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 2011  novembre 02 Mercoledì calendario

UNO SGUARDO AI MIEI SHORTS E SUBITO HAI CAPITO - INTERVISTA A ENRICA FICO, MOGLIE DI ANTONIONI

Michelangelo aveva girato Il grido, Monica lavorava al doppiaggio: si conobbero così. Fu un colpo di fulmine anche perché lei corrispondeva al suo ideale fisico di donna. Quando guardo le loro foto, penso che erano bellissimi insieme».
Di che cosa si era innamorato?
«Del modo in cui Monica riempiva l’inquadratura. Diceva: “L’importante per un attore è come costruisce l’inquadratura, non come recita”».
Caratterialmente si assomiglia­vano?
«Per niente, e proprio per questo il loro era un incontro affascinante. Lei la classica italiana borghese, lui che di conformista non aveva nulla. Lei solare e caciarona, lui riservatissimo. Infatti Michelangelo di giorno si trasferiva nell’attico sopra, in quello che poi sarebbe diventato il nostro appartamento, mentre Monica stava al piano di sotto. Amava ricevere, c’era festa un giorno sì e uno no, e in quelle feste sono passati tutti. Persino Bob Kennedy».
Fu un rapporto passionale?
«Molto. Monica era la tipica donna Scorpione: sensuale. E per Michelangelo la sensualità era importante. Non faceva sesso, faceva l’amore, era capace di dedicarsi completamente a una donna».
Perché si lasciarono?
«Michelangelo aveva scritto Blow-up per lei. Ma Carlo Ponti volle che il film fosse girato a Londra. Monica rimase a Roma: si stava innamorando di Carlo Di Palma, il direttore della fotografia del Deserto rosso. Michelangelo si godeva la Londra degli anni Settanta. Una sera conobbe Clare Peploe, che oggi è la moglie di Bernardo Bertolucci: era una bellissima e giovanissima attrice. E iniziarono una storia».
Fu una separazione sofferta?
«Al contrario, credo sia stata una liberazione. Michelangelo diceva: “Quando stai con un’attrice, tutto il tempo è dedicato a lei: le scegli i film, i registi, le sceneggiature”. Doveva salire al piano di sopra per pensare alle sue cose. Però sono rimasti vicini per tutta la vita. Anche vicini di casa».
Si ricorda quando gliela presentò?
«Impossibile dimenticarlo. Nel ’72 Michelangelo tornò a Roma dal suo periodo inglese – la storia con Clare era entrata in crisi – e incontrò me, diciottenne. Dei suoi film conoscevo solo Blow-up e Zabriskie Point, quindi organizzò per me una proiezione dell’Avventura. Quando scendemmo dal suo appartamento trovammo nell’atrio Monica. Non sapeva nulla di noi. Ma mi vide, con una minigonna talmente corta che sotto avevo dovuto mettere gli shorts, in un attimo capì, e rimase senza parole. Il suo sguardo su di me ce l’ho sempre avuto. Era lo sguardo di una donna curiosa della scelta del suo ex, che si era messo con una ragazza di quarant’anni più giovane. Ma era anche lo sguardo dell’attrice che vorrebbe interpretare l’ennesimo personaggio, in quel caso il mio».
Lei con Antonioni è rimasta per 36 anni. Che rapporto c’era con la Vitti?
«Monica aveva una presenza fortissima e una voce che riempiva tutta la casa, per cui, quando saliva di sopra da “Michele” – come lo chiamava lei –, io, con il mio carattere, sparivo. Non ci frequentavamo molto, però capitava che ci scambiassimo i vestiti. Se mi vedeva addosso qualcosa che le piaceva, diceva: “Dove l’hai preso? Lo voglio anch’io”. Eppure eravamo molto diverse. Io ero contestatrice, avevo fatto la lotta politica in strada, ascoltavo i Pink Floyd e leggevo Castaneda. Monica apparteneva a un altro mondo: non voleva neppure viaggiare...».
Parlaste mai di figli?
«Lei non li voleva».
Lui li avrebbe desiderati?
«Ho perso un figlio da Michelangelo, si vede che non era il suo destino. Comunque non credo avrebbe avuto la maturità del padre».
Anche Roberto Russo ha trovato nella Vitti una compagna molto più grande.
«Siamo fratelli in questo. Ma non c’è mai stato scambio tra noi: Roberto è riservato. Il giorno del funerale di Michelangelo ci siamo abbracciati e gli ho detto: “Non mi parli mai di Monica”. Lui ha risposto: “Faccio quello che lei vuole”. In questo momento di fragilità, Roberto la protegge. E tutti noi rispettiamo lui».