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 2011  ottobre 25 Martedì calendario

Occhio a Gattuso «Vedevo quattro Ibra ora lotto per tornare» - La maglia dedicata a Marco Simoncelli davanti ai mi­crofoni («l’Italia intera lo piange con affetto»), l’occhio sinistro pa­ralizzato liberato della benda e protetto solo dagli occhiali corret­tivi, al suo fianco Rodolfo Tavana, il medico del Milan diventato un inseparabile partner

Occhio a Gattuso «Vedevo quattro Ibra ora lotto per tornare» - La maglia dedicata a Marco Simoncelli davanti ai mi­crofoni («l’Italia intera lo piange con affetto»), l’occhio sinistro pa­ralizzato liberato della benda e protetto solo dagli occhiali corret­tivi, al suo fianco Rodolfo Tavana, il medico del Milan diventato un inseparabile partner. Ecco Rino Gattuso per la prima volta in pub­bli­co disposto a parlare del suo ul­timo nemico sconosciuto: appun­tamento a Milanello con giornali e tv per spazzare via dal cielo gri­gio di Carnago le voci di un immi­­nente ritiro, di una resa, sostantivi impossibile da declinare col suo temperamento di guerriero. Gat­tuso è uscito, finalmente, dal suo cupo isolamento e ha trovato la forza e le parole giuste per guarda­re in faccia alla vita e raccogliere la sfida del destino un po’ carogna. Altrimenti che calabrese sarebbe, che combattente sarebbe. Deve resistere altri quattro mesi, per ora. Il medico. Prima di lui, le spie­gazioni tecniche firmate da Rudy Tavana,il medico puntiglioso.«Ri­no ha avuto la paralisi del sesto nervo ottico, vede bene, dieci deci­mi la vista, è paralizzato il nervo che muove il muscolo dell’occhio sinistro. Abbiamo dapprima escluso le ipotesi più gravi: non c’è un tumore, nè un ictus, nè un fenomeno degenerativo. Abbia­mo­quindi interpellato gli speciali­sti in tutto il mondo, a Miami il pro­fessor Coscarella che parla italia­no e poi il Besta di Milano, Pavia e il prof. Campos. Adesso Rino si sta curando con infiltrazioni di botuli­no. Il 25% di questi fenomeni non ha una causa riconosciuta e si ri­solve naturalmente. Tutti i medici interpellati sono concordi nell’at­tendere la scadenza dei sei mesi prima di procedere all’intervento chirurgico. Nessuna parentela con il caso Davids». Il fenomeno. Poi il racconto, molto toccante, in presa diretta fir­mato da Rino. «Quattro giorni pri­ma di giocare contro la Lazio, in una pausa dell’allenamento, ho chiamato Tavana : vedo delle mac­chie, gli ho detto. Lui ha fissato al volo una visita di controllo per il lu­nedì successivo e mi ha ripetuto cento volte di non giocare. Non gli ho dato retta. Quei 20 minuti con la Lazio sono stati drammatici: sembravo reduce da una sbornia. Vedevo Ibra in quattro posizioni diverse, già non ho piedi buoni, co­me facevo a dargli la palla nella po­sizione giusta ? Perciò mi sono scontrato con Nesta: non l’ho vi­sto proprio Sandro. In questi 45 giorni ne ho sentite di tutti i colori, la verità è che sto lottando con un uomo misterioso, ma vado avan­ti, non mi arrendo. A gennaio avrò 34 anni e se posso allenarmi c’è po­c­a gente in giro che riesce a metter­mi i piedi in testa. Il prof. Campos mi ha rassicurato: nelle ultime set­timane un certo miglioramento c’è stato. Perciò mi vedete a Mila­nello, tutti i giorni corro 10 chilo­metri, partecipo alla vita della squadra». Il peggio. «Certo, sulle prime, ho temuto il peggio, non pensavo al calcio, pensavo ai rischi, ai miei figli. Ho messo in croce il dottor Ta­vana, lo chiamavo a tutte le ore, an­che alle 2 di notte per raccontargli delle sensazioni. Lui ha compro­messo il primo matrimonio per se­guire Van Basten, spero che per colpa mia non vada in frantumi il secondo! All’inizio è stata durissi­ma, specie al mattino quando mi svegliavo. Aprivo l’occhio buono, poi quello paralizzato sperando in un miracolo. In quelle condizio­ni non puoi accompagnare i figli a scuola, non puoi guidare. Non fos­si stato così forte, di testa, sarebbe stata durissima superare la prima fase. Anche perchè ho pensato a tutti quelli che non hanno i soldi per pagare gli specialisti, a quelli che non hanno dietro il Milan. L’anno scorso ho fatto 2-3 stronza­te, potevo evitarle ma quando va­do in giro incontro l’affetto della gente che mi considera una perso­na vera». La promessa. «All’inizio mi so­no chiuso a riccio mentre tutti mi dicevano, da Galliani a Tavana, che dovevo invece uscire allo sco­perto. É stato strepitoso Galliani nei giorni in cui ho temuto di smet­tere col calcio. Mi ha detto: “ricor­dati che se anche dovesse succe­dere, abbiamo bisogno di te in al­tri settori”. Queste sono cose bel­le. Perciò vi dico: mi vedrete anco­ra, tornerò più forte di prima. Mi sento una parte importante del club, ho tanto entusiasmo da met­tere a loro disposizione». La presa in giro. «Vedere Gattu­so, il duro, con gli occhi storti fa un po’ ridere: lo ammetto. E qualche mio compagno ha pensato bene di sdrammatizzare il clima pren­dendomi in giro. Cassano e Ibra in prima fila hanno ironizzato sul problema. Antonio ora gioca me­glio? Se abbiamo trovato il giochi­no che lo fa divertire..».