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 2011  ottobre 26 Mercoledì calendario

ROMA —

Quando si dice: il risparmio in Italia è un «valore», non si sbaglia, eppure siamo un po’ meno formiche, accumuliamo di meno non perché i nostri costumi siano cambiati, ma per necessità. Non viviamo tranquilli senza pensare a mettere qualcosa da parte, il 44% lo ritiene indispensabile, eppure a riuscirci sono sempre di meno, solo un italiano su tre risparmia. Anzi, il 29% per andare avanti erode quello che aveva messo da parte o si indebita. Questo nonostante il tenore di vita peggiori per uno su cinque e i consumi, non solo quelli voluttuari, calino. Cambia anche la destinazione dei risparmi: meno nel «mattone» e nei conti correnti; crescono gli investimenti finanziari sicuri, come i titoli di Stato.
Il 2011 è l’annus horribilis. Tale lo percepiscono gli italiani nell’indagine Ipsos e Acri, l’associazione delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di risparmio. «Il Paese sembra non riuscire a reagire alla crisi, anzi la aggrava, e si fa molto meno affidamento che in passato sulla ripresa globale», rileva lo studio realizzato per la Giornata mondiale del risparmio. La situazione è «assai grave» per l’86% degli italiani (il dato è in crescita erano 83% l’anno scorso, 78% nel 2009) e la fine del tunnel appare sempre più lontana. Per uscirne e tornare ai livelli del 2007 tre su quattro temono che occorra aspettare almeno il 2015. I catastrofisti sono quelli nella «pienezza lavorativa», tra i 31 e i 64 anni: in questa fascia d’età uno su due ritiene che la crisi sia più grave di quello che si pensa. Colpisce che in un solo anno si siano praticamente invertite le proporzioni tra ottimisti e pessimisti: 2010 un 37% faceva previsioni negative sull’economia familiare, nazionale ed europea; il 45% confidava in un miglioramento. Quest’anno, invece, la metà degli italiani, vede nero e il 36% fa previsioni positive.
Per dirla con le parole del presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti, «è un momento particolarmente difficile per l’economia: la crisi morde, il dato di disoccupazione giovanile è drammatico e lo stato sociale alla malora».
I preoccupati per il futuro dopo la pensione in dieci anni sono più che raddoppiati, aumentati dal 38 al 80%. Si tratta di un dato «ambivalente», osserva il presidente di Ipsos, Nando Pagnoncelli: da un lato si pensa che la tenuta del sistema previdenziale sarà a rischio, ma dall’altro si teme per i livelli delle pensioni future, e «pertanto non sono certo che l’allungamento dell’età pensionabile venga salutato con sfavore». Rispetto invece alla situazione presente, per la prima volta dal 2005 «il numero dei soddisfatti della propria condizione è superato dagli insoddisfatti, che crescono dal 44% al 51%, ovvero 7 punti percentuali in più in un solo anno». Uno scenario, quello percepito, che collima con le rilevazioni di Bankitalia che nell’ultimo bollettino parla di «clima di fiducia dei consumatori sceso ai valori minimi raggiunti nell’estate del 2008».
Non deve stupire che resista la propensione al risparmio, nelle sue varie forme, dagli immobili (in forte calo, però) ai titoli di stato. Il tesoretto da parte è infatti una garanzia per il futuro. Il problema è che non si riesce a conservare. Dice l’Ipsos: «Se da un lato aumentano quelli che non riescono a vivere tranquilli se non risparmiano (il 44% contro il 41% del 2010), a esserci riusciti effettivamente sono poco più di un terzo degli italiani (il 35% contro il 36% del 2010)». Nel Sud ancora meno: il 25%, 5 punti percentuali in meno in un anno. E anzi, il 29% delle famiglie (rispetto al 26% nel 2010) «necessitano di più risorse di quelle che guadagnano e che per "tirare avanti" hanno dovuto "decumulare" i risparmi passati (22%) o sono dovuti ricorrere a prestiti (7%)». Al Sud a erodere i risparmi sono il 40% delle famiglia (erano il 34% nella rilevazione dello scorso anno). Questo nonostante un taglio drastico ai consumi. Meno serate al cinema, al teatro e cene al ristorante, certo. Per non parlare delle vacanze. Aumenta la spesa per i farmaci e ora cala anche quella per l’elettronica e la telefonia, anche questi consumi voluttuari, ma che avevano subito meno di altri la crisi: il 26-28% ha abbattuto gli acquisti. La corsa dell’inflazione (al 3% a settembre) e i bassi tassi offerti dai conti correnti bancari (lo 0,4% ha rilevato Bankitalia nell’ultimo Bollettino) fanno tornare gli italiani ad investire, mentre, allo stesso tempo, l’aumento dei tassi dei mutui, ma anche — spiega Pagnoncelli — le voci sul ritorno dell’Ici e l’ipotesi patrimoniale fanno crollare il tradizionale bene rifugio «mattone», che in ogni caso resta il preferito ma crolla in un anno di 11 punti, dal 54% al 43%. Il risparmio si indirizza un po’ di più verso prodotti finanziari percepiti come sicuri, i titoli di stato e le obbligazioni: aumentano dal 21 al 24% gli italiani che dichiarano di investire i risparmi in Btp e bond, calano quelli che tengono i soldi a casa o sul conto corrente (dal 68 al 64%).
Melania Di Giacomo