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 2011  ottobre 26 Mercoledì calendario

Solo in Italia non si può diseredare - Incredibile ma vero: se da una parte ci sono ultimatum europei che si misurano in ore,dall’altra la polemica politica interna si è cu­riosamente spostata addirittura nell’aldilà

Solo in Italia non si può diseredare - Incredibile ma vero: se da una parte ci sono ultimatum europei che si misurano in ore,dall’altra la polemica politica interna si è cu­riosamente spostata addirittura nell’aldilà. La giornata di ieri ha avuto infatti, come spunto quoti­diano di dibattito, una norma con­te­nuta nelle bozze del decreto svi­luppo che consentirebbe una maggiore discrezionalità del geni­tore nell’attribuire l’eredità ai fi­gli. Come al solito si sono levate al­te grida da parte di chi ha pensato che la norma potrebbe essere uti­le a Berlusconi in vista della sua successione. Sarebbe però il caso di giudicare un provvedimento (peraltro nemmeno ufficiale) per quello che è e non per i benefici (pure dubbi e post mortem) che ne potrebbe avere il presidente del Consiglio. Cerchiamo quindi di astrarci dal particolare e di con­siderare se una modifica del dirit­to di successione ereditaria avreb­be senso oppure no, e se c’entri qualcosa con lo sviluppo oppure se si tratti di un pretesto. Innanzitutto va detto che la leg­ge sulle eredità è coerente con un qualsiasi piano che intenda crea­re crescita e attrarre investimenti: chiunque intenda fare impresa vuole avere uno scenario econo­mico e legale stabile, con un oriz­zonte temporale il più lungo possi­bile. Una legge successoria estre­mamente vincolante, e in quanto a vincoli il sistema italiano ha po­chi eguali, crea potenziali situazi­o­ni di imbarazzo che potrebbero in alcuni casi mettere a rischio la con­tinuità aziendale, in caso di gravi disaccordi tra gli eredi o semplice­mente di un disinteresse da parte di alcuni figli alla prosecuzione dell’attività dei genitori. Proprio questa minima discre­zion­alità esistente in Italia nell’at­tribuzione dell’eredità sta alla ba­se di numerosissimi artifici socie­tari che hanno portato al trasferi­mento all’estero di molti beni, tra­mite la costituzione di «trust» o al­tre architetture giuridiche in gra­do di aggirare i vincoli domestici. L’associazione europea dei notai ha costruito un eccellente sito (www.successions-europe.eu) sul quale si possono vedere tutte le diverse legislazioni europee con un semplice clic e basta un’oc­c­hiata per capire che la nostra leg­ge, che affida alla discrezionalità del genitore solo un quarto del pa­trimonio e impone l’uguaglianza fra i figli, svetta per rigidità. In Germania la «legittima» non eccede la metà del patrimonio, in Inghilterra non vi è alcun vincolo se non quello della garanzia del so­stentamento, in Lussemburgo (la patria delle holding) vi è discrezio­nalità di assegnazione all’interno della quota riservata ai figli e così via. Del resto non dovrebbe susci­tare meraviglia: nessuno si è strac­ciato mai le vesti per le scelte dei miliardari americani di «disereda­re » i figli a favore di fondazioni fa­miliari o benefiche, celebre il caso di Warren Buffett, uno degli uomi­ni più ricchi del mondo, che ha ri­servato 31 miliardi di dollari alla fondazione di Bill Gates insisten­do che i suoi tre figli avrebbero do­vuto farcela da soli. L’idea (un po’ sadica)del fonda­tore di Ikea di mettere addirittura «in gara» i figli per l’eredità facen­doli lavorare in azienda per vede­re chi fosse il più capace aveva strappato al più qualche sorriset­to. Basta però il coinvolgimento anche solo potenziale di Berlusco­ni per far cambiare tutto. La fazio­sità politica viene prima della logi­ca e del buon senso.