy-Carla Bruni («Con Ryanair, tutta la mia famiglia può venire ad assistere al mio matrimonio », spiegava la première dame d’Oltralpe) fino al primo ministro svedese Hans Göran Persson, strappano una risata. Lo scotch ai finestrini, specie se si strappa, proprio no.

Miska Ruggeri