Caterina Maniaci, Libero 25/10/2011, 25 ottobre 2011
POCHI PRETI IN PARROCCHIA LA CHIESA ASSUME I LAICI
Un prete in ogni parrocchia è un vero lusso e bisogna scordarselo. Si parla di paesini sperdute tra i monti, dove vivono sì e no venti persone? O delle savane africane, dove i missionari sono costretti a farsi chilometri su chilometri a bordo di sgangherate jeep o in canoe attraverso fiumi pericolosi? No, lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, aprendo l’anno diocesano domenica nel capoluogo ligure e confermando l’annosa questione del calo delle vocazioni, che ora però rende difficile amministrare anche le parrocchie delle grandi città dell’Occidente (ancora) cristiano, partire dall’Italia. E alla cui risoluzione, oltre che pregare intensamente per nuove vocazioni, non c’è altro, al momento, che fare sempre più spazio ai laici. «Da ogni parte», ha detto il cardinal Bagnasco, «sento la richiesta e l’apprezzamento del sacerdote. Ma non è più possibile soddisfare le legittime aspirazioni ad avere tutto per se un pastore. Molte mansioni le possono svolgere laici preparati» , e quindi c’è bisogno sempre più di loro. Però rimane il fatto centrale, come ha sottolineato il cardinale, che «senza il sacerdote non c’è eucarestia e senza eucarestia non esiste la chiesa; non c’è il sacramento del perdono e tutti ne abbiamo di frequente bisogno; senza di lui manca colui che sacramentalmente rappresenta il Buon Pastore, Cristo Gesù. Le vocazioni bisogna chiederle in ginocchio nella preghiera come ci ha ordinato il Signore: pregate il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe». Ma chi sono e che fanno i laici che già si impegnano nelle 25.689 parrocchie italiane? Tra catechisti e operatori pastorali, sono circa 200.000, l’80% sono donne e, tra queste, il 70% ha meno di 50 anni, come risulta dai dati e dal sondaggio raccolti e realizzati dal Centro di orientamento pastorale (Cop) di Roma, tramite il Centro studi e documentazione della diocesi di Torino e la collaborazione del Servizio informatico della Cei, nel maggio scorso. I laici si ritrovano impegnati soprattutto nei fondamentali della pastorale: catechesi, liturgia, servizio della carità. Animano gruppi per ragazzi e adolescenti, animano gli oratori, tengono corsi in preparazione al matrimonio. E sono addetti al cosiddetto servizio logistico: apertura e chiusura della chiesa, pulizia, e, soprattutto, amministrazione. Partecipano attivamente alle celebrazioni liturgiche, con i canti, le letture, la raccolta delle offerte, le preghiere dei fedeli e, negli ultimi tempi, la distribuzione della Comunione. Però dovranno ulteriormente rimboccarsi le maniche, visto che i parroci e i sacerdoti sono in netta diminuzione, come confermano anche i dati diffusi qualche giorno fa dall’agenzia Fides, della Pontificia Opera Propaganda Fidei. Se infatti il numero totale dei sacerdoti nel mondo è aumentato di 1.427 unità rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 410.593, a segnare una diminuzione è ancora una volta l’Europa (-1.674), mentre gli aumenti sono in Africa (+1.155), America (+413), Asia (+1.519) e Oceania (+14). Diminuiscono anche i missionari. Nei primi anni ’90 avevano raggiunto la quota record delle 20mila unità. Un trend in ascesa che durava dal 1934. Oggi, però, il loro numero è quasi dimezzato: poco più di 10mila. Con un’età media che s’è alzata a 63 anni. Anche se oggi la nuova, vera terra di missione è diventata l’Europa.