ENRICO FRANCESCHINI , la Repubblica 25/10/2011, 25 ottobre 2011
CHIUDE ANCHE SAINT PAUL I MERCANTI VIA DAL TEMPIO
La tendopoli nel cuore della City non è ancora riuscita a riformare il capitalismo, ma intanto ha provocato la chiusura di St. Paul. L´ultima volta che la cattedrale-simbolo di Londra serrò i battenti era il 1945 e sulla capitale cadevano le V2 di Hitler. Ora la minaccia sarebbero le duecento tende e il migliaio di dimostranti accampati da due settimane su Paternoster Square, la piazza che separa la chiesa dalla Borsa e dalle sedi delle grandi banche: «Un rischio per l´igiene e per la sicurezza», accusa il reverendo Graemer Knowles, canonico-capo della cattedrale. Più che urina e schiamazzi, tuttavia, sembra una questione di soldi: le 16mila sterline al giorno che i visitatori depositavano come donazioni nelle apposite cassettine dentro a St. Paul.
Un milione di sterline perdute da qui a Natale, calcola il reverendo, se i turisti continueranno a restare alla larga. Cui si aggiungono le perdite per i bar e i ristoranti della zona, dove broker e banchieri non si sentono più di andare. «Gesù voleva scacciare i mercanti dal tempio», s´indigna il professor Chris Knight, un docente di antropologia in pensione che qualche giorno fa si è unito agli occupanti, «invece questi preti vogliono attirarceli, i mercanti nel tempio».
Non c´è solo St. Paul a difendere lo spirito mercantile dall´assedio di "Occupy Lsx" (acronimo di London Stock Exchange, la Borsa londinese) e di Uk Uncut, il gruppo contro l´evasione fiscale delle grandi società, unitosi ai dimostranti. La City of London Corporation, l´autorità che amministra la cittadella della finanza, ieri ha messo in campo gli avvocati: è allo studio una richiesta di sgombero da inoltrare alla magistratura. Ma l´azione legale è complicata dalla confusione sulla proprietà della piazza: potrebbero volerci tre mesi per avere una sentenza e resta poi da vedere come farebbe la polizia a eseguirla, se i manifestanti non fossero lo stesso disposti ad andarsene. «Resteremo fino a Natale, e oltre», prevede Sean, studente, 19 anni, mettendo la testa fuori dalla sua canadese. E la tendopoli ha effettivamente già l´aria di un insediamento permanente: c´è la mensa, il centro-stampa, la libreria (ribattezzata "Freedom University"), ci sono i bidoni per la raccolta dei rifiuti differenziati e le toilette portatili. «Ma quale minaccia all´igiene dei turisti, qui siamo di una pulizia assoluta», sostiene Lucy, disoccupata 33enne, una dei promotori dell´iniziativa. Da domani il movimento anti-City avrà anche il suo giornale: The Occupied Times (Tempi occupati). Il Museum of London ne ha ordinate mille copie.
È un accampamento all´inglese insomma: pulito, efficiente, ordinato. Lo abitano giovani e anziani, senza lavoro (ma qualcuno ha preso le ferie per venirci) e studenti, inglesi e stranieri (Georgios dalla Grecia, Jacquie da New York, Maria dalla Malesia). Va bene, starete qui fino a Natale o magari a Pasqua, ma cosa volete? «L´attuale sistema economico e finanziario è insostenibile, antidemocratico e ingiusto, vogliamo più regulation nei confronti di banche e speculatori, meno tagli alla spesa pubblica», dice Virginia. «Non vogliamo cambiare tutto, ma c´è una esigua minoranza, l´1 per cento del mondo, che si arricchisce a dismisura e il 99 per cento che si impoverisce, non va bene», s´arrabbia Greg. «Mio padre ha perso il lavoro, poi abbiamo perso la casa, ma nessuno ha proposto di salvarci dalla bancarotta, perché le banche sì e noi no?», chiede Catherine.
Lungo i confini della tendopoli passano ogni tanto gli uomini (e le donne) in abito grigio: il nemico. Matthew Clapp, direttore di banca: «Il dibattito è sempre salutare, ma qui vedo un sacco di proteste senza offrire soluzioni. Cosa volete, tornare ai baratti? Se il capitalismo non funziona, cosa funzione?». Thomas, giovane broker: «Ce l´avete con la City, ma la City produce un terzo della ricchezza di questo paese. Una volta avevamo il British Empire, ora ci resta solo la finanza, senza di questa l´Inghilterra non conterebbe più nulla». Steve, banchiere quarantenne: «Avete issato un cartello con scritto "fermiamo la povertà", ma niente la ferma meglio del capitalismo, guardate com´è finito il comunismo».
Si fa sotto Lucy, la disoccupata di prima, «Permette?» chiede al banchiere, e lesta gli sfila di tasca una copia del Financial Times, lo apre alla pagina degli editoriali e legge: «La richiesta di una più equa distribuzione di ricchezza non può essere ignorata. Una crescente diseguaglianza, una povertà in crescita e l´imposizione di sacrifici a chi può meno sopportarli sono fattori che contribuiscono alla crisi economica che abbiamo davanti. I leader politici occidentali ignorano la protesta degli indignati a loro rischio e pericolo». Sventola il giornale in faccia al banchiere e provoca: «Questo lo dice il Financial Times, mica la Pravda». Se il quotidiano della City prende sul serio la tendopoli, gli indignati hanno aperto una breccia. Forse l´assedio alla cittadella della finanza non è inutile.