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 2011  ottobre 25 Martedì calendario

PASOLINI UCCISO DALLA MALA CON LA COMPLICITÀ DI CITTI

Libero lo aveva anticipato lo scorso 4 giugno. Nel suo nuovo libro, Pino Pelosi (colui che, secondo una verità giudiziaria quasi sicuramente lontana dalla verità dei fatti, sarebbe stato l’autore dell’as - sassinio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto a Ostia tra l’1 e il 2 novembre del 1975) chiama in causa, a proposito della morte del poeta, il regista Sergio Citti, che di Pasolini fu intimo amico. In Io so... come hanno ucciso Pasolini. Storia di un’amicizia e di un omicidio (Vertigo, pp. 124, euro 15), scritto con Alessandro Olivieri e Federico Bruno, Pelosi menziona Citti, scomparso nel 2005 a 72 anni, in quattro occasioni, sempre per affermare il medesimo concetto: trovandosi in una grave situazione debitoria nei confronti di un esponente della malavita capitolina, tale Sergio Placidi, da cui aveva ricevuto rifornimenti di droga e prostitute, Citti agevolò il furto dai magazzini della Technicolor - furto coordinato dallo stesso Placidi - di alcune bobine di tre film di imminente uscita: il “Casanova” di Fellini, “Un genio, due compari e un pollo” di Damiano Damiani e “Salò” di Pasolini. Quest’informazio - ne, all’epoca, sarebbe stata fornita a Pelosi da uno dei fratelli Borsellino, due giovani delinquenti romani (morti entrambi di Aids alcuni anni dopo) di cui Pino era amico e che, a detta di Pelosi, parteciparono al linciaggio di Pasolini all’Idroscalo di Ostia, dove sarebbero giunti, affiancati da due automobili, a bordo di una moto Gilera. ::: Al di là dei nuovi dettagli circa l’omicidio, che potrebbero non essere tutti autentici, Io so... come hanno ucciso Pasolini ha comunque un’importanza eccezionale perché fa a pezzi la tesi secondo cui il poeta avrebbe conosciuto Pelosi soltanto la sera della sua uccisione. Pelosi ricostruisce innumerevoli episodi che attestano con certezza (dato che, per la quantità di dettagli e per la veridicità dei contesti e delle situazioni, non possono non essere veri) come lui e Pasolini, fra l’inizio di luglio e il 1° novembre del 1975, abbiano fatto coppia fissa. Nel capitolo 6, per esempio, Pino racconta di avere regalato a Pasolini un anello d’oro con una pietra blu, anello che Pier Paolo portava al dito mignolo. Ebbene, esiste una foto del 1975, che Pelosi non cita perché, senza dubbio, neppure sa che esista, in cui Pasolini è ritratto proprio con quell’anellino al mignolo. ::: Tornando all’omicidio, se Pelosi è attendibile quando dice di avere sempre taciuto la verità poiché minacciato di morte dagli effettivi responsabili del delitto, non lo è altrettanto quando si descrive come del tutto inconsapevole delle pessime intenzioni di chi aveva rubato - apparentemente a scopo di estorsione - le pellicole di quei film. È invece probabile che Placidi, non sappiamo perché e per conto di chi, si occupò di quel furto di pizze cinematografiche (forse con il supporto di un Citti disperato a causa dei debiti, ma, si spera, all’oscuro dei reali propositi del suo creditore) al solo scopo di attirare Pasolini in una trappola. Ipotesi suffragata dal fatto che le pellicole del “Casano - va” e del film di Damiani, al contrario di quelle di “Salò” (per il cui montaggio furono usati i cosiddetti “doppi”, ossia le stesse scene inquadrate diversamente), ricomparvero di lì a poco alla Technicolor senza bisogno di riscatti, e che, stando sia a quanto affermato da Citti in un’intervista del 2005 sia a quanto riferito da Pelosi nel libro, era infine stato detto a Pasolini - seguendo le istruzioni di un non meglio precisato personaggio del neofascismo romano che Pelosi indica come Mauro G. - che le bobine del suo film gli sarebbero state restituite gratis. Placidi e i suoi complici, promettendogli del denaro, convinsero Pelosi a condurre Pasolini, la sera del 1° novembre, dapprima alla Stazione Termini, dove evidentemente si fece in modo che la restituzione delle bobine non andasse a buon fine, e quindi all’Idroscalo. È presumibile che Pelosi portò a termine il suo incarico sfruttando anche l’esca sessuale: lui stesso, d’altronde, ha sempre raccontato che Pasolini, poco prima dell’agguato, gli praticò un rapporto orale. Dopodiché si consumò il massacro, certamente a opera di più persone e senza una partecipazione diretta di Pelosi.