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 2011  novembre 02 Mercoledì calendario

GRAZIE PER QUEL MILIONE: CI PRENDIAMOUN CAFFE’? - INTERVISTA AL REGISTA CITTO MASELLI

La prima volta che l’ho vista era muta, bellissima e muta. Michelangelo, con cui stava da poco, le aveva detto che ero il suo amico “intellettuale”, e lei quindi non voleva compromettersi. Quando vide però che avevo senso dello humour, iniziò a parlare. E restai stupito di quanto fosse, oltre che bella, intelligente. Michelangelo era molto confortato dall’aver trovato una donna che lo capisse. E lo affascinavano le sue contraddizioni».
Che tipo di contraddizioni?
«Per esempio, era molto attenta ai soldi – dicevano che era avara – e tuttavia ci fu un momento molto difficile per me, non riuscivo a dare abbastanza denaro a Goliarda Sapienza, all’epoca la mia compagna, e Monica appena lo seppe le regalò un milione di lire. Erano tanti soldi. Lei riusciva sempre a stupirti. Come la volta dell’incendio».
Quale incendio?
«Ebbi la cattiva idea di comprarmi, nella mia casa in Piazza del Popolo, una segreteria telefonica. Era una delle prime, un apparecchio rudimentale. Una sera fece cortocircuito e mi bruciò tutto l’appartamento. Mi salvai per miracolo: ero in camera da letto, dormivo, ma per mia fortuna non avevo chiuso la porta, quindi il fumo mi svegliò e feci in tempo a scappare in pigiama. Appena Monica seppe dell’incendio, venne a vedere la casa – era completamente distrutta, il parquet bruciato, i libri anneriti – e scoppiò a piangere. Non era certo una sentimentale, ma pianse tutta la mattina: non riusciva più a smettere».
A proposito di contraddizioni: Enrica Fico la descrive come «solare», ma al tempo stesso piena di paure.
«Io le chiamerei manie di persecuzione. Pensava che il mondo crudele infierisse su di lei, dalla vita si aspettava sempre cose negative, e se poi capitavano davvero aveva l’atteggiamento di chi pensa: “Ecco, lo sapevo”. Un altro suo complesso era il naso leggermente aquilino: aveva l’incubo che la riprendessero di profilo».
Per quanto tempo vi siete frequentati?
«Soprattutto negli anni ’60. Con Michelangelo ci vedevamo quasi ogni sera a cena, da Otello o al Bolognese, che allora non era un ristorante da vip».
L’ultima volta che l’ha vista?
«Sarà 25 anni fa. Eravamo stati a cena a casa del fratello di Mario Monicelli, e io l’ho riaccompagnata a casa. La malattia non era ancora nella sua fase acuta, per cui riusciva a ricordarsi quale era il suo portone e chi ero io. Siamo arrivati, chiacchierando, all’angolo di via Brunetti con via Ripetta, dove si era appena trasferita con Roberto Russo, che già l’accudiva amorevolmente. E dire che tutti all’inizio – per via della differenza di età, e del fatto che lui era uno sconosciuto – avevano fatto facili ironie sulla loro unione. Invece Roberto ha dimostrato una straordinaria capacità d’amore. Siamo tutti ammiratissimi. E, se hanno fatto questa scelta di isolarsi, la rispettiamo».
Monica compie 80 anni: che effetto le fa?
«Penso a che cosa potrebbe dire – con la sua ironia, il suo gusto per la satira – dell’Italia di oggi».
E lei, se le potesse parlare, che cosa le direbbe?
«Andiamo a prenderci un caffè?».