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 2011  ottobre 24 Lunedì calendario

Ecco tutta la verità sui conti dell’Italia - Il governo Berlusconi IV ha ri­sanato i conti pubblici, conse­guendo l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013

Ecco tutta la verità sui conti dell’Italia - Il governo Berlusconi IV ha ri­sanato i conti pubblici, conse­guendo l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Il debito pubbli­co è stato ricondotto su un sentie­ro di progressiva riduzione. Nel 2014 avremo un avanzo di bilan­cio pari allo 0,2% del Pil, un avan­zo primario pari al 5,7% del Pil e un debito pubblico al 112,6% del Pil (Nota di aggiornamento al Def, 22 settembre 2011). Per realizzare questo obiettivo sono state appro­vate durante l’estate in tempi re­cor­d due importanti manovre di fi­nanza pubblica che comporteran­no una correzione del Deficit ten­denziale nel quadriennio 2011-2014 pari rispettivamente a 0,2%, 1,7%, 3,3% e 3,5% del Pil, os­sia circa 60 miliardi di euro a regi­me (Nota di aggiornamento al Def, 22 settembre 2011). Nel 2011 si prevede un avanzo primario consistente pari allo 0,9% del Pil. Nonostante l’aumento delle spe­se per il servizio del debito, questo consentirà la riduzione del rap­porto debito/Pil già nel 2012 (119,5% dal 120,6% del 2011) (No­ta di aggiornamento al Def, 22 set­tembre 2011). I dati relativi ai pri­mi otto mesi dell’anno sono coe­renti con questi obiettivi. FABBISOGNO DELLA PA E DEBITO IN DIMINUZIONE Nei primi otto mesi di quest’an­no­il fabbisogno delle amministra­zioni pubbliche al netto delle di­smissioni immobiliari è stato pari a 50,5 miliardi, inferiore di 2,2 mi­liardi rispetto al corrispondente periodo del 2010. Escludendo le erogazioni in favore della Grecia e la quota di competenza dell’Italia dei prestiti erogati dallo Europe­an Financial Stability Facility (Ef­sf), il fabbisogno si è ridotto di 6,3 miliardi (Ministero dell’Econo­mia e delle Finanze). Inoltre, l’in­cremento registrato nello stesso periodo dal debito delle ammini­strazioni pubbliche è stato pari a +56,7 miliardi, inferiore rispetto quello che si è avuto nello stesso periodo del 2010 (+78,4 miliardi). Ad agosto il debito è sceso nuova­mente sotto quota 1.900 miliardi (Banca d’Italia, Finanza pubbli­ca, fabbisogno e debito, 14 otto­bre 2011). CONTI PUBBLICI RISANATI L’azione di risanamento dei conti pubblici portata avanti dal governo Berlusconi non si limita solo agli interventi decisi nel 2011, ma parte da più lontano. L’Italia,infatti,ha affrontato gli an­ni della crisi internazionale con una gestione prudente e rigorosa così da limitare il più possibile l’inevitabile deterioramento dei conti pubblici. Tra il 2008 e il 2010 il rapporto debito/Pil è aumenta­to meno rispetto ad altri paesi. In Italia il rapporto è cresciuto di 12,7 punti percentuali, contro i 25,6 della Gran Bretagna, i 20,3 della Spagna, i 16,9 della Germa­nia e i 14 della Francia (Eurostat, General Government consolida­ted gross debt). FINANZE SOLIDE La dinamica degli spread dei ti­toli italiani rispetto al Bund si è mantenuta al di sotto di quella di molti paesi dell’area euro nel cor­so del 2010. Nel 2007, prima della crisi, lo spread Btp/Bund era pari a 20-25 punti; tra il 2008 e il 2009 lo spread è rimasto, a eccezione di un picco di 157 punti,nell’intorno dei 100 punti, valore su cui è rima­sto fino alla primavera del 2010. Lo spread è poi aumentato, rima­nendo però sotto la soglia dei 200 punti fino a luglio 2011. Negli ulti­mi mesi, in concomitanza con le turbolenze sui mercati finanziari, la forbice si è allargata con picchi superiori ai 400 punti base. Il dato sullo spread non tiene conto dei molti punti di forza delle finanze del sistema Italia: solidità del no­stro sistema bancario, basso livel­lo di indebitamento di famiglie e imprese e assenza di squilibri sul mercato immobiliare. SISTEMA BANCARIO IN SALUTE I cinque gruppi bancari italiani che hanno partecipato allo stress test europeo (UniCredit, Intesa San Paolo, Monte dei Paschi di Sie­na, Banco Popolare e UBI Banca) hanno superato con ampio margi­ne il valore di riferimento del 5%. Le banche coinvolte rappresenta­no oltre il 62% del totale dell’atti­vo del sistema bancario naziona­le. L’esercizio conferma l’adegua­tezza della capitalizzazione delle banche italiane e la capacità di as­sorbire l’impatto di un eventuale forte deterioramento delle attuali condizioni macroeconomiche e di mercato (Banca d’Italia,Comu­nicato stampa, 15 luglio 2011). DEBITO DEL SETTORE PRIVATO La posizione debitoria italiana è complessivamente solida. Nel 2009 il debito nazionale lordo (somma del debito pubblico e del debito di famiglie, imprese finan­ziarie e non) era pari al 337% del Pil, contro il 531% della Gran Bre­tagna, 371% della Spagna, 352% della Francia e 290% della Germa­nia. Sempre con riferimento al 2009, il debito del settore privato (somma del debito delle famiglie, delle imprese finanziarie e non) dell’Italia era pari al 221% del Pil, contro il 463% della Gran Breta­gna, il 318% della Spagna, il 274% della Francia e il 217% della Ger­mania. In particolare il debito del­le famiglie italiane era pari al 42% del Pil, contro il 103% per quelle britanniche,l’84%per quelle spa­gnole, il 63% per quelle tedesche e il 51% per quelle francesi (Def, 13 aprile 2011). Le famiglie italiane detengono oltre 9mila miliardi di euro di ric­chezza, cioè ogni italiano adulto ha in media una ricchezza proca­pite di circa 190mila euro, l’Italia si colloca al terzo e all’ottavo po­sto rispettivamente della classifi­ca europea e mondiale ( su 160 Pa­esi) (Global Wealth Report 2011, Credit Suisse Research Institute). L’Italia ha il più basso debito privato medio per adulto tra i Pae­si del G7 (15.800 euro). Il nostro Paese conquista invece il terzo po­sto (con la Germania) per nume­ro assoluto di adulti con una ric­chezza personale superiore a 100mila dollari, preceduta solo da Usa e Giappone.L’Italia è al se­condo po­sto nel mondo per varia­zione negativa della ricchezza del­le famiglie fra il 2007 e il 2010 do­po la grande crisi, con un calo del 3,8% (Global Wealth Report 2011, Credit Suisse Research Institute). NESSUNA BOLLA IMMOBILIARE Non abbiamo avuto una bolla del settore immobiliare e durante la crisi i prezzi non sono crollati. Tra il 2008 e il 2010 in Italia i valori immobiliari reali sono diminuiti in media del -2%, contro il -5,7% della Spagna, il -5,4% del Regno Unito, il -4,5% della Francia. In Germania i prezzi immobiliari in termini reali si sono ridotti in me­dia dello -0,1% (Elaborazioni su dati OCSE, Economic Outlook n.89). Considerato che oltre l’80% della ricchezza reale delle famiglie è data dall’abitazione (Banca d’Italia,Indagine sulla ric­chezza delle famiglie 2009), la lo­ro ricchezza è rimasta quindi so­stanzialmente intatta. LE CRITICITÀ: LA CRESCITA Questi fattori positivi si accom­p­agnano alle tre criticità dell’eco­nomia italiana: bassa crescita, bassa partecipazione, bassa pro­duttività. Negli ultimi 15 anni il Pil è cresciuto meno della media area Euro e nel corso della reces­sione macroeconomica globale 2008-’09, si è ridotto in misura maggiore. Ciò denota un lungo periodo di scarso dinamismo del­la nostra economia e, allo stesso tempo, una sua maggiore sensibi­lità al ciclo economico. Il tasso di crescita del prodotto potenziale, che misura le prospettive di me­dio­lungo periodo dell’econo­mia, nell’ultimo decennio dello scorso secolo è rimasto vicino a quello medio dell’area Euro (1,9% contro 2,2%), ma nel decen­ni­o successivo ha registrato un ri­tardo di circa 1 punto percentua­le. Questo rende il nostro sistema più esposto ai contraccolpi delle oscillazioni cicliche e agli effetti negativi delle crisi finanziarie e macroeconomiche. LA PRODUTTIVITÀ STAGNA Se, ad esempio, prendiamo la produttività del lavoro, si nota che sino alla metà degli anni No­vanta, l’Italia aveva un tasso di cre­scita superiore di circa 1 punto percentuale e mezzo