Marilena Pirrelli, Il Sole 24 Ore 25/10/2011, 25 ottobre 2011
ORA I GIOIELLI VANNO A RUBA IN ASTA
Sono i migliori amici delle ragazze, ma anche degli investitori. Diamanti, gioielli e orologi d’oro fanno scintille in asta, ma anche in Borsa e, naturalmente sul mercato dei metalli preziosi. Sono le tre buone ragioni perché questi preziosi sono diventati beni rifugio di garanzia in questa fase difficile dei mercati.
Un’indagine dell’Area Research di BMPS sull’«Investimento in preziosi: beni rifugio d’eccellenza», sintetizza i risultati dell’ultimo quinquennio delle principali aste internazionali di gioielli e preziosi di Londra, New York, Ginevra e Hong Kong. L’indice MPS Jewels Index ha registrato un incremento dei valori di aggiudicazione del 160,8% negli ultimi cinque anni e del 16,5% nell’ultimo anno. «Il comparto, per sua natura anticiclico e sensibile al rialzo dei prezzi dei metalli che costituiscono il sottostante, vive un momento di grande euforia, così come appare buona la tenuta dell’industria del gioiello italiana e l’andamento in Borsa del gioiello di lusso» spiega Pietro Ripa dell’Area Pianificazione Strategica, Research & IR di Banca Montepaschi.
Il successo del segmento è da attribuire a due motivi principali: il gioiello è considerato un bene rifugio di garanzia e il valore del sottostante (oro, argento e diamanti) è cresciuto sensibilmente nel periodo considerato. La stabilità del segmento è data dai tassi medi d’invenduto nelle aste dedicate ai gioielli: 21,4% per lotto e 17,6% per valore nell’ultimo quinquennio. E sono soprattutto le pietre preziose a riscuotere il maggior successo: qualità superiore, colorazione particolare come il Birmano per i rubini, il Kashmir per gli zaffiri e il Colombiano (Muso) per gli smeraldi. «Sulla piazza newyorkese sono apprezzati soprattutto i diamanti di grande caratura bianchi, come pure le grandi pietre di colore e i diamanti colorati» osservano gli esperti di Bmps. I gioielli degli anni ’20 e ’50 sono molto graditi sia nel vecchio sia nel nuovo Continente. Il mercato inglese è più orientato verso i diamanti a "taglio cushion". In Italia si afferma sempre più l’interesse per i gioielli d’epoca, naturalmente le firme, note a livello internazionale, aggiungono valore al gioiello. Ed è un diamante a taglio cuore di 56,15 carati, colore D IF, con le cosiddette 4 C: colore (Color), purezza (Clarity), taglio (Cut) e caratura (Carat) ad aver strappato il nuovo record mondiale in asta da Christie’s il 18 maggio scorso per 10.946.422 dollari (195mila dollari per carato).
Se poi si osserva il valore del metallo sottostante l’oro, al pari dell’argento, è estremamente appetibili come beni rifugio: «Negli ultimi cinque anni il metallo giallo è cresciuto del 144,4%, l’argento del 218,2% e i diamanti del 55,2%». E se nell’attuale congiuntura macroeconomica è normale assistere a improvvise e violente cadute dei prezzi, gli analisti sono ottimisti: «la forte domanda di gioielli proveniente da Cina, India, Stati Uniti sosterrà ancora i prezzi».
Anche in Borsa i preziosi – analizzati attraverso l’MPS Jewels Market Value Index, composto dai titoli del lusso che hanno una produzione di jewellery (Damiani, Bulgari, LVMH, Hermès e Dior, Richemont e Tiffany & Co.) – hanno registrato una buona tenuta: da gennaio 2007 a settembre 2011 l’indice Mps Jewels è cresciuto del 28,4%, mentre quelli borsistici per la gran parte sono stati negativi, invece da inizio anno a oggi ha risentito della difficoltà dei listini.