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 2011  ottobre 26 Mercoledì calendario

«Ho voluto Marco guerriero Forse ho sbagliato qualcosa...» - Marco è a casa. Finalmente mamma Rossella può cullarlo

«Ho voluto Marco guerriero Forse ho sbagliato qualcosa...» - Marco è a casa. Finalmente mamma Rossella può cullarlo. Fi­nalmente papà Paolo può cullare assieme il figlio, la moglie e la pic­cola Martina che con i suoi dodici anni avrà bisogno più di tutti delle carezze giuste, delle parole appro­priate. Finalmente la famiglia è riunita. La salma di Marco Simon­celli è arrivata scortata verso l’ora di pranzo, direttamente da Roma dove era atterrata verso le sei, ac­c­arezzata al suo sbarco a Fiumici­no dai poliziotti del servizio doga­nale, dal presidente del Coni Pe­trucci e da tanta, meravigliosa, gente comune che non aveva dor­mito pur di essere in aeroporto al suo arrivo. Poco più in là Valenti­no Rossi, con gli occhi lividi di chi ha pianto, di chi non dorme vera­mente da giorni, di chi vive dentro questa tragedia, aveva risposto stanco: «Stavamo insieme tutti i giorni, ci allenavamo insieme... Noi piloti sappiamo già che è una cosa che può succedere. Io smette­re? Non so chi l’abbia detto, forse è una notizia che fa vendere qual­che giornale in più ». Nel pomerig­gio, nascosto da grandi occhiali neri, sarà fra i primi a tornare dal­l’amico che non c’è più e ci sarà per sempre per abbracciare l’inte­ra famiglia Simoncelli. Con lui, fuori, altri piloti, il manager di Marco, Carlo Pernat, il dottor Co­sta che tutti questi ragazzi un po’ folli e un po’ romantici ha sempre aiutato. E dopo? Dopo, papà Paolo è uscito e ha parlato ai microfoni di Sky sport 24 e dritto al cuore di tut­ti i papà. Ha detto: «Io e mia mo­glie vogliamo ringraziare i ragazzi del circuito che non ci hanno la­sciati mai soli» e così facendo ha stoppato la polemica che stava per nascere scatenata da un video amatoriale che mostrava i soccor­ritori a cui sfuggiva la barella con Marco sopra. «Hanno fatto quello che potevano, Marco era già mor­to, non sarebbe cambiato nulla». E ancora:«A Fiumicino alle 6 c’era­no tutti, il Coni (il presidente Pe­trucci, ndr), Sesti (Federmoto, ndr), centinaia di persone che hanno smesso di lavorare per ap­plaudire Marco. Onestamente se dico di essere felice dico una stron­zata, però mi fa piacere. È una co­sa bellissima. Forse la gente ha ca­pito che lui era così com’era, e poi era soprattutto onesto, era un pu­ro e poi era un guerriero e forse è morto proprio per questo e se avesse lasciato la moto... Ma do­menica voleva vincere, era torna­to il Marco di inizio campionato, adesso sapeva cosa fare... Comun­que io e mia moglie, finito il fune­rale, saremo soli e sarà terribile. Perché in questo momento abbia­mo voi e tutta la gente e i parenti che ci vengono a trovare... Io gli vo­levo bene... e lui me ne voleva. Marco era un grande, basta, ma siete grandi anche voi, perché sie­te riusciti a capirlo, non lo avete mai giudicato male... Lui aveva bi­s­ogno che tutto attorno funzionas­se, aveva bisogno dei suoi uomini, del suo babbo che lo faceva ogni tanto incazzare. Prima di partire ci stringevamo sempre la mano e ci abbracciavamo. L’ho fatto an­che domenica, si vede che ho sba­gliato qualcosa. Non è andata co­me al solito... Sabato mi aveva det­to: “Papà, voglio tornare a casa”». Più tardi, agli inviati di Matrix, aggiungerà: «Gli avevo insegnato ad essere un guerriero, a non mol­lare mai… non so se ho fatto bene o male... Ho sbagliato qualcosa? Non lo so…» e sull’incidente: «Una coincidenza… bastavano 10 centimetri e gli prendevano la spalla e invece... Comunque è bel­lissimo anche da morto... gli vole­vo un sacco di bene». E mamma Rossella sempre a Matrix: «Noi lo abbiamo accompagnato solo in quello che gli piaceva fare. La vita se non facciamo quello che ci pia­ce diventa un rimpianto e lui di rimpianti non ne avrà. Ci ha lascia­to un bel ricordo e un bel messag­gio e siamo fieri che sia stato così... Sono sempre convinta di essere una mamma fortunata per quello che ci ha dato, e per la Martina che è rimasta con me... Non ci è mai passato per l’anticamera del cer­vello il ’ se non avessimo fatto...“».