rispetto a quello medio dell’Euro Area. Nel periodo 1996-2011 il tasso di cre­scita medio della produttività del lavoro è stato pari allo 0%, mentre nell’Area Euro il dato corrispon­dente è stato dello 0,9%. Questa inerzia è anche la causa della per­dita di competitività dell’Italia. Mentre la produttività è inferiore a quella degli altri paesi nostri concorrenti, i salari nominali cre­s­cono grosso modo allo stesso rit­mo al quale crescono negli altri paesi. Ciò determina un aumento del costo unitario del lavoro mag­giore in Italia che negli altri paesi, pregiudicandone la capacità competitiva. Ancora troppe per­sone, inoltre, non partecipano al mercato del lavoro: il tasso di atti­vità era il 62,2% nel 2010 contro una media area Euro17 del 71,4%. I CONTI AGGIORNATI È doveroso segnalare che la nuova serie dei conti nazionali in­dica che nel 2010 il Pil italiano è cresciuto dell’1,5% e non del­l’ 1,3% e, nei due anni della crisi, il Pil si è ridotto meno di quanto pri­ma stimato (- 1,2% invece di-1,3% nel 2008 e -5,1% invece di -5,2% nel 2009). L’OCCUPAZIONE IN MEDIA A fronte della bassa crescita che caratterizza l’Italia da oltre un decennio, alcuni indicatori evidenziano segnali rassicuranti sulla tenuta del nostro Paese. Pur rimanendo bassi, i nostri tassi di occupazione si sono avvicinati a quelli della media europea, il di­vario nel tasso di occupazione ri­spetto alla media Area Euro-17 paesi era 7,7 punti percentuali nel 2000, contro i 7,3 punti percen­tuali nel 2010 (Eurostat, Employ­ment rate - 15 to 64 years). DISOCCUPAZIONE CONTENUTA Inoltre a partire dal 2003 l’Italia ha registrato tassi di disoccupa­zione inferiori alla media del­l’A­rea Euro e anche negli anni del­la crisi si sono mantenuti relativa­mente bassi (nel triennio 2008-2010 rispettivamente 6,7%; 7,8%; 8,4% contro il 7,6%; 9,6% e 10,1% della media area Euro17; ad agosto, ultimo dato disponibi­­le, il tasso di disoccupazione in Italia si è attestato sul 7,9% ossia 2,1 punti percentuali in meno del­la media area Euro17 (Banca dati on line Eurostat). COESIONE SOCIALE GARANTITA La crisi globale è stata fronteg­giata in modo efficace, garanten­d­o la coesione sociale e senza par­ticolari tensioni. Tra 2007 e 2011 le ore perse per sciopero nelle grandi imprese mostrano anzi un trend lievemente decrescente (ore di sciopero ogni 1.000 ore ef­fettivamente lavorate nelle gran­di imprese: picco 2007 = 4,8; pic­co 2008 = 4; picco 2009 = 2,9; picco 2010 = 2,9 e picco 2011 ad oggi = 4,5) (banca dati ConIstat). AMMORTIZZATORI SOCIALI Durante la crisi gli ammortizza­tori sociali hanno consentito di non disperdere capitale umano e con la cassa integrazione in dero­ga è­stata ampliata la rete di prote­zione sociale. Le risorse messe in campo sono state circa 38 miliar­di di euro, pari a oltre il 2% del pro­dotto interno lordo. Nel 2008 so­no state autorizzate 228 milioni di ore di cassa integrazione, 914 milioni nel 2009 e 1 miliardo e 203 milioni nel 2010. Nei primi 9 mesi del 2011 le ore autorizzate sono state 732 milioni (Inps, Osservato­rio sulla Cassa Integrazione Gua­dagni). IL PESO DELLE PENSIONI Nel corso degli anni il nostro pa­ese ha attuato importanti riforme per sterilizzare gli effetti dell’in­vecchiamento della popolazione sulla spesa pubblica e accrescere così la sostenibilità di lungo perio­do dei nostri conti pubblici. Nel periodo 2007-2060 è previsto che la spesa pubblica collegataall’in­vecchiamento cresca solo del +1,6% in Italia, contro il 4,8% in Germania, +2,7% in Francia e +9% la Spagna (European Com­mission and Economic Policy Committee, 2009 Ageing report). LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE In tre anni si sono ottenuti im­portanti successi sul fronte della lotta all’evasione fiscale. Il gettito recuperato nel 2008 era pari a cir­ca 11 miliardi di euro, nel 2010 è più che raddoppiato (25,4 miliar­di di euro) ( Agenzia delle Entrate, Inps ed Equitalia, 10 febbraio 2011).