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 2011  ottobre 25 Martedì calendario

ESPRESSO, VESPA E MOZZARELLE. IL MADE IN ITALY SBARCA IN INDIA - L’

anno in cui gli impresari di Bollywood tentarono di ricreare in Svizzera il Kashmir piagato dalla guerra, gli indiani ricchi andarono in vacanza in Svizzera. Al ritorno, però, diedero un quadro un po’ sconsolato: con qualche eccezione, si erano sentiti trattati con freddezza. Quest’ estate, dopo che Bollywood ha girato film a Venezia, a Milano, in Puglia, gli indiani ricchi sono andati in vacanza in Italia. I loro resoconti sono stati quasi sempre entusiasti. Anche per questo ora l’ Italia è di gran moda.
Le élites indiane, sostiene l’ ambasciatore a Delhi Giacomo Sanfelice di Monteforte, da sempre guardano all’ Italia con simpatia, e la pensano «come un’ India in miniatura: una penisola con le montagne in alto e un Sud assolato, una civiltà millenaria, un’ unificazione politica recente dopo secoli di dominazione straniera, una molteplicità di dialetti e culture locali, un’ attitudine all’ accoglienza, al calore umano, alla tolleranza». La novità è che l’ Italia comincia ad affacciarsi nell’ immaginario popolare indiano. La Maserati, e l’ Ape Piaggio a tre ruote. La Lamborghini, e il calcio, con una curiosa predilezione per il Napoli (il mito di Maradona è sempre vivo). La Ferrari, e la Lambretta, marchio storico al punto che fu comprato da una società statale, cui ora è conteso in un’ interminabile guerra giudiziaria da una compagnia olandese e da un’ altra britannica, che ha chiamato Lambretta pure una linea di abbigliamento. Versace, e falsi marchi Valentino e Ghucci, con l’ acca, molto pubblicizzati nelle strade dell’ Uttar Pradesh, tipici esempi di prodotti «Italian sounding»: piacciono perché «suonano» italiani, anche se non lo sono. In compenso Lavazza, che si è insediata nell’ Andra Pradesh, ha aperto la catena «Barista», e per una volta il «macchiato» e il «ristretto» (che negli Starbucks di italiano hanno solo il nome) sono davvero caffè italiano.
«Il vostro Paese da noi è sinonimo di stile, creatività, bellezza, estro, moda. E cibo - spiega Dipankar Gupta, il sociologo indiano più tradotto in Occidente, ultimo libro La fenice in gabbia -. La letteratura fa più fatica a essere esportata. Siamo fermi a Umberto Eco. Per non parlare della politica e del bonga-bonga», come qui pronunciano le cene eleganti del nostro premier. Berlusconi in India non si è mai fatto vedere, e non verrà neppure a fine mese, quando una delegazione di Confindustria con cento imprenditori (e i ministri Frattini e Romani) sarà a Delhi per fare il punto sui business incrociati.
«L’ India non è ancora la nuova Cina - dice Diego Della Valle, presente con il marchio Tod’ s -. Non c’ è ancora una vasta borghesia pronta per i nostri prodotti, e molti stanno a Londra. Anche se qualcosa si muove». In effetti solo il 3% degli indiani ha l’ automobile. A milioni, in compenso, si stanno comprando la cucina. Una veterana del Paese, la direttrice dell’ Istituto per il commercio estero Erica di Giovancarlo, scampata a Mumbai all’ assalto terroristico all’ hotel Taj, racconta che sino a poco fa era facile affittare appartamenti di lusso, ma molto difficile trovarvi una cucina decente: quello era uno spazio riservato ai servi, e la padrona di casa teneva a far notare che lei non vi metteva piede da decenni. Ora la modernizzazione impone angoli cottura e frigoriferi, e nelle grandi città hanno aperto gli show room di Snaidero, Veneta Cucine, tra poco pure Salvarani, oltre ai divani Natuzzi - undici store cui se ne aggiungeranno altri sedici - alle poltrone Frau, ai letti Chateau d’ Ax, che suona francese ma ha sede a Lentate sul Seveso (Milano). Artemide apre a novembre il primo negozio, a Mumbai. Oviesse ne ha già sei e sta per inaugurarne altri quattro. La Ferrari ha un nuovo show room. La Lotto ne ha sessanta. In crescita l’ export del vino, benché caricato di dazi e accise per quasi il 200%, e talora servito freddo anche quando è un rosso d’ annata. A Pune è tornata la Vespa, qui considerata uno scooter per ragazze. E alla Luxury Conference dello scorso marzo, organizzata a Delhi dall’ Hindustan Times , quasi tutti i relatori rappresentavano aziende italiane, dall’ abbigliamento alla nautica.
