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 2011  ottobre 26 Mercoledì calendario

Il debito pubblico? Il peccato originale di Cavour - Pubblichiamo una parte della«Lectio Minghetti» che l’economista Vito Tanzi ha tenu­to ieri alla Fondazione CRT di Torino sul tema «150 anni di finanza pubblica in Italia», a cura dell’Istituto Bruno Leoni (www

Il debito pubblico? Il peccato originale di Cavour - Pubblichiamo una parte della«Lectio Minghetti» che l’economista Vito Tanzi ha tenu­to ieri alla Fondazione CRT di Torino sul tema «150 anni di finanza pubblica in Italia», a cura dell’Istituto Bruno Leoni (www.brunoleoni.it). Già direttore del dipartimento di Finanza Pubblica del FMI, Tanzi è stato sottosegretario all’Economia nel 2001-03. *** Cavour voleva trasformare il Pie­monte in uno Stato moderno, che assomigliasse alla Francia e alla Gran Bretagna – esempi che egli ammira­va – e voleva farlo in fretta. Il raggiungimen­to di questo obiettivo richiedeva però grandi quantità di denaro. Le ambizioni di Cavour lo resero pres­soché indifferente all’entità del debito pubblico, a patto che la spesa venisse de­stinata in modo efficiente al raggiungi­mento dei suoi scopi. Fin dal principio egli aveva invocato la massima trasparen­za nella stesura e nella presentazione del bilancio dello Stato. Tuttavia, probabil­mente senza averne l’intenzione, il gover­no di Cavour iniziò a ricorrere a quella che oggi potremmo definire “ingegneria finanziaria” o, meno caritatevolmente, espedienti contabili. [...] Cavour era con­vinto che una forte tassazione fosse il prezzo che un paese doveva pagare per il progresso e per godere delle libertà civili che lo accompagnano. In effetti si tratta di una convinzione condivisa – allora come oggi – da numerosi economisti. Pertanto egli accrebbe le imposte al fine di coprire l’aumento della spesa pubblica, cercan­do al tempo stesso di distribuire più equa­mente il peso della tassazione tra le varie classi di reddito. [...] Certamente questa politica non gli avrebbe fatto vincere una gara di popolarità a Torino, ma risultò gra­dita a molti economisti. La concezione che Cavour aveva del ruolo economico dello Stato e del ricorso alle politiche pub­bliche al fine di favorire il progresso era, per i suoi tempi, all’avanguardia. [...] Disgraziatamente, come avviene di so­lito in questi casi, l’indebitamento au­mentò in misura significativamente mag­giore della crescita economica, cosicché il servizio del debito, ossia il pagamento degli interessi, divenne un grave proble­ma. Tra il 1847 e il 1859 il debito pubblico piemontese aumentò addirittura del 565 per cento. L’ammontare complessivo sa­rebbe ulteriormente cresciuto, grosso modo triplicandosi, tra il 1859 e il 1861, quando raggiunse i 2.000 milioni di lire, un valore astronomico per quei tempi, specialmente per un piccolo Stato come il Piemonte. Sembra che, nell’anno precedente al­l’unificazione, Cavour fosse giunto al con­vincimento che, ben presto, l’alternativa sarebbe stata tra l’unificazione dell’Italia o l’inadempienza (default) del Regno di Sardegna. L’unificazione – e il sistema di governo unitario che ne sarebbe conse­guito – avrebbe permesso di raggiungere uno dei più importanti obiettivi di Ca­vour e avrebbe altresì offerto una via d’uscita dai problemi finanziari del Pie­monte. [...] Quale che sia il ruolo e la responsabilità da attribuire a Cavour e al Regno di Sarde­gna (tema che potrebbe suscitare un inte­r­essante dibattito), è innegabile che la na­scita d­ell’Italia sia stata segnata da un pec­cato originale, vale a dire un enorme debi­to pubblico, che avrebbe accompagnato il nuovo Paese. Vito Tanzi