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 2011  ottobre 25 Martedì calendario

Il giallo dei dodici condoni: «Non si faranno» - Dodici condoni al pomerig­gio, nessun condono alla sera

Il giallo dei dodici condoni: «Non si faranno» - Dodici condoni al pomerig­gio, nessun condono alla sera. La fibrillazione sul decreto sviluppo è tale da provocare un pandemo­nio politico-mediatico, che co­s­tringe il ministro titolare del prov­vedimento, Paolo Romani, a una smentita ufficiale: «Notizie riguar­danti l’esistenza di dodici condo­ni, o di sanatorie, nel provvedi­mento a cui si sta lavorando al mi­nistero dello Sviluppo economi­co, sono del tutto infondate», scri­ve in una nota. A dar retta al ministro dello Svi­luppo economico, dunque, i con­doni n­on fanno parte dei provvedi­menti in arrivo per rilanciare l’eco­nomia. Ma allora come è possibile che persino la compassata agen­zia Ansa abbia messo in rete di­spacci assai dettagliati con l’elen­co delle sanatorie, che vanno dal­la regolarizzazione delle scritture contabili fino alla sanatoria per il mancato pagamento del canone Rai, al modico prezzo di 50 euro per ogni annualità dovuta? È un «giallo»? Oppure si tratta del soli­to «gioco delle bozze», che da tem­p­o immemorabile si verifica quan­do ci sono in ballo provvedimenti economici? In effetti di bozza si tratta, una delle tante spuntate in questi gior­ni. Nel«fetta fiscale»del documen­to (che si dice redatto non dal go­verno, non da Romani e men che meno da Tremonti, ma dai pidiel­li­ni Maurizio Lupi e Guido Croset­to) vengono puntualmente elen­cate le dodici sanatorie. Eccole: riapertura dei termini dal 30 set­tembre 2011 al 2 aprile 2012 per in­tegrare le dichiarazioni dei reddi­ti. Regolarizzazione delle scrittu­re contabili, con la possibilità di apportare variazioni nei bilanci o rendiconti chiusi il 31 dicembre 2010. Definizioni delle liti penden­ti, con il pagamento di 150 euro per quelle fino a 2.000 euro, e del 10% del valore della lite se superio­re a tale soglia. E ancora: accertamento con adesione, mediante il «sì» alle pro­poste dell’Agenzia delle entrate (sulle maggiori imposte non sono dovuti interessi e le sanzioni sono ridotte a un sedicesimo del mini­mo). Gli enti locali potranno ridur­re sanzioni e interessi sui ritardati pagamenti dei tributi. Definizio­n­e agevolata per le imposte di regi­stro, ipotecaria, catastale, su suc­cessioni e donazioni. Sui ruoli emessi sino al 31 dicembre 2010 i contribuenti possono estinguere il debito senza interessi di mora e versando il 25% dell’importo iscritto a ruolo. Sanatoria da 50 eu­ro per i canoni Rai non versati, con uno sconto superiore al 50%, e di 750 euro per i manifesti abusivi. Proroga di due anni dei termini per risolvere la violazione dell’ob­bligo di dichiarazione Iva. Nes­sun condono tombale in vista, al­meno per il momento. Ma la boz­za prevede la possibilità di un cu­mulo di condoni da parte del me­desimo contribuente. Tutto questo ben di Dio non sa­rebbe stato neppure valutato dal ministero dell’Economia e delle Finanze il cui titolare, Giulio Tre­monti, ha più volte detto esplicita­mente «no» a nuovi condoni. Inol­tre, l’Unione europea - la stessa che ci chiede di intervenire al più presto su sviluppo e conti pubbli­ci - ha già bocciato preventiva­mente i condoni, che sono tutt’al­tro che riforme strutturali; inoltre ha già condannato l’Italia per il condono 2002-203 sull’Iva. L’op­posizione ovviamente inorridi­sce, giudicando le sanatorie un «regalo agli evasori». Più che un giallo, insomma, la «saga dei dodici condoni»sembre­rebbe a primo acchito una bufala. Ma in queste ore concitate tutto, proprio tutto, può accadere. Ad esempio, è probabile che la sana­toria del canone Rai faccia davve­ro parte del decreto sviluppo, così come il condono a pagamento per «manifesto selvaggio». E fra i tanti condoni della bozza potrebbe so­pravvivere quello legato ai tributi locali. I partigiani di condoni, sa­natorie e concordati non manca­no, soprattutto nell’ala anti-tre­montiana del Pdl. Inoltre, è noto che il presidente del Consiglio, Sil­vio Berlusconi, preferisce comun­que l’idea del concordato, visto co­me un male minore, piuttosto che l’introduzione eventuale di una imposta patrimoniale, sollecitata a gran voce dai sindacati e dalla si­ni­stra in alternativa all’incremen­to dell’età di pensione, ma anche dall’Udc di Casini.