Francesco Alberti, Corriere della Sera 26/10/2011, 26 ottobre 2011
ERIKA, LA REGINA DELLA DAMA CHE HA SOLTANTO SEDICI ANNI
«Ricordo il mio primo torneo, era il 31 gennaio 2006, avevo 11 anni, una cosa tra bambini...». Erika lo dice come se parlasse della notte dei tempi. Invece era l’altro ieri, sportivamente (e non solo) parlando. Cinque anni di gare e qualche milione di mosse dopo sono bastate a questa ragazzina valdostana, che parla come un libro stampato, frequenta il terzo anno del liceo scientifico e nel tempo libero lavora nel ristorante dei genitori a Saint Marcel (Aosta), per entrare nell’Olimpo della dama mondiale, conquistando il diritto, lei sedicenne e con 5 anni di gavetta, a sfidare tra una manciata di mesi uno dei monumenti della specialità: la turkmena Amangul Durdyeva, collezionista di titoli iridati, una che anagraficamente potrebbe essere sua madre e che ha fatto della damiera un mestiere, professionista a tempo pieno. Raccontano alla Federazione italiana (40 mila tesserati, associata al Coni, uno sport in tutti sensi, fanno perfino l’antidoping): «La Durdyeva è un tipico prodotto della scuola dell’Est dove la tradizione della dama è radicata sin dai tempi di Lenin, che, per lanciare nuovi talenti, dedicò addirittura a pedoni e scacchi uno dei tanti piani quinquennali...». L’unico che forse veramente funzionò.
Il piano quinquennale di Erika Rosso, invece, non è nato a tavolino, ma da un mix affascinante quanto misterioso tra cuore e cervello. Il modo in cui qualche giorno fa a Sanremo ha sbaragliato le avversarie (due turkmene e un’israeliana, tutte professioniste) ha lasciato a bocca aperta i responsabili della Federdama, che pure ne hanno viste di ogni genere: «Semplicemente strabiliante — raccontano —, pensavamo che la ragazzina partecipasse al challenge per fare esperienza e niente più. E invece ha letteralmente preso a pedinate le sue avversarie, conquistando con un turno d’anticipo la matematica certezza a giocare per il titolo mondiale femminile». Un carro armato: su 12 partite, ne ha vinte 11, pareggiandone una sola. Perfino il suo allenatore, Paolo Faleo, 33 anni, poliziotto, ma soprattutto gran giocatore di dama (campione italiano nel 2007), è rimasto di sasso, e ancora non si è ripreso: «Mai vista una cosa del genere, uno strapotere quasi imbarazzante, ma non scrivete che ha super poteri: ha talento e grinta da vendere, questo sì...». Chiedere ad Erika cosa è successo significa immergersi in quella apparente semplicità che spesso si nasconde dietro i grandi gesti: «Alla vigilia — racconta la ragazza con voce sicura, mai spavalda —, ero molto agitata. Non conoscevo nessuna delle mie avversarie. Poi è iniziata la gara ed è successo quello che mi succede sempre: tutto ciò che è attorno a me si spegne, viene come sospinto lontano, e io mi ritrovo sola, al buio, nella mia stanza, con la damiera di fronte...». Risucchiata in questo imbuto magico, che qualcuno chiama concentrazione e altri genialità, Erika ha tra l’altro dominato su un campo che non è il suo: «Era la prima volta — racconta il suo allenatore — che giocava la dama inglese, che ha regole diverse da quella italiana (il pedone può mangiare il damone e alcune caselle sono disposte diversamente, ndr), eppure pareva che la conoscesse da sempre...». Ora Erika, aspettando la fortissima Amangul, è tornata nella casa di Saint Marcel: «Mi alleno quasi due ore al giorno e studio moduli di gioco». E poi ci sono gli amici, Facebook, i pomeriggi all’oratorio. «Il mio sogno da damista? Essere la prima donna in Italia a conquistare il titolo di Maestro...». Maestro Erika.
Francesco Alberti