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 2011  ottobre 25 Martedì calendario

ECCO A COSA SERVE IL DECRETO: A SISTEMARE L’EREDITÀ DI B.

Tutto è avvolto nel semi-buio in questo eterno tramonto di Silvio Berlusconi, persino il Decreto Sviluppo. Il nuovo busillis, come si sa, è quello della riforma delle pensioni su cui non c’è accordo tra Silvio Berlusconi, che la vorrebbe in ossequio alle direttive europee, e la Lega che non ci pensa nemmeno. Il Consiglio dei ministri di ieri
sera si è concluso con un nulla di fatto, ma le trattative continuano: forse il governo si riunirà anche oggi, forse no, la confusione regna sovrana. La base d’asta, per così dire, corre su due direttrici: velocizzare l’adeguamento dell’età di uscita dal lavoro per le donne del settore privato (che arriverà a 65 anni solo nel 2026) e rallentare la corsa alle pensioni di anzianità. A questo proposito è stato rispolverato, finora senza successo, anche una sorta di “scalone Maroni” (una legge abolita dal governo Prodi) per portare l’età minima – tra soglia anagrafica e finestre di uscita – a 62 anni per tutti, anche per chi ha 40 anni di contributi. Al netto della questione pensioni, che già è un romanzo di suo, restano però indefinite pure le misure per la crescita. Ieri, ad esempio, è circolata l’ennesima bozza del testo fantasma, uscita dal ministero del Tesoro per essere smentita poi da quello dello Sviluppo economico (e informalmente, in serata, pure dallo stesso Tesoro). Il contenuto, d’altronde, era decisamente imbarazzante. Tra le altre cose, c’erano la bellezza di 12 condoni/sanatorie, praticamente – escludendo il condono tombale bocciato dalla Ue – tutto il menu già messo in campo dallo stesso Berlusconi nel 2002-2003: dal concordato alla definizione agevolata del contenzioso con lo Stato, da una sanatoria sui tributi locali (una novità) a proroghe di due anni per chi non avesse dichiarato l’Iva o evaso le imposte su successioni e/o donazioni, dal perdono dietro modesto obolo per le dichiarazioni incomplete a quello per i ritardati od omessi pagamenti al fisco. Non mancavano nemmeno due grandi classici: il condono per il canone Rai (50 euro per ogni anno evaso) e quello per le affissioni abusive dei partiti.
QUANTO al resto, in questa bozza di Decreto Sviluppo, di sviluppo ce n’è pochino, però vi si leggono un sacco di cose strane. Almeno due, per dire, hanno fatto pensar male molti: una modifica delle leggi in tema di eredità per i figli e un’altra riguardante il cosiddetto “patto di famiglia”. Non che si voglia affermare che trovino la loro giustificazione in certe beghe familiari del Cavaliere-Veronica, i tre figli di Veronica che vorrebbero avere in futuro lo stesso peso “azionario” dei due fratelli di primo letto, problemi ereditari sparsi – come fa quel malpensante del dipietrista Borghesi, però certo un sospettuccio viene. Cosa prevedono, infatti, le due norme? La prima cambia le regole della cosiddetta eredità “legittima” a favore dei figli: a oggi i 2/3 della cifra passa dal de cuius ai pargoli in parti uguali, mentre la bozza del decreto sviluppo prevede che quei 2/3 siano divisi in parti uguali solo per metà, il resto potrà essere attribuito dal genitore a uno o più figli come crede meglio. Se uno, per fare un esempio, avendo cinque figli, volesse premiarne due, potrebbe farlo senza problemi.
QUESTO non è, peraltro, l’unico cambiamento in materia ereditaria presente nella bozza: una novità c’è pure per il cosiddetto “patto di famiglia”, lo strumento con cui un imprenditore può trasferire, in tutto o in parte, la propria azienda o le partecipazioni azionarie ad uno o più discendenti. Il testo del decreto diffuso ieri, infatti, si preoccupa del caso che il proprietario muoia senza aver assolto alla bisogna: ebbene un terzo, nominato dal trapassato, potrà indicare il beneficiario tra una lista di persone già pronta (magari i cinque figli, se si vuole restare all’esempio precedente). Non di sola eredità, però, vivono i decreti sviluppo: il governo infatti – oltre a incentivare il lavoro giovanile, femminile e i contratti di apprendistato, ad agevolare la costruzione di opere pubbliche e la vendita del patrimonio immobiliare pubblico e mille altre cosette – ha pensato bene pure di dichiarare i cantieri della Tav “aree di interesse strategico nazionale”. Tradotto vuol dire che chi blocca i lavori o si introduce nel cantiere rischia l’arresto da tre mesi ad un anno o un’ammenda fino a 309 euro per “ingresso arbitrario in luoghi ove l’accesso è vietato nel-l’interesse militare dello Stato”. Militare?