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 2011  ottobre 25 Martedì calendario

Scandali e guai, l’autunno nero di Sarkozy - Gli scandali. I sondaggi a pic­co. Una campagna elettorale che si annuncia tutta in salita

Scandali e guai, l’autunno nero di Sarkozy - Gli scandali. I sondaggi a pic­co. Una campagna elettorale che si annuncia tutta in salita. Ride Ni­colas Sarkozy, ma la sua apparen­te euforia maschera le falle che si sono aperte in questi mesi. La na­ve della destra francese, in princi­pio un’ Invincibile Armata, po­trebbe colare a picco sconfitta nel duello elettorale con i socialisti di Francois Hollande. Solo qualche mese fa un ragio­namento del genere sarebbe stato considerato fantascienza, ma ora l’aria è cambiata,la crisi morde an­che i francesi, l’aria che si respira è quella di fine regime.Anche l’ulti­mo sondaggio, diffuso proprio ie­rida Liberation , non promette nul­la di buono: il 75 per cento del cam­pione interrogato giudica «per niente efficace» quel che il presi­dente ha fatto per contrastare i nu­meri di un’economia malata, con la Borsa, come peraltro quelle di tutta Europa, che balla pericolosa­mente sul ciglio del baratro. E in questo balletto a rischiare di più sono le grandi banche transalpi­ne che hanno fatto una scorpac­ciata di titoli tossici e fanno una fa­tica terribile a rimanere in piedi. Sarkozy sta cercando di pilotare l’Europa e il fondo salvastati in lo­ro soccorso, ma è una partita diffi­cile e incerta. Intanto il popolo interrogato da Liberation , certo un giornale di si­nistra ma pur sempre un termo­metro importante degli umori del Paese, registra come uno schiaffo le preferenze dei connazionali: il 48 per cento gradirebbe un cam­bio veloce, dentro il socialista Francois Hollande, fuori Sarkozy. Hollande, che ha appena vinto le primarie, sarà pure un uomo nor­male che non fa scintille e non e rappresenterà pure la sinistra co­siddetta molle, che non è un gran complimento, ma piace o comin­cia a piacere proprio per questo. Meglio il poco, meglio l’uomo che gira in scooter, allo strabordante presidente che alla prova dei fatti arranca. Giovedì Sarkozy sarà in tv per una trasmissione che di fatto apri­rà la sua corsa verso l’Eliseo bis. E dovrà fronteggiare i molti fronti aperti. Anzitutto gli scandali. Che rischiano di rovinare la sua scop­piettante immagine ancor prima della volata finale. L’ultima pagi­na l’ha scritta, con un’intervista al giornale online Mediapart ,unuo­mo d’affari: Dupuy Dauby. Dauby in sostanza accusa Sarkozy di esse­re il «commesso viaggiatore di lus­so »di quell’imprenditore e finan­ziere di successo che è Vincent Bolloré. Dauby punta il dito verso la Libia, lo storico cortile di casa per Parigi, e si ferma sulla Libia dal­la difficile transizione poi sul To­go, sul Camerun e su altri paesi. Per lui, Sarkozy, con un cinismo straordinario, avrebbe ricattato i dittatori africani facendo loro fra un viaggio e l’altro più o meno que­sto candido discorso: «O date gli appalti al mio amico Bolloré o la Francia vi molla al vostro incerto destino». Bolloré, per intenderci, è una potenza anche da noi in Ita­lia. È vicepresidente di Generali e consigliere di Mediobanca. Ora si scopre che avrebbe infettato an­che la politica estera di Parigi. Le accuse sono naturalmente tutte da dimostrare e potrebbero an­che essere il frutto avvelenato del­la vigilia elettorale, ma non vanno sottovalutate. E si legano ad altre vicende im­barazzanti, in corso d’esplorazio­ne da parte della magistratura. Su tutte la «saga» che ha come pre­sunta protagonista Liliane Betten­court, l’ereditiera dell’Oreal e la donna più ricca di Francia. La Bet­tencourt avrebbe finanziato ille­galmente la campagna elettorale di Sarkozy nel 2007, facendogli ar­rivare 150mila euro attraverso il ministro del lavoro Erich Woerth. La magistratura ha una gola pro­fonda d’eccezione: l’ex contabile della Bettencourt, Claire T., che ha raccontato in modo molto det­t­agliato quel che sarebbe avvenu­to. E Claire T. ha spiegato i rappor­ti a­mbigui fra il presidente e la Bet­tencourt anche ai francesi, che hanno letto le rivelazioni su Me­diapart . Sarkozy naturalmente si difende e dice: «Vorrei che il Pae­se si appassionasse ai grandi pro­blemi invece di farsi irretire da questo orrore». Ma le rivelazioni vanno avanti implacabili e coin­volgono l’Ump, il partito del presi­dente. E la popolarità del marito di Carlà scende vertiginosamen­te.