Aldo Grasso, Corriere della Sera 26/10/2011, 26 ottobre 2011
SE RIDLEY SCOTT RACCONTA LA STORIA
Chi ama i film western sa bene cosa sia e quanto sia stata importante la battaglia di Gettysburg. Chi ama film come Soldati a cavallo di John Ford o La notte brava del soldato Jonathan di Don Siegel ha la giusta sensibilità per capire il senso di quella carneficina. Tutto ebbe inizio il 6 novembre 1860 quando fu eletto presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln che dichiarò la fine della schiavitù, causando la secessione degli Stati del Sud che vedevano a rischio la loro economia, prevalentemente agricola. Il momento più importante della guerra di secessione fu, appunto, la battaglia di Gettysburg, in Pennsylvania, che fu combattuta tra l’1 e il 3 luglio 1863. Uno scontro che segnò definitivamente le speranze di vittoria degli Stati del Sud e fu teatro di una vera e propria ecatombe: il tasso di mortalità nel secondo giorno di battaglia toccò livelli spaventosi, più di una vittima al secondo.
Per commemorare il 150° anniversario della Guerra civile, Tony e Ridley Scott hanno confezionato una docufiction di rara efficacia (History, canale 407 di Sky, lunedì, ore 21). In realtà si tratta di un film, le cui scene di battaglia fanno invidia a tante celebri pellicole, intervallato da commenti di esperti: la sensazione è di trovarsi sul campo in mezzo all’Armata Potomac al comando del generale dell’Unione George G. Meade o confusi fra le truppe sudiste del generale Robert E. Lee (John Ford ci ha insegnato che bisogna sempre stare dalla parte dei perdenti).
«Gettysburg» racconta le tre giornate della battaglia, mostrando i combattimenti più cruenti all’arma bianca, le cariche di cavalleria, il ruolo dei cannoni. Spiega le tattiche dei due generali, i loro errori, la fine spaventosa di tanti soldati spesso mandati al massacro. Se qualche professore volenteroso registrasse questi programmi per poi mostrarli ai ragazzi, farebbe opera di alta didattica.
Aldo Grasso