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 2011  ottobre 25 Martedì calendario

“C’È UN GOVERNO DRAGHI DEL CAZZO”

L’otto ottobre 2010 alle 18.10, la consueta conversazione tra l’ex dg della Rai, oggi amministratore delegato alla Consap, Mauro Masi e Gigi Bisignani illumina sugli affari collaterali del due. Qui si parla di orologi. (…) Bisignani: “Ecco, volevo dirti, mercoledì quella cosa che dicevamo cha da mesi, la rinviavamo, fai trovare qualcuno a casa, lì ho tre orologi”
Masi: “E non c’è dubbio, eh, è ovvio” Bisignani: “Mercoledì, mercoledì, va bene, organizzati”
Masi: “(…) ah, non avevo capito un cazzo, io (…) ora sono talmente preso perché mercoledì io ho il Cda, siccome sto a lavorare…(ride) (…) e siccome col consiglio sono connessi anche (…) anche i tre orologi perché dobbiamo mettere (…)”.
L’INTERVISTONA DI MASI
Il 28 ottobre del 2010, ancora Masi e Bisignani a colloquio. L’ex direttore generale della Rai lo informa di un’intervista concessa a Enrico Paoli di Libero: “Vedila (…) io l’ho rivista, l’abbiamo corretta (…)”. Il linguaggio come sempre è in bilico tra Oxford e l’Accademia della Crusca.
(…) Masi: “Ho fatto un’intervistona a Libero (…) oh, mi sono stufato di prendere schiaffi sempre, fammi reagire pure a me qualche volta, porca di quella troia (…)”.
Bisignani: “Va bene, ma in questo casino, ma cazzo”
(…) Masi: “Ed è un’altra cosa che mi sono rotto i coglioni che tutti mi chiedono la raccomandazione e cose, e poi destra, sinistra, centro e poi la frase è sempre quella: direttore, mi raccomando, resti tra noi (…) no, basta, mi sono rotto il cazzo anche perché qui (…) cioè stiamo come stiamo, non si sposta niente”.
Bisignani: “Ma non c’è dubbio”.
Masi: “Eh, bunga-bunga sopra e sotto (…)”.
Bisignani: “Bunga bunga è una roba proprio, sai, guarda” (...)
SCOPATE E OTTAVE MISURE
Il regista Paolo Sorrentino, ne “Il Divo”, dipinse meglio di chiunque altro la controversa figura di Paolo Cirino Pomicino. Battutista fenomenale, uomo di intelligenza e spregiudicatezza, giocatore d’azzardo passato indenne o quasi tra Repubbliche in decomposizione, by pass, feste danzanti e stanze del potere. ‘O ministro, come odiava essere chiamato, è vivo e lotta insieme a Bisi. Nella conversazione del 30 luglio 2010, i due discutono della guerra che vede contrapposti Gianfranco Fini e Berlusconi.
(…) Bisignani: “Lui è caduto nella trappola di Ignazio, di Gasparri e di Matteoli che hanno fatto fare a Berlusconi quello che loro non sono mai riusciti a fare e che avrebbero voluto fare contro Fini”. Pomicino: “ Sì, ma ti devo dire che il contributo che ha dato il Giornale…”.
Bisignani: “Ma pazzesco, ma sono matti!”.
(…) Pomicino: “Ora si incomincia la guerra (…) la casa di Montecarlo là (…) e quella che tu ti sei scopata, quello, questo, quell’altro (…)”.
Bisignani: “Finirà con un governo del cazzo di Draghi” (…).
(…) Pomicino: “Ma poi ti devo dire la verità, il vero nemico è l’altro, è il ministro” (Tremonti ndr).
Bisignani: “(…) che ha soltanto da guadagnarci in questa situazione”.
Pomicino: “(...) Devi sapere che io avevo fatto un pezzo su Libero, alcuni giorni fa sono stato chiamato a prima mattina da Marco Milanese (…) poi da Grazia Volo”.
(…) Bisignani: “(…) non c’è nessun collante, che lo stesso povero Letta non ha nessun tipo di ascendente in questo momento è in balia proprio (…) sai chi fa le trattative riservate in questo momento?(…) tale Silvia Rossi” (presumibilmente è la deputata Mariarosaria Rossi del Pdl ndr)
Pomicino: “E chi è?”
