Giuseppe Guastella, Corriere della Sera 26/10/2011, 26 ottobre 2011
MILANO —
Stringeva ancora il coltello con la mano sinistra Alfredo Cappelletti il 13 settembre 1998 quando lo trovarono morto a 49 anni nel suo ufficio a Milano. Nonostante tanti dubbi, l’inchiesta per due volte si chiuse con l’archiviazione perché non si poteva escludere che l’imprenditore si fosse suicidato. Ora i sospetti prendono corpo e cadono sul socio della vittima, il conduttore televisivo Alessandro Cozzi. L’uomo è già in carcere: a marzo ha assassinato, a coltellate, il titolare di un’agenzia di lavoro al quale doveva 17mila euro.
A trovare nel ’98 Cappelletti morto fu proprio Cozzi entrando nell’ufficio di consulenza formativa di via Malpighi. Accompagnava la figlia del socio che cercava il padre disperatamente. Sul corpo della vittima un’unica coltellata. Dopo aver sfiorato Cozzi, ma senza indagarlo, l’inchiesta si chiuse con la tesi del suicidio: Cappelletti si era pugnalato con la mano destra e con la sinistra aveva sfilato il coltello dal suo torace. Dinamica strana, complicata anche dal fatto che l’imprenditore aveva subito una paresi che gli indeboliva proprio il braccio destro. L’inchiesta fu riaperta nel 2000, ma si chiuse anche allora senza fare un passo avanti.
Ora gli inquirenti tornano sul 53enne Cozzi, e stavolta il conduttore sui canali Rai della trasmissione «Diario di Famiglia» viene indagato anche per il vecchio omicidio. Ieri Cozzi è stato portato in Procura per l’esecuzione di un «accertamento tecnico irripetibile», necessario a stabilire se tracce del suo dna sono presenti sul coltello che nel ’98 uccise Cappelletti. L’esame è saltato dopo che la Procura e il difensore del presentatore, l’avvocato Fabio Palazzo, hanno convenuto di applicare la formula dell’incidente probatorio. Si terrà venerdì prossimo alla presenza di un perito del gip e il risultato sarà cristallizzato per un eventuale processo. Presenti anche i familiari di Cappelletti i quali — assistiti dagli avvocati Adriano Bazzoni e Luciano Brambilla — non hanno mai creduto alla tesi del suicidio.
Il 29 marzo scorso Cozzi si presentò nell’ufficio di Ettore Vitiello perché, disse dopo l’omicidio, voleva una dilazione del debito. Si accese una lite durante la quale vibrò 30 fendenti con il coltello, disse, strappato dalle mani di Vitiello che per primo lo aveva minacciato.
Giuseppe Guastella