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 2011  ottobre 26 Mercoledì calendario

Nel borsino di Obama un Bin Laden morto vale il doppio di Gheddafi - Un incremento di sei punti in appena un paio di giorni

Nel borsino di Obama un Bin Laden morto vale il doppio di Gheddafi - Un incremento di sei punti in appena un paio di giorni. È quan­t­o ha registrato un sondaggio Gal­lup nella popolarità di Barack Obama dopo la morte di Muam­mar Gheddafi. Se il 17 ottobre il 38% degli americani esprimeva un giudizio positivo sul presiden­te, sabato scorso era il 44% a pro­muoverlo. Percentuale, però, sempre più bassa di quella del­l’opinione negativa, pari al 47% di americani che disapprovano l’operato di Obama. Senza tra­scurare il fatto che il migliora­mento del giudizio è stato effime­ro: un aggiornamento Gallup di lunedì registrava un nuovo calo nel tasso di popolarità di Obama, sceso al 42%. E accompagnato da un rotondo 50% di disapprova­zione. Comunque, una dinamica ana­loga si era verificata all’indomani della morte di Osama Bin Laden, quando il titolare della Casa Bian­ca aveva rapidamente guadagna­to 11 punti, passando dal 46 al 57%. E pazienza se negli stessi gior­ni la stessa Gallup realizzava in tut­to il mondo una rilevazione dalla quale risultava che solo il 53% de­gli intervistati era davvero certo che la persona uccisa ad Abbota­bad il 2 maggio fosse il cosiddetto sceicco del terrore. Andando indietro nel tempo, si vede che anche W. Bush ha go­duto dei benefici effetti della morte o daela cattura del nemi­co. Trovato Saddam Hussein nel sottosuolo della natìa Tikrit il 13 dicembre del 2003, la per­centuale di americani intenzio­nati a votare, alle presidenziali dell’anno successivo, per l’in­quilino della Casa Bianca au­mentava del 3% rispetto al weekend precedente. Il 7 giu­gno del 2006 fu ucciso Abu Mu­sab al Zarqawi, capo di al Qaida in Irak. L’evento fece salire di sette punti la popolarità di Geor­ge W. Sette punti in una settima­na è un ottimo risultato. Ma, co­me si sa, tutto è relativo. Nel maggio di quell’anno Bu­sh figlio boccheggiava al 31% di popolarità, il minimo dei suoi otto anni alla presidenza. E nel­le elezioni di mid term del 2006, nel novembre, i democratici trionfarono: per la prima volta dopo 12 anni vinsero- fra gover­natori, deputati e senatori - la maggioranza delle cariche da rinnovare; e per la prima volta dall’Indipendenza i repubblica­ni non conquistarono neppure un misero seggio controllato da­gli avversari. E allora? Meglio il 3% della cat­tura di Hussein un annetto pri­ma delle presidenziali che il 7% dell’eliminazione di al Zarqawi qualche mese prima delle ele­zioni di mezzo termine? Appa­rentemente, sì. Tornando a Obama, adesso anche lui si tro­va, ormai da marzo, ai minimi della popolarità da quando è al­la Casa Bianca. Ma a differenza del W di cinque anni fa, al secon­do mandato, vede davanti a sé lo spettro della mancata riele­zione, catastrofe avvenuta in ol­tre un secolo a un solo democra­tico. Quel Jimmy Carter che fal­lì la liberazione manu militari degli ostaggi dell’ambasciata Usa di Teheran il 24 giugno del 1980, precipitando al 28% di po­polarità per poi essere straccia­to da Ronald Regan l’anno do­po. Insomma, l’eliminazione del cattivo di turno aiuta i presiden­ti Usa a risalire nei sondaggi ma per restare alla Casa Bianca for­se è meglio avere un nemico da combattere. Vediamo chi trova Obama nei prossimi mesi.