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 2011  ottobre 25 Martedì calendario

EDISON, NO ITALIANO ALL’OFFERTA EDF

Edf spariglia le carte su Edison. A pochi giorni dalla scadenza per il divorzio tra Italia e Francia, il colosso energetico transalpino se ne esce con un proposta di separazione nuova di zecca. Molto diversa dall’impianto originario su cui finora si era ragionato, ma soprattutto che suona come un blitz sull’energia italiana. Tanto da scatenare l’ira degli italiani, che hanno bocciato il piano e hanno convocato d’urgenza un summit per oggi. Torna così in alto mare il nodo del riassetto Edison e la storica compagnia si sgonfia in Borsa (-5,9% a 0,8 euro), per la delusione che i francesi non vogliono fare un’Opa.

La novità più grossa della controfferta, presentata ieri ad A2A, capofila degli italiani, e all’advisor Mediobanca, è che i francesi tentano l’affondo: offrono sì agli italiani di rimanere ancora soci di Edison, ma vogliono comandare e dirigere le scelte strategiche. Edf punta a rimanere al 50% (che già possiede, direttamente e indirettamente tramite la holding Tde) nella compagnia; ma con un socio industriale italiano (sia esso Delmi o qualcun altro) a questo punto in minoranza perchè si scioglierebbe il veicolo di controllo Tde. Il nodo dell’opzione put, attorno a cui si arrovellavano gli italiani, viene sciolto dando agli italiani la possibilità di vendere tra tre anni le loro azioni, evitando così che Delmi debba mettere in bilancio una pesante minusvalenza (con il titolo che quota 0,9 euro). Scompare anche lo spezzatino di Edipower, su cui invece c’era un accordo di massima per una spartizione. Ora invece il piano francese è che Edison si prenda tutta Edipower (oggi controllata al 50% da Edison e il resto da A2A, Iren e Alpiq) e in compenso conceda ad A2A, che ha il 20% di Edipower, e Iren (che detiene il 10%) un’intera società, Edens, che è il quarto produttore di energia "verde" in Italia. Così potrà nascere quell’auspicato polo delle rinnovabili che sta a cuore agli italiani (il terzo socio Alpiq, che però fa capo sempre a Edf, avrebbe invece un conguaglio cash per la vendita del suo pacchetto Edipower).

Tutto da rifare, dunque e l’esatto contrario dell’accantonato «Lodo Zuccoli» che mirava a portare Edipower tutta a controllo italiano: se non altro, l’uomo dei francesi, il cfo Thomas Piquemal, è uscito allo scoperto e per la prima volta da mesi ha calato le carte sul tavolo: la filosofia di Edf è di rassicurare che non ci sarà nessuna colonizzazione dell’energia italiana. «Non vogliamo avere il 100% di Edison ma preservare le radici italiane della società». Quello che da Parigi porgono, spiegano, è un calumet della pace accogliendo i desiderata dei soci italiani. C’è la concessione di una way-out sul 100% che finora mancava, ma manca il prezzo per l’uscita: sarà calcolato sul Mol di Edison a tre anni confrontandolo con quello di concorrenti quotati. La compensazione con Edens messa sul piatto da Edf, poi, accontenta «gli stakeholder di Edison» e il riferimento è alla politica e agli azionisti di A2A. Il tutto, però, a patto che non vi sia Opa. Ma questo punto è controverso (si veda altro articolo in pagina). «Offriamo tre benefici agli italiani: garantiamo la liquidità delle azioni Edison con l’impegno a comprare; offriamo la possibilità di partecipare alla crescita futura di Edison; concediamo tempo prezioso perché tra tre anni il mercato avrà recuperato i crolli e le azioni Edison varranno di più» chiosa Piquemal.

Un laconico comunicato di A2A ha lasciato intendere che per gli italiani non c’è alternativa alla bozza di marzo, ossia l’orginario piano di divorzio su cui le parti stavano cercando l’accordo. Fuori dall’ufficialità, gli italiani hanno rispedito al mittente l’offerta: più che assecondare i desiderata di Delmi, come sostengono i francesi, si tratta di un cambio di cavallo in corsa che non può essere accettato: «Non va assolutamente bene, è una proposta irricevibile» ha lamentato Graziano Tarantini il presidente del consiglio di sorveglianza di A2A. Per Bruno Tabacci, l’uomo dei numeri Comune di Milano (uno dei soci forti di A2A) che aveva bocciato il Lodo Edison, quella di Edf è addirittura «una boutade da rinviare al mittente».