È in cantiere l’accordo bila­terale con la Conf­ederazione elve­tica per l’introduzione di un mec­canismo di prelievo da applicare ai cittadini italiani non residenti in Svizzera che vi detengano capi­tali o beni patrimoniali che con­sentirà di recuperare 15-17 mi­liardi di euro. L’ECONOMIA ITALIANA RISALE Gli ultimi dati su ordinativi, pro­duzione e fatturato dell’industria mostrano un significativo miglio­ramento rispetto ai mesi prece­denti. Ad agosto gli ordinativi re­gistrano un aumento del +5% su base congiunturale e del +10,5% rispetto ad agosto 2010 (Istat, Fat­turato e ordinativi dell’industria, 19 ottobre 2011). Nello stesso pe­riodo la produzione è cresciuta del +4,3% su base congiunturale e del +4,7% in termini tendenzia­li, (Istat, Produzione industriale, 10 ottobre 2011). Il fatturato ha re­gistrato una crescita del +4% ri­spetto al mese precedente e del +12% rispetto ad agosto 2010 (Istat, Fatturato e ordinativi del­l’industria, 19 ottobre 2011). Que­sti dati, letti con la dovuta cautela in attesa di ulteriori conferme, co­stituiscono un segnale positivo per la nostra economia nella dire­zione del recupero dell’attività produttiva. IMPORT ED EXPORT Quanto al commercio estero crescono, anche se di poco, le esportazioni, che sono state il trai­no della ripresa nel 2010. Nel me­se di agosto l’export ha registrato un aumento del +0,1% rispetto al mese precedente, a fronte di una crescita delle importazioni del +0,9%. Tuttavia analizzando i da­ti tendenziali, l’export di agosto mostra una crescita sostenuta pa­ri al +16,2%, rispetto al +12,5% re­gistrato dalle importazioni (Istat, Commercio con l’estero, 14 otto­bre 2011). INFLAZIONE SOTTO CONTROLLO Nel complesso l’inflazione è sotto controllo. Anche se nel me­se di settembre l’indice dei prezzi al consumo (Nic) ha registrato una crescita del 3% rispetto a set­tembre 2010, la dinamica di fon­do, pur in rialzo, rimane modera­ta. L’inflazione acquisita per il 2011 è pari al 2,6% (Istat, Prezzi al consumo, 14 ottobre 2011). UN’AGENDA LIBERALE E RIFORMISTA DA COMPLETARE Il governo non si è limitato a combattere la crisi, ma ha saputo andare oltre portando avanti il più importante programma rifor­m­ista che il nostro Paese abbia vi­sto negli ultimi decenni. Molto è stato già fatto, è lunghissimo l’elenco delle riforme di grande spessore già completate come le riforme dell’università e della scuola, la riforma della pubblica amministrazione e del pubblico impiego, la riforma delle pensio­ni, l’imponente processo di ridu­zione della normativa vigente, la riforma e gli interventi per l’effi­cienza della giustizia civile, l’atti­vità di riordino e di codifica della normativa per settori omogenei fino all’emanazione del codice Antimafia e, infine, le nuove pro­cedure di bilancio. Altre necessi­tano di nuovo slancio per essere portate a termine entro il 2013, co­me il federalismo fiscale. Inoltre, con il programma na­zionale di riforma presentato in primavera, l’Italia ha formalizza­to il proprio­impegno nei confron­ti dei propri cittadini e dei partner europei a realizzare questo rifor­me strutturali ambiziose in modo da superare definitivamente la crisi e rilanciare uno sviluppo in­telligente, sostenibile e duraturo per il Paese. L’AGENDA DELLA BCE L’agenda della Bce è stata mes­sa all’ordine del giorno e in gran parte già ottemperata. L’agenda della Bce per l’Italia,tracciata nel­la lettera inviata il 5 agosto, in real­tà era già l’agenda del governo. La lettera non ha fatto altro che acce­lerare un percorso avviato dal­l’esecutivo con il Def, il dl svilup­po e il dl manovra (di luglio). Se confrontiamo i provvedimenti va­ra­ti dal governo con le raccoman­dazioni scopriamo che questi combaciano, per la gran parte, con le indicazioni della Bce. Inol­tre con il dl sviluppo e la manovra (approvata a luglio) sono già state varate ben 27 misure pro crescita che, assieme al dl sviluppo di pros­sima approvazione, rappresenta­no una rispos­ta all’esigenza di raf­forzare il potenziale di crescita del­l’economia.