Poi ci sono gli insediamenti industriali. Negli Anni 70 l’ Italia era all’ avanguardia, grazie a Eni, Enichem, Iri, Montedison. Poi, quando il mondo arrivava in India, l’ Italia smobilitava. Adesso si fanno avanti anche le aziende private. Le joint-venture sono quasi 400, dall’ intesa tra Fiat e Tata in giù, ma potrebbero essere molte altre se cadesse quel pregiudizio anti indiano che ancora regge, confermato dai flussi turistici: nel 2009 solo 70 mila italiani hanno visitato l’ India, contro 170 mila turisti indiani in Italia (prima dello sbarco di Bollywood). Energia, macchine utensili, difesa, inclusa la guerra elettronica, sono i settori di punta. Trenitalia ha vinto l’ appalto per la nuova stazione di Delhi, e ora punta al piano del governo indiano che prevede investimenti per 70 miliardi di euro, 25 mila chilometri di ferrovie e sei linee ad alta velocità. Poste Italiane ha vinto la gara per distribuire carte di credito prepagate nei 150 mila uffici postali del Subcontinente. Successi del nostro sistema nazionale, cui come sempre si accompagnano storie di successi personali. Giorgio De Roni, ex Air One, ora guida la compagnia indiana Go-Air. Giuseppe Mozzillo, 27 anni, nel 2008 è arrivato a Chandigar da Aversa e con un socio del Punjab ha fondato la Exito Gourmet, oggi primo produttore di mozzarelle di bufala (animale peraltro di origine indiana). L’ artista Simona Bocchi, di Monza, ha trovato il suo mecenate nel maharaja di Udaipur, che ha arredato il leggendario palazzo sul lago con le sue sculture. Rossellini in India è invece l’ ultimo libro di Dileep Padgaonkar, uno degli intellettuali più influenti del Paese, storico direttore dell’ India Times (nove milioni di copie), che in un saggio ora tradotto da Einaudi ha raccontato l’ amore tra l’ attrice indiana Sonali e il grande regista, che per lei lasciò Ingrid Bergman.
Poi ci sono i drammi. Quello sconosciuto di Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, rinchiusi nel carcere di Varanasi dal febbraio 2010, condannati per l’ omicidio di un loro amico dopo un processo molto dubbio, ora in attesa dell’ appello e di una mobilitazione dell’ opinione pubblica italiana. E quello rimosso di Sonia Maino Gandhi. Non tutti ricordano che la donna più potente dell’ India è italiana; a volte neppure lei. Ora il cancro (e la corruzione del suo Congress Party) minano la maturità di un personaggio affascinante e tragico, condannata al potere dalla morte violenta della suocera Indira e del marito Rajiv, costretta a rinnegare le proprie origini. Eppure il sangue - e la lingua - sono passati ai figli Rahul, l’ erede politico, e Priyanka, popolarissima, che per il momento scrive libri sulle tigri della riserva di Ranthambore. L’ ultimo film di Bollywood, annunciato per Natale, è invece la storia improbabile di una rockstar indiana. Che a coronamento del successo tiene un concerto all’ Arena di Verona.
Aldo Cazzullo