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 2011  ottobre 26 Mercoledì calendario

Un’italiana dà consigli agli Usa sul futuro in Libia - Dopo l’Irak,la Libia.Sempre per la rico­struzione

Un’italiana dà consigli agli Usa sul futuro in Libia - Dopo l’Irak,la Libia.Sempre per la rico­struzione. Un’italiana si occuperà di far rina­scere, con un futuro più moderno e democra­­tico, il Paese che ora sta affrontando un diffici­le «dopo-Gheddafi». Si chiama Anna Prouse, ha 40 anni ed è mila­nese. La Farnesina l’ha scelta nel 2006 come leader della task force alleata per la ricostruzio­ne nella provincia di Nassirya, ma è per gli americani che tra una o due settimane, volerà a Tripoli, per prendere in mano le redini del «Tiger Team» libico, il gruppo di consulenti in vari settori creato dalla Caerus Associates nel Paese di Gheddafi subito dopo l’inizio della ri­volta contro il raìs. La Prouse ha iniziato da poco a lavorare a Washington per l’azienda di consulenza sulle aree di crisi a governi e imprese fondata da Da­ve Kulcullen, che opera tra gli altri con Diparti­mento di Stato e Dipartimento della Difesa americani,oltre che per Usaid,l’agenzia statu­nitense per lo sviluppo internazionale. In Libia è già stata diverse volte e l’esperien­za fatta in Irak sarà preziosa. Ora, è pronta a tor­narci in un nuovo ruolo. «Partirò appena avrò il visto - spiega lei - e il mio primo incarico ri­guarda le elezioni. In tre di quelle in Irak sono stata osservatore. È un momento decisivo, che getta le basi per il futuro. Bisognerà capire co­me aiutare il governo locale ad organizzarle e accreditarsi nel nuovo sistema politico. Prima di investire nel Paese bisogna comprenderne la realtà, chi avrà in mano il potere, quali posso­no essere i progetti di ricostruzione più utili per impiegare al meglio i fondi di governi e im­prese. La Libia ha il petrolio certo, ma può an­­che diventare una mecca per il turismo, con un patrimonio culturale che ha cinque siti archeo­logici dell’Unesco e un museo a Tripoli con una delle più belle collezioni di arte islamica. Serve una valutazione sul campo, vedere i dan­ni che ci sono stati. Abbiamo già contatti con il Dipartimento di Stato e Usaid per un progetto sui media: formazione di giornalisti «indipen­denti »e creazione di cin­qu­e centri per l’informa­zione nazionale e inter­nazionale ». Laureata in Scienze politiche, poliglotta, giornalista, due anni con la Croce Rossa in Iran, otto in Irak, la Prouse è esperta di Me­dioriente. Esperta, so­prattutto, di ricostruzio­ne in Paesi musulmani in cui predominano di­namiche tribali. Una donna che ha avuto il ti­tolo di «Honorary man» dagli iracheni, per come ha guidato il Provin­cial Reconstruction Team di Nassirya ed è di­ventata Cavaliere della Repubblica nel 2009, ottenendo il riconoscimento per il suo lavoro dal Presidente Giorgio Napolitano. «Aiuteremo a investire in Libia - spiega la Prouse - i clienti americani, ma vogliamo esplorare anche il mercato europeo, compre­so quello italiano. Ci sono aziende che hanno già operato in Libia ma hanno bisogno di asses­sme­nt politici o aggiustamenti sull’assetto giu­ridico attuale. Altre che vogliono esplorare questo mercato per la prima volta. Secondo il concetto di « hearts and minds», grandi società petrolifere vorrebbero costruire scuole e ospe­dali, anche per conqui­stare la fiducia della po­polazione, ma devono sapere con chi trattare, conoscere la mentalità araba, per evitare di spre­care fondi». L’azienda americana della Prouse ha squadre in varie nazioni del mon­do e l­ei avrà anche altri in­carichi. Per il Diparti­mento­della Difesa ame­ricano farà training ai fa­mosi Navy Seals - l’élite degli incursori della Ma­rina (quelli che hanno ucciso Osama Bin La­den) su come interagire con le popolazioni arabe- e ai comandanti de­­stinati ai Prt in Afghanistan. E lavorerà a un pro­getto di mapping : una specie di Google Earth politico, che interesserebbe Banca mondiale e Usaid.