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 2011  ottobre 25 Martedì calendario

Donne e uomini uguali. Nel raccontare balle - Non sappiamo chiedere scusa ma siamo bravissimi nell’inventa­re scuse

Donne e uomini uguali. Nel raccontare balle - Non sappiamo chiedere scusa ma siamo bravissimi nell’inventa­re scuse. Altro che lavoro, la no­stra è una Repubblica fondata sul­la bugia. Che - confessiamolo - in certi casi può regalare sensazioni inebrianti, ma che - se diventa un’abitudine - riflette solo perso­ne piccine, ancorché col naso lun­go. Chi infatti spara balle a raffica è tendenzialmente un fallito, uno che non sa (o non vuole) assumer­si le proprie responsabilità, un mezzo vigliacco, un aspirante quaquaraquà. Fandoniaman è un Superman sempre prodigo di giuramenti che non manterrà mai; si diverte così, poverino: illudendosi di prendere in giro la gente che finge di credergli ma, in realtà, lo com­patisce. Stiamo usando il genere maschile, però la cosa vale pure le donne. Una percentuale che è esattamente fifty-fifty. Almeno questo è il responso di una ricerca SWG commissionata da Unibet, leader europeo dei giochi on line. Differenze geografiche? Nessu­na: l’esercito dei «cazzari» è uni­formemente distribuito da nord a sud, isole comprese. E la fantasia, nell’inventare panzane è senza confini: «Scusa il ritardo, ma sai, ho incontrato un vip per strada e ho perso tempo per l’autografo»; «Mi si era impigliato il vestito nel­la portiera e sono corsa a cambia­lo »; «Mi sono entrati i ladri in ca­sa » e via frottolando. L’indagine, realizzata su un campione di 700 individui tra i 18 e i 64 anni, dimostra infatti come agli italiani le bubbole piacciano «divertenti e creative». Fatto sta che il 17% della popolazione è un professionista della fanfaluca, mentre il 52% mente solo «qual­che volta ». Il web sembra essere la fonte di ispirazione primaria del­le ciance degli italiani, che nel 34% dei casi affermano di usare un social network per comunica­re una bufala. Ma le scuse non so­lo bisogna saperle inventare, ma anche reggere; e invece, il 16% am­mette di essere stato colto in fla­grante proprio in rete, perché col­le­gato mentre avrebbe dovuto pre­siedere un «impegno inderogabi­le ».In realtà gli italiani accampa­n­o storie farlocche per motivi quo­tidiani piuttosto banali: per evita­re riunioni o incontri (36%), per aver dimenticato un impegno (31%) o essere in ritardo ad un ap­puntamento( 28%). Il mal di testa per le donne (61%) e l’impegno di lavoro per gli uomini (43%), resta­no comunque le più gettonate; per i figli, invece, la colpa è natural­mente sempre dei professori (57%).Ma spesso la scusa serve non ad evitare un impiccio ma a fa­re in modo di non dover rinuncia­re a qualcosa cui si tiene partico­larmente. Ad esempio per poter vedere in santa pace una partita di calcio in tv, il 30% del campione maschile sarebbe disposto a met­tersi in ferie dal lavoro fingendosi malato; mentre le donne (35%), pur di seguire il concerto del can­tante preferito, si inventerebbero il solito mal di testa per bloccare gli approcci sessuali del partner. Che dire? Peggio per loro!