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 2011  ottobre 24 Lunedì calendario

Cazzillo, papello e ciaspola: il dialetto entra nel dizionario - Un nostro vecchio amico, che ci accompagna dal liceo e neppu­re nell’era informatica si sogne­rebbe mai di lasciarci, si ripre­senta puntuale e aggiornato per sostenerci nei momenti del bisogno

Cazzillo, papello e ciaspola: il dialetto entra nel dizionario - Un nostro vecchio amico, che ci accompagna dal liceo e neppu­re nell’era informatica si sogne­rebbe mai di lasciarci, si ripre­senta puntuale e aggiornato per sostenerci nei momenti del bisogno. Per la verità sono due, ma noi li abbiamo sempre considerati una persona sola,tan­t’è vero che diciamo «il Devoto-Oli». Buoni dizionari della lingua italiana ce ne sono parecchi, io personalmente simpatizzo Zinga­relli, ma senza offesa per nessuno il Devoto-Oli è la Cassazione. In qualsiasi controversia, l’ultimo grado di giudizio è il suo. Inutile di­re che l’edizione 2012 si adegua tranquillamente all’armamenta­rio moderno, con tutte le applica­zioni per iPhone, iPad e compa­gnia cantante. Eppure non è que­s­ta la vera novità del glorioso dizio­nario, che come un Gattopardo continua a cambiare per non cam­biare mai. La vera novità è che in mezzo all’inevitabile ondata del­le parole wow si assiste anche a una struggente proposta di mo­dernariato. Eccerto che troviamo nelle loro brave caselle i neologismi d’im­portazione, come click day, docu­reality, e-book reader, greeen eco­n o m y . Ovvio che ab­biano tro­vato la ca­n­onizza­zione lessicale anche gli ultimi vo­caboli del made in Italy, come agri­asilo, biopattumiera, bamboccio­ne, furbetto, quartierino, lenzuo­lata (doveroso omaggio a Scalfa­ri), milleproroghe (doveroso omaggio alla fermezza della no­stra politica), terzopolista (dove­roso omaggio ai voltagabbana). Tutto questo è normale, fa parte del gioco, da sempre un buon di­zionario è la Lampedusa della so­cietà: porte sempre aperte al nuo­vo che arriva. Pure troppo. Il colpo di vita, davvero, è che la lingua italiana di oggi si riguarda un po’ alle spalle,cercando di non perdere per strada le parole della tradizione. Persino dei suoi dialet­ti, dei suoi gerghi, dei suoi slang metropolitani. Come dimentica­re il giorno in cui salì al soglio dei dizionari il sarchiapone, che solo Walter Chiari fingeva di conosce­re, ma che da quel formidabile sketch anni Sessanta è diventato un lemma utilissimo. Come l’animale immaginario, anche il vocabolo non esiste in na­­tura, ma tutti lo usiamo e tutti sap­piamo cosa intenda dire. Oggi il Devoto-Oli dà il benvenuto al pa­pello e alla ciaspola, così lontani dall’e-book e dall’iPad. Entra il cazzillo, quell’arnese imprecisa­to, di cui non conosciamo il nome reale, ma che ci serve in quel preci­so momento. E poi lo scialatiello: come negare un posto alla glorio­sa pasta inventata dallo chef amal­fitano Enrico Cosentino negli an­ni ’60… Nel mondo della fisica nulla si crea e nulla si distrugge. Nella lin­gua funziona un po’ diversamen­te: tantissimo si crea, tantissimo si distrugge. Mette sempre un po’ d’ansia questa forsennata corsa dei linguisti a registrare tutto l’uni­verso delle espressioni moderne e futuribili. Che diventino un po’ anche archeologi è un’ottima co­sa. C’è un’Italia Nostra della lin­gua che merita d’essere salvaguar­data. Già che ci siamo, affiderei un compito molto arduo alla prossi­ma edizione: vengo dalla terra del Pota, mi piacerebbe che il nuovo Devoto-Oli affrontasse la missio­ne impossibile di chiarirlo per be­ne. Sui dizionari già c’è,ma nessu­no è an­cora riuscito a spiegare dav­vero come lo usiamo noi, da secoli e secoli.