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 2011  ottobre 25 Martedì calendario

MIRACOLO! FUSI CINQUE COMUNI

Ci provano. Primi in Italia, cinque piccoli Comuni della valle del Samoggia, nel bolognese, si fondono. Incredibile ma vero: cancellati cinque sindaci, cinque giunte (28 componenti) e cinque consigli comunali (77 consiglieri). Al loro posto il sindaco, una giunta (6 assessori) e il consiglio comunale (20 membri) del nuovo maxi-Comune.

Una bella sforbiciata. Obiettivi: risparmiare e dare ai cittadini servizi più efficienti. L’iter è stato ufficialmente avviato con le delibere di tutti i consigli comunali e il traguardo è stato posto al 2014, ovvero le prossime elezioni amministrative si svolgeranno per eleggere gli organi del nuovo Comune.

Ma quanta fatica, nel nostro Paese, per mettere insieme un pugno di piccoli Comuni. Infatti, non basta l’approvazione delle delibere comunali, occorre che la Regione emani una legge per la fusione, poi il referendum consuntivo indetto sempre dalla Regione, la quale dovrà rideliberare, poi tutto il malloppo finirà sul tavolo del ministro dell’Interno che dovrà dare l’ok. La procedura è talmente complessa che è stata incaricata la scuola di studi amministrativi dell’università di Bologna di seguirne l’iter. Per stringere i tempi i cinque Comuni virtuosi hanno deciso di mettersi già insieme, per ora su base volontaria, e hanno ideato l’Unione dei comuni della Valsamoggia, un modo per incominciare a unificare i servizi, dai software degli uffici (finora ognuno dei Comuni aveva fatto per proprio conto, ora vi sarà un software unico) alla polizia municipale, che sarà coordinata centralmente, dallo sportello unico delle attività produttive all’uniformazione dei regolamenti edilizi.

Il bello è che a cavalcare la fusione è il Pd (al governo nei cinque Comuni) mentre a osteggiarla è il centrodestra, che invece a Roma ha nel ministro Giulio Tremonti uno dei profeti dell’accorpamento dei piccoli Comuni. Misteri della politica italiana.

Nel volantino distribuito in questi giorni in migliaia di copie dal centrodestra è scritto: «Questa operazione politica-burocratica annulla come un colpo di spugna secoli di storia delle nostre comunità. Un’identità che appartiene a noi, alle nostre famiglie e ai nostri cari, anche quelli che oggi non ci sono più e che avevano nel cuore l’orgoglio di dirsi cittadini di un Comune».

Che il Pd voglia fare di questa fusione un «caso» nazionale, proponendolo come esempio virtuoso di riassetto istituzionale e razionalizzazione dei costi, lo dimostra il fatto che il parterre alla presentazione dell’evento nella palestra delle scuole medie di Bazzano, era guidato dalla capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, e in prima fila vi era anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola. «In questa sede si contrasta l’immobilismo», dice Anna Finocchiaro, «e la paura della politica nazionale: un popolo protagonista della forza di un territorio contro il fermo totale del paese. L’Italia si fa migliore dal basso, un intervento che andrà sui libri di storia in un Paese che l’attuale maggioranza ha reso frammentato a favore del rais chiuso nel palazzo...».

Il nuovo Comune Valsamoggia (al posto di Bazzano, Crespellano, Savigno, Monteveglio, Castello di Serravalle) avrà 30 mila abitanti e sarà il quarto più grande della provincia bolognese, il risparmio è stimato in di 240 mila euro l’anno. «In questo modo», dice Forte Clò, segretario Pd della valle del Samoggia (il Pd ha già fuso le sue sezioni), «ce la faremo da soli. Guardiamo con sospetto chi predica un federalismo straccione fatto di norme che ammazzano enti locali e comuni più piccoli».

Gli fa eco Virginio Merola: «Un’iniziativa che si contrappone concretamente ad anni di chiacchiere della Lega che nei fatti ha firmato le operazioni più centralistiche ed autoritarie della storia della repubblica». Ma ribatte Manuele Luppi, capogruppo del centrodestra nell’Unione dei Comuni della Valsamoggia: «Diciamo no al Comune unico perché siamo tenuti all’oscuro sui criteri della fusione, quasi che si trattasse di un affare privato del Pd».

Da parte sua l’università di Bologna, senza guardare né a destra né a sinistra, nel suo piano definisce pomposamente l’operazione: recentrage, ovvero l’aumento della capacità di governo e di «peso» politico di un territorio. Che tradotto in linguaggio semplice significa che i piccoli Comuni rischiano di non contare niente e quindi è meglio mettersi insieme e cercare di contare, anche perché i servizi che le amministrazioni comunali garantiscono ai loro cittadini sono oggi erogati per lo più tramite società di secondo livello, pensiamo alle multiutility come, in Emilia, Hera: come può un Comune di 2mila abitanti fare la voce grossa con una multiutility che fattura 142 milioni di euro?