Malcom Pagani, il Fatto Quotidiano 25/10/2011, 25 ottobre 2011
C’È UN ULTRÀ A LECCE: È GALLIANI
Si gonfia, si tende e quasi implode. Diventa rosso pompeiano, porpora, infine violaceo come il Fantozzi alle prese con le “polpettine a 18.000 gradi”. Inizia a ballare su se stesso. Centrifuga ciò che rimane dei suoi 67 anni vissuti pericolosamente. Da geometra, prova a danneggiare la poltroncina dello stadio di Lecce. Quella, costruita dalle terrigne mani di Costantino Rozzi, resiste. Se solo potesse, Adriano Galliani si getterebbe dalla balaustra, come i tifosi della Fiorentina suggerivano spietati a Cecchi Gori mentre i vicini (che ne conoscono gli eccessi) lo trattengono bonari. Con Galliani, fin dai tempi di Marsiglia, non si sa mai. L’ultrà Adria-no è una fototessera segnaletica nota negli stadi di tutta Europa. L’unico “presidente” che non paga di tasca sua e a cui, di contro, è permessa ogni nequizia. Al Velodrome, davanti all’Olympique di Tapie, quasi un ventennio fa, costrinse la squadra a ritirarsi per una questione di lampade fioche e sconfitte impossibili da accettare. Lui, l’Osram del Milan di Berlusconi, si accende ad intermittenza e va in black-out se i risultati languono. All’epoca, la Champions si chiamava ancora Coppa dei Campioni. Il vigile Adriano si sistemò a bordo campo, superò di slancio la vigilanza e smaltì il traffico verso gli spogliatoi. Gianni Mura pronunciò parole chiare. “Il guaio di certe farse è che non fanno ridere. I primi a giudicare sono stati i tifosi del Milan. Che vergogna, hanno detto. Inutile aggiungere altro”. Per alcuni sarebbe stato l’epitaffio di una carriera.
NON PER GALLIANI, che è pirandelliano, multiforme e sulle proprie ceneri, di norma, accende un fuoco. Rassicurante quando comunica dal quartier generale ai sudditi: “Il presidente mi ha incaricato di farvi sapere che non solo rimane, ma lo fa con grande entusiasmo”. Altero e padronale se deve cazziare un giornalista o un amico. Accadde a Diego Abatantuono e peggio andò all’ex attaccante Aldo Serena, scettico sulla conduzione dell’arbitro Trentalange. “Si vergogni a dire queste cose, dovrebbe sapere che quel direttore di gara è anche impegnato nel sociale”. Fino alla minaccia feudale. “Quando giocherà il Milan, Serena non metterà più piede a San Siro”. Al povero Alessandro Alciato di Sky colpevole di aver sbagliato la definizione di “spettatore pagante” strappò il microfono in diretta e di fronte alla costernazione e al capo chino di quest’ultimo: “Ho sbagliato” infierì senza commuoversi: “Sì e molto”. Quando parla, è sempre in zona gaffe. Nel freddo e nel caldo, tra signore ingioiellate e omologhi in doppio petto, con il figlio, comunque in compagnia. La tribuna è la sua alcova, il suo mucchio selvaggio. Si fa brutalizzare e strattonare. Gode. Esulta e rischia di sentirsi male perché forse, l’obiettivo è cadere sul campo. Dare eternità all’istante. Rimanere a bocca aperta, senza fiato. Con la cravatta gialla di scaramanzia che gli stringe il collo e i colori, giù in fondo, sempre più sfuocati.