Franco Bechis, Libero 25/10/2011, 25 ottobre 2011
DONNE E ANZIANITÀ I DUE NODI DELLA LITE
Silvio Berlusconi comunicherà all’Unione europea mercoledì una lista di provvedimenti che il governo italiano adotterà per lo sviluppo in cui sarà contenuta anche almeno in bozza una riforma delle pensioni di anzianità. Il premier aveva convocato ieri un consiglio dei ministri straordinario per le 18 che aveva scatenato numerosi voci e retroscenadurante la giornata: perfino l’ipotesi di dimissioni del premier di fronte alla esplicita resistenza della Lega ad esaminare misure sulla previdenza. Il consiglio dei ministri si è risolto con un nulla di fatto: nessun provvedimento è stato varato né esaminato in bozza. Di straordinario però è accaduto che Umberto Bossi abbia accettato la discussione sulle pensioni, che è proseguita fino a tarda sera inuna cena con il premier insieme al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, al sottosegretario Gianni Letta e ad altri ministri leghisti. Grazie anche alla mediazionedurante tutto il pomeriggio di Tremonti, Bossi sembra non abbia chiuso le porte alla riforma su cui preme l’Unione europea. Durante il consiglio dei ministri ha chiesto solo di «trovare soluzioni che piacciano a tutti», quella che un tempo avrebbe chiamato la “qua - dra”. L’ipotesi più gettonata ieri sera era quella della presentazione di un disegno di legge sulle pensioni di anzianità accompagnato da misure per decreto necessarie a chiudere le poche via di fuga ancora aperte e probabilmente ad intervenire subito sulle pensioni d’oro e sulle baby pensioni attraverso la formula ormai sperimentata del contributo di solidarietà. Il disegno di legge sarebbe comunque un impegno governativo in linea con le richieste di Bruxelles (a cui interessa una sorta di lista della spesa, mentre nessuno avrebbe chiesto il varo di decreti legge immediatamente efficaci), ma consentirebbe alla maggioranza di prendere tempo e di condividere con il Parlamento la responsabilità sulle misure da adottare. Dal punto di vista tecnico per tutta la giornata ci sono stati scambi di documenti fra il ministero del Lavoro, l’Inps e palazzo Chigi. Il quadro emerso è un po’ diverso da quello abbozzato dallo stesso Berlusconi durante il vertice europeo del week end. L’Italia non ha bisogno di interventi particolari sulle pensioni di vecchiaia: vero che altri paesi, fra cui la stessa Germania, hanno deciso per legge di innalzare l’età per le pensioni di vecchiaia a 67 anni. Ma questo avverrà fra il 2026 e il 2029 in tutti gli altri paesi. In Italia di fatto oggi la pensione di vecchiaia arriva già a 66annie3mesi. Sulla carta scatta il diritto dopo i 65 anni. Ma con le norme in vigore la pensione effettiva inizia circa un anno dopo la maturazione di quel diritto. E dal primo gennaio 2013 le norme sull’aspettativa di vita allungheranno l’età pensionabile di ulteriori 3 mesi. Gli italiani quindi saranno in Europa a quel punto fra quelli per cui scatterà più tardi la pensione di vecchiaia. I veri problemi di finanza pubblica e il differenziale con l’Unio - ne europea vengono da due altri dossier: pensioni femminili e pensioni di anzianità. In tutta Europa l’età pensionabile è identica peruominie donnesia nel settore pubblico che in quello privato. Solo in due paesi non è così: Inghilterra e Italia. Entrambi hanno messo mano all’età pensionabile delle donne. L’Inghilterra nel 2010, l’Italia questa estate per due volte. Ma il percorso italiano sulla parità è ancora troppo lento: si raggiungerà otto anni dopo gli inglesi, e deve essere ulteriormente accelerato. Il secondo tema è quello delle pensioni di anzianità. Oggi la media è ancora vicina ai 58 anni, e nonpochi vanno in pensione a 56 anni con 40 anni di contributi. È il punto chiave della possibile riforma: dare un tempo certo e breve per non consentire più pensioni di anzianità, salvo uscite anticipate di un anno dal lavoro con un anno in più di contributi rispetto alla pensione di vecchiaia. La base di partenza prevede l’accelerazio - ne verso quota cento: 65 anni di età e 35 di contributi o 64 anni di età e 36 di contributi come punto di arrivo. Le modifiche oltre che chieste dalla Ue servono sia ai bilanci Inps che alla finanza pubblica. Siccome il sistema previdenziale italiano è a ripartizione, il Pil che cresce di meno e i 100 mila posti di lavoro persi nell’ultimo anno hanno causato minori entrate Inps per circa un miliardo di euro, e il buco va tappato. Come sarà necessario trovare soluzioni per finanziare stabilmente con risorse anche private la cassa integrazione in deroga. L’ipotesi è stata prospettata dal governo a Confindustria per i precari della grande industria, ma Emma Marcegaglia ha risposto picche: è solidale con i co.co.co., ma le castagne dal fuoco preferisce farsele togliere dal governo.