Bisignani: “Una che ha l’ottava misura” (ride) (…)
È LA STAMPA SCHIFEZZA
Il 3 settembre 2010 Pomicino e Bisignani commentano la battaglia di carta innescata da Feltri e Belpietro contro Fini e Fli. I toni che seguono, non lasciano spazio alle mediazioni. (…) Bisignani: “Ma dai, questi due cretini di Feltri e Belpietro fanno a gara a chi ce l’ha più duro, in mano a degli editori assurdi”. Pomicino: “Ecco bravo, esatto, esatto, ridicoli, inesistenti”. Bisignani: “Inesistenti, è una banda di pazzi che li aizza, senza… Berlusconi veramente se ne va finiscono tutti nel cesso” (…) . Per la cronaca Pomicino, sotto lo pseudonimo di Geronimo, collabora con Libero dopo aver scritto per il Giornale.
LAVITOLA, ANZI RAVITOLA
Il 24 settembre, Bisignani e Pomicino parlano di Lavatola. Il maresciallo in ascolto trascrive Ravitola, con prevedibili effetti comici (…) Bisignani: “È vero o finto questo documento? Ma questo cazzo di “Ravitola” chi è?” Pomicino: “Ravitola è un vecchio socialista che era poi insieme… era compagno di merenda di De Gregorio…” (…).
MONTEZEMOLO E L’AMICA
Inesausto frequentatore delle linee telefoniche di casa Bisignani è Luca Cordero di Montezemolo. Il figlio di Bisi lavora alla Ferrari. I due dialogano spesso, non senza utilità reciproche. Il 15 dicembre 2010, a pochi giorni dal Santo Natale, Montezemolo chiede un regalo. L’imprenditore che sogna il Terzo polo è alle prese con la più classica tra le richieste di raccomandazione. Rivolgersi a Bisignani gli pare normale. Montezemolo: “Ciao, come va?”. Bisignani: “Bene e tu?”. Montezemolo: “Abbastanza bene, abbastanza bene”. Bisignani: “Dove sei? Io..tu stai a Roma oggi?”. Montezemolo: “No, sono a Maranello perché?”. Bisignani: “No, no, perché così facciamo il punto, perché io adesso”. Montezemolo: “No (…) no, ti volevo dire, io sono a Roma venerdì, tu ci sei?”. Bisignani: “Eh, venerdì, così ci vediamo”. Montezemolo: “Sì e senti, mi dovresti fare una cortesia”. Bisignani: “Sì certo” Montezemolo: “Dovresti chiamare quella persona per la televisione....”. Bisignani: “Sì, sì, sì, sì”. Montezemolo: “Che io ti ho segnalato, la puoi chiamare?”. Bisignani: “La chiamo subito (…) la chiamo oggi stesso”. Montezemolo: “Venerdì ci vediamo a voce dieci minuti...ciao”. Bisignani: “Sull’Rcs sei stato bravissimo”. Montezemolo: “Sì, oh, mi raccomando che il nostro amico banchiere non molli perché… (…) lui mi è venuto dietro” (…).
ITALO E LE BUONE MANIERE
Il parlamentare di Futuro e libertà Italo Bocchino è buon amico di Luigi Bisignani. Qui, il 16 settembre 2010, discutono di finanza, millanterie e rapporti con l’Eni. Bisignani: “Senti, volevo dirti due cose, a proposito di ragazza, l’altra ragazza, quella di tanto in tanto parliamo, Luca De Sio è una persona sua?” Bocchino: “Ah…, è stato compagno d’infanzia, che…”. Bisignani: “Allora digli…perché lui sta facendo una serie di telefonate a delle persone abbastanza autorevoli a nome suo”. Bocchino: “Uhm”. Bisignani: “Allora è una roba”. Bocchino: “Però lui ha un margine di pericolosità. Io gliel’ho detto”. Bisignani: “Eh..allora tu diglielo da parte mia (…) Ha chiamato una serie di persone (…) e poi tra l’altro senza avvertire un cazzo di nessuno, la gente rimane abbastanza...”. Bocchino: “Ma dove? In che ambienti. Bancari, politici (…) imprenditoriali”. Bisignani: “È l’ente più grosso amico mio” (…).
