EFo, il Giornale 25/10/2011, 25 ottobre 2011
Santoro cambia nome Dai «Comizi d’amore» al «Servizio pubblico» - Non saranno comizi d’amore,cambia tutto
Santoro cambia nome Dai «Comizi d’amore» al «Servizio pubblico» - Non saranno comizi d’amore,cambia tutto. Basta con il titolo ammiccante e ironico-buonista, vagamente al traino di messaggi politici di parte avversa. Ora Michele Santoro punta alla concretezza impegnata e senza rimuovere l’omaggio a Pasolini lancia un nuovo titolo: «Servizio pubblico». Il nome è quasi scelto, a meno di altre sorprese, per la trasmissione che partirà il 3 novembre, alle 21, ma non sulla televisione pubblica, e nemmeno su La7 : verrà trasmessa da un network di canali locali, a partire da TeleCapri con visibilità anche su Sky . Santoro ha sciolto le riserve ieri chiacchierando con Radio24 . «La trasmissione si intitolerà Servizio pubblico , credo di sì», ha svelato. Dispiace per la mancata citazione pasoliniana: «L’intenzione di rendergli omaggio rimane e quindi qualcosa faremo». Ma «servizio pubblico sta avendo un grandissimo successo». Le puntate saranno l’una e l’altra cosa secondo l’ex conduttore di Annozero : «Un atto di amore nei confronti del servizio pubblico ». Dire che non andrà mai più in Rai «mi sembra una maledizione», spergiura, e anzi, il cuore batte sempre là:«L’ho detto e lo confermo, io sono della Rai ma non potevo continuare a lavorare contro la volontà del mio editore». Per Santoro, la confessione radiofonica è l’occasione per fare il punto sul suo rapporto di amore e odio con la Rai: gli ultimi tempi «erano uno stress psicologico enorme. Io non solo dovevo lavorare e fare profitti, ma poi dovevo difendermi coi miei soldi dalle aggressioni che l’azienda mi faceva, usando i soldi che noi stessi avevamo portato nelle loro casse». Dallo sfogo alla spiegazione del gran rifiuto, a La7 ,la mancata firma:«Al momento dell’accordo- ricostruisce il conduttore - è venuta fuori una richiesta di poter sottoporre ogni nostra azione della nostra trasmissione a verifiche del loro ufficio legale. Questo in violazione dei contratti che tutelano l’autonomia dei giornalisti». Altri hanno accettato senza troppe storie? «Gli altri - la risposta dell’ex fustigatore di Raidue - cercano di svolgere il loro lavoro al meglio. Io posso permettermi di ribellarmi a condizionamenti che tutti i giornalisti subiscono in Italia, sanno benissimo di subire ma non hanno la forza di portare in piazza». Lui, Santoro, si può «permettere» grazie «alla mia popolarità e alla mia età di affrontare un’avventura diversa».Ma è anche una battaglia, dice, altruista: «Io lo faccio anche per gli altri, anche per coloro che accettano questa situazione». È il sistema ad essere sfasato, Santoro non se la prende, sorpresa, in particolare con Berlusconi: «Solo in Italia si considera la politica arbitro dell’informazione ».Per rendere l’Italia «un Paese normale» si dovrebbe partire con l’ «allontanare i politici dall’informazione. Finche noi giornalisti non ci indigneremo vuol dire che saremo in una condizione di semilibertà». Lo stile del programma non sembra cambiare di una virgola rispetto al solito: di fronte a eventuali «intercettazioni di rilievo pubblico» se ne darà visibilità «con un atto di disobbedienza civile». E a proposito della definizione di «pornocronista» data dal premier ai giornalisti più appassionati alle feste di palazzo Grazioli, Santoro si definisce «un porno-cronista anche senza i materiali pornografici che Berlusconi spontaneamente fornisce alla cronaca. Le intercettazioni sono sputtanamento? Dopo aver visto la Merkel e Sarkozy che sghignazzavano, mi sembra che siamo abbastanza sputtanati a livello mondiale ».