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 2011  ottobre 25 Martedì calendario

«RIFORMA STRUTTURALE DI LUNGO PERIODO»

Da un insieme di operazioni di valorizzazione, razionalizzazione e dismissione del patrimonio pubblico si potranno ottenere circa 200 miliardi di euro di entrate extra tributarie nei prossimi vent’anni: un incasso che consentirà di abbattere lo stock del debito pubblico tramite le alienazioni di immobili, valorizzazione di concessioni, riordino e privatizzazione di partecipazioni e migliore riscossione dei crediti pubblici, e con un intervento indiretto strutturale sull’avanzo primario. Ma Edoardo Reviglio, esperto della materia consultato dal ministro Tremonti, relatore sul patrimonio al Mef e professore all’università Luiss, mette in guardia chi si aspetta dal gigantesco patrimonio pubblico un’altrettanto gigantesca e miracolosa operazione one-off per ridurre il debito. «Sarà un’azione graduale, costante, penetrante, distribuita negli anni, con positivi effetti strutturali e permanenti sia sul conto economico che sulla riduzione del debito pubblico, ma anche sulla crescita in quanto forte volano di attività economica. Nulla di miracoloso», ammonisce in un’intervista al Sole 24 Ore.

Come si arriva a un intervento da 200 miliardi?

Il ministero dell’Economia ha stimato un recupero pari a circa 9 miliardi all’anno, dal 2011 al 2030: 3,3 miliardi nella riduzione degli spazi utilizzati dagli uffici pubblici, 3 nella riduzione dei costi di gestione, 2,5 nell’aumento dei redditi delle concessioni, 1 nell’incremento della redditività delle società degli enti locali, 25-30 nella dismissione degli immobili non strumentali e 10 nella vendita dei diritti del Co2.

Non si presenta come un’operazione una tantum...

Si tratta di una riforma strutturale per la crescita attraverso il riordino e la migliore gestione dei beni della proprietà pubblica. Un’azione che ha un orizzonte temporale di medio e lungo periodo, con effetti fin dal prossimo anno, che potrà portare nelle casse dello Stato maggiori rendimenti dai beni che sono fruttiferi; minori costi di manutenzione dei beni mantenuti nella proprietà pubblica; proventi straordinari dismettendo quei beni che non servono alle funzioni pubbliche. Inoltre la riforma avrà effetti positivi su territorio e riqualificazione delle città.

Il patrimonio pubblico vale quasi 2.000 miliardi ma il beneficio sui conti sarà di 200: perché?

Il patrimonio pubblico nel suo complesso ha un valore di circa 1.800 miliardi, ma si tratta di un valore "teorico", in quanto una serie di beni, come le risorse naturali ed il patrimonio storico culturale, sono "fuori commercio" e quindi senza valore di mercato, sono state valutate con metodologie che seguono i criteri internazionali. Di questi 1.800 miliardi sono state isolate quattro categorie di beni, il patrimonio cosiddetto "fruttifero", su cui si concentra la valorizzazione. Si tratta di crediti, concessioni, immobili e partecipazioni. Il "patrimonio fruttifero" vale circa 700 miliardi. Attenzione. Non 700 miliardi di beni da vendere ma beni da valorizzare!

Sul patrimonio immobiliare, che è quello più ricco, si può ambire a solo 25-30 miliardi di incassi da dismissioni. Perché non di più?

Primo, gli immobili pubblici sono distribuiti da oltre 9000 amministrazioni (Stato, enti previdenziali, Regioni, Province, Comuni, università, Asl, enti pubblici centrali e locai e società pubbliche). Sono quindi dispersi e si richiede un grande impegno collettivo ed una forte condivisione tra tutti i livelli di governo. Secondo, dei circa 500-600 miliardi di immobili solo circa il 5-10 per cento non sono usati direttamente dalle amministrazioni proprietarie. Vi sono quindi circa 30-40 miliardi di immobili potenzialmente "liberi".

Come si arriva a 25-30 miliardi di dismissioni immobiliari?

Verranno soprattutto dagli enti locali che ne possiedono più dell’80%, e viste le difficoltà di bilancio dovute alla manovra d’estate, avranno un forte incentivo a censire, riordinare e valorizzare e dismettere i beni in eccesso alle funzioni pubbliche ed a liberare spazi con una certa rapidità, vista l’urgenza. Per fare questo avranno bisogno dell’assistenza di soggetti professionalmente ed "eticamente" capaci. Per molti di questi patrimoni manca un censimento, i beni richiedono un’ azione di due diligence amministrativa (titolo di proprietà, messa a norma, calcolo della metratura e delle particelle, definizione della destinazione d’uso e collocazione urbanistica, etc.). Ma vi sono anche altri patrimoni che potrebbero aggiungersi: le caserme ed i beni della difesa, parte degli alloggi dell’ERP (oltre 1 milione di alloggi), i beni in eccesso delle ASL e altro. Per avere successo, tuttavia, non basta solo un forte messaggio culturale ci vuole anche una regia a forte "intensità politica", l’avvio di un piano straordinario per il futuro del Paese e delle generazioni future.