ARPISELLA FOREVER
Già nella storia minima dell’Italia recente per essere stato involontario protagonista dell’affaire Emma Marcegaglia-Nicola Porro, Rinaldo Arpisella, direttore della comunicazione della Presidente di Confindustria, si intrattiene al telefono con Luigi Bisignani. Accade il 17 settembre 2010, di pomeriggio, un mese prima che deflagri il caso delle minacciose telefonate di Porro (vicedirettore del Giornale) allo stesso Arpisella. Il profilo di Emma Marcegaglia si intravede anche dietro il velo di questa conversazione. Arpisella: “Gigi, caro, come stai?”
Bisignani: “Bene, tu?”
Arpisella: “Eccoci qua, scusami, ieri sera ho visto la tua telefonata tardi, ho provato a richiamarti”. (...).
Bisignani: “Dunque il problema è questo, che la nostra assieme a quello di Siena ha fatto una ‘cacata’ pazzesca, perché ha scritto direttamente lei al capo di Londra di questa organizzazione, raccomandando il nostro amico di cui lei...”.
Arpisella: “Certo”.
Bisignani: “E per quel tipo di autorità, un intervento del genere di un’associazione e di una banca, è di quanto di peggio ci potesse stare al mondo (…) l’hanno preso praticamente a schiaffi, gli ha chiesto: ma che ‘cazzo’ è questi che scrivono, perchè vengono presi come un’ingerenza pazzesca, diceva: mi avesse scritto il mio presidente della Consob italiana dicendomi... era un conto, ma due signori a noi totalmente sconosciuti. (…) sai fosse stato la Banca d’Italia (…) un organo isti...il Ministro del Tesoro, ma non un’associazione privata di industriali che mi raccomanda uno, per cui si è messa malissimo (…)”.
Arpisella: “Si, ma guarda (...) Emma mi ha detto: ma sì, tu eri venuto chiedermelo, eccetera, eccetera, no, lei ci tiene tanto, io lì per Iì non volevo farmi vedere cosi, a me - inc,- anche questa cosa (…)”.
Bisignani: “Sì,ma voglio dire, ma pure se lei, scusa, ma come ‘cazzo’ Ie viene in mente di scrivere (…) Cioè sono senza parole, perché probabilmente gliel’avrà suggerito quello, assieme al banchiere” .
Arpisella: “Sicuramente gliel’ha suggerita lui, sicuramente gliel’ha suggerita lui, guarda, ti dire, purtroppo Confindustria è fatta cosi, no, cioè capisci? Arrivano Iì e dice: bah, tanto... al limite, no, sai come si dice tra noi giornalisti, cinque righe non si negano a nessuno, no, ecco, no...” (…).
LA GIORNALISTA È FIGA, MA…
Intrattengono stretti rapporti anche Aurelio Regina, presidente degli industriali di Roma e del Lazio e Bisignani. In questa telefonata del 16 settembre 2010 alle ore 19,03, Bisignani gli rimprovera il tono di un’intervista concessa a Repubblica. Nel giorno della nomina a presidente della Camera di Commercio di Roma di Giancarlo Cremonesi lui si ritaglia un ruolo pubblico di “grande manovratore”. Ma Bisi non è d’accordo, perché, chiosa è nel “livello di cose importanti che si fanno e che, soprattutto quando si fanno, non si dicono”. Regina si difende addossando la colpa alla giornalista.
Regina: (…) “Alle otto e mezza tornando, ma poi ha sbagliato l’intervista proprio, non ho detto quelle cose, infatti oggi mi sono preso ...(…) È una brava ragazza, va bene, anche figa, però è scema come una cucuzza, non c’è... (…) Ma l’ho fatto perché: il mio ufficio stampa mi ha premuto... dice: sai, non rilasciamo mai un’intervista, dai, facciamola, questi ce la chiedono tutti i giorni... allora gliel’ho fatta anche perchè capisco che loro hanno bisogno di dare qualcosa per avere qualcosa (…)”.