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 2011  ottobre 26 Mercoledì calendario

Come può una musicista di 48 anni averne alle spalle trentacinque di carriera? Semplice: basta debuttare a 13 anni, magari con Herbert von Karajan e i Berliner Philharmoniker

Come può una musicista di 48 anni averne alle spalle trentacinque di carriera? Semplice: basta debuttare a 13 anni, magari con Herbert von Karajan e i Berliner Philharmoniker. È la realtà di Anne-Sophie Mutter, indiscussa signora del violino che appunto nel 1976 ha inaugurato una fulgida vita in musica. Deutsche Grammophon la celebra con un box di 40 Cd, più un disco di prime registrazioni di Rihm, Penderecki e Currier. La carriera della Mutter iniziò addirittura a 11 anni, quando incise la Sonata per violino solo di Prokofiev. Da allora ha suonato tutto: da Mozart a Bernstein, da Brahms a Berg, da Vivaldi a Gershwin. E ancora tanto vorrà suonare, vista la sua tendenza a esplorare il repertorio contemporaneo e visto che molti compositori scrivono, e tanto, espressamente per lei. La bambina prodigiosa degli esordi è oggi una signora bella e sicurissima di sé che parla a una velocità incredibile e programma tutto: «Ho in progetto già tanti pezzi contemporanei: Boulez, Previn, Walton… Ma continuerò anche con i classici, perché suonare Beethoven adesso è molto diverso da venti anni fa». Lei però non ha iniziato con il violino… «Avevo fin da subito manifestato la volontà di suonare il violino. Chiesi ai miei genitori di poter prendere lezioni. Ma c´era un vicino di casa che suonava il violino malissimo. Per i miei genitori era insopportabile. Così mi fecero iniziare col pianoforte. Ma li convinsi dopo pochi mesi che il violino era il mio strumento. Così me ne regalarono uno. Avevo cinque anni e vinsi il mio primo concorso a sei: lì ho deciso che sarei diventata una musicista. Il violino mi fa sentire più vicina al suono che produco, il contatto con le corde e il gesto mi danno l´impressione di poter plasmare la musica». Quando lei cominciò la musica il rock imperversava… «Il rock è da sessant´anni la musica contemporanea dei nostri tempi. Sono stata anche io fan dei Beatles dei Rolling Stones e di Elvis Presley come tutta la mia generazione. Ma la musica classica ha catturato la mia attenzione perché la si ascoltava molto in casa e perché mi è sempre sembrata più eterna». Qualcuno ritiene che la musica classica tenda all´estinzione. Lei che ne pensa? «Non parlerei di morte della cultura classica, piuttosto della morte dell´educazione della mancanza di istruzione musicale a scuola. La musica classica è come il Colosseo: è li da secoli e ci sopravviverà. Quello che non si deve perdere è la capacità di apprezzare e praticare l´arte. E soprattutto non bisogna farla diventare un bene di lusso, come sta succedendo. L´arte è una necessità, serve all´essere umano». La sua vita sentimentale si è mescolata spesso a quella professionale. Chi è la persona più importante della sua vita? «A venti anni era più facile rispondere. Alla mia età le persone che contano sono troppe. Di certo i miei figli. Sicuramente Karajan. Ma credo che la persona a cui sono stata più legata è stata la mia insegnante appena scomparsa Aida Stucki, mia grande amica e anche mio primo mentore nel mondo musicale». Lei esegue molta musica contemporanea. Cosa chiede ai compositori oggi? «Se si guarda ai pezzi che eseguo io, si capisce che la mia scelta va a quei compositori che scrivono musica piuttosto che "esperimenti", composizioni che abbiano un messaggio emotivo, in cui è chiara l´orchestrazione. Compositori come Rihm o Lutoslawski hanno scritto musica che si connette a noi, come quella di Bach si connette a un bambino. Dal canto mio ascolto molto jazz. Oltre a piacermi credo che i musicisti classici possano imparare molto dalla tecnica improvvisativa».