Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 24 Lunedì calendario

«Opera in ritardo di 10 anni: abbiamo perso 70 miliardi» - La domenica della Val di Susa è scivolata senza incidenti

«Opera in ritardo di 10 anni: abbiamo perso 70 miliardi» - La domenica della Val di Susa è scivolata senza incidenti. «È un da­to positivo- afferma il sottosegreta­rio ai trasporti Mino Giachino ( nel tondo ) - i No Tav sono più isolati». Loro sostengono di avere il so­stegno di gran parte della popo­lazione. «Non è vero. Io trovo moltissime persone in Piemonte, e anche in Val di Susa, che vogliono la Torino-Lione. Hanno capito che questa è l’occasione della vita per rilancia­re l’economia della zona e un vola­no straordinario per tutto il Pae­se ». Non le pare di esagerare? Sulla Tav ci sono pareri contrastanti e un balletto di cifre che non fi­nisce più. «E allora le indico io un paio di numeri. Cifre sconvolgenti: il rac­conto del passato che abbiamo sprecato e del futuro che bussa. Noi a furia di chiacchierare e di non scavare i tunnel abbiamo per­so già diec­i anni e dieci anni valgo­no 70 miliardi di euro. Sette miliar­di l’anno, ovvero mezzo punto di Pil. Noi oggi cresciamo poco, ma con la Tav cresceremmo di più». Perché? «Perché la Tav è un pezzo del cor­ridoio 5, il mitico Lisbona-Kiev, l’unico ad attraversare trasversal­mente il nostro Paese, in particola­re la Pianura Padana». E questo cosa vuol dire? «L’Europa anche nei giorni scor­si ha ribadito l’importanza di dieci corridoi. Quattro toccano l’Italia, ma i primi tre- il Palermo-Brenne­ro- Berlino, il Genova-Rotterdam e l’Adriatico,salgono dal basso ver­so l’alto, l’ultimo, quello che do­vrebbe passare per la Val di Susa, incrocia gli altri tre, creando un’unica rete di trasporti». Quindi? «Quando saremo pronti otterre­mo un risultato straordinario. Le merci che arrivano via mare dalla Cina, ormai il nuovo motore del mondo, e dall’Asia, si fermeranno nei nostri porti: da Trieste a Vene­zia e Ravenna, da Genova e Savo­na a Livorno». Oggi? «Eh no, oggi vanno a Rotter­dam, ad Anversa, ad Amburgo. Og­gi perdiamo, per i ritardi del no­stro sistema logistico, il 30 per cen­to dei container destinati alla Pia­nura Padana e gran parte di quelli che puntano verso Svizzera, Au­stria, Baviera, altre zone d’Europa che aspettano solo di potersi servi­re nei nostri porti». Un attimo. Il 30 per cento del traffico verso la Val Padana pas­sa dai porti del Nord? «Questa è la realtà oggi. Convie­ne far sbarcare i prodotti a Rotter­dam e poi spedirli a Brescia o a Mi­lano. È una lacuna drammatica che non possiamo assolutamente trascurare. Qui si giocherà il no­stro sviluppo o il nostro declino. Pensi che questa rivoluzione, ac­compagnata da uno snellimento delle operazioni doganali, dovreb­be valere almeno 7 miliardi l’an­no ». Molti osservatori sostengono che la Tav sarebbe inutile. «Ma come si fa a dire una cosa del genere? La Tav riporterebbe l’Italia al centro dell’Europa e del resto l’Europa continua a ripetere che il corridoio 5 è una priorità. At­tenzione: queste cose non le urla il governo Berlusconi; no, ce le fa ca­pire la Ue e poi gli svizzeri, gli au­striaci, persino i tedeschi di Mona­co. Basta guardare una cartina per capire che Monaco è più vicina a Genova che non a Rotterdam». Lei immagina una rete di corri­doi che oggi non c’è. I suoi ragio­namenti non sono esercizi astratti? «No, siamo indietro, ma stiamo lavorando bene. Solo in Val di Su­sa ci sono contestazioni così cla­morose. Ed è un peccato perché la Tav porterebbe 150mila nuovi po­sti di lavoro in Italia. E di questi un terzo sarebbe in Piemonte. Per­ché rinunciare a 50 mila posti?». E i dieci anni di cantieri? E la polvere? E il caos? «Certo, ci saranno disagi, ma al­l­a fine anche benefici inimmagina­bili: un abbattimento dell’inquina­mento e del traffico: oggi in Italia le merci viaggiano al 90 per cento su gomma. Con il corridoio 5 e tutto il resto questa percentuale scende­rebbe di 70 punti. Dobbiamo de­congestionare le nostre strade: i treni sono silenziosi e sicuri. Porta­no merce e ricchezza. E fanno da volano al turismo che è il nostro pe­trolio. Con la logistica». Ma chi paga queste infrastrut­ture? «L’Europa ci ha promesso che coprirà il 30 per cento delle spese. Ma c’è una novità che pochi han­no colto». Quale? «Oggi questa percentuale è sali­ta. Dal 30 al 40 per cento. Non but­tiamo via questa chance».