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 2011  ottobre 25 Martedì calendario

SENATORI A VITA SCRUTATI DA VICINO

Alla notizia della scomparsa di Giulio Andreotti l’interessato ha pensato bene di emanare un ironico comunicato di smentita. Ovviamente la stampa ha dato ampio risalto alla faccenda, rilevando che l’anziano ex pluripresidente e pluriministro suole passare intere mattinate nel suo studio di senatore a vita, a palazzo Giustiniani.

Per la verità, che il 92enne (a gennaio gli anni saranno 93) uomo politico da qualche tempo non sia più arzillo come prima si ricava da un paio di riferimenti alla sua attività. L’ultimo suo discorso pubblico risulterebbe risalire al 2009, per una manifestazione dedicata ai 60 anni della Nato, mentre nell’aula di palazzo Madama l’intervento più recente è datato gennaio 2009, guarda caso in occasione delle celebrazioni per i suoi novant’anni. E ai funerali di Cossiga, nell’agosto dello scorso anno, non parve certo in forma smagliante. C’è, tuttavia, un gruppetto, forse non troppo limitato, di personaggi che non hanno gradito troppo la smentita. Certo, si sono ben guardati dall’esternare il proprio personale rammarico, ma in cuor loro debbono aver pensato: «Ma non muore mai?». Si tratta di politici in attività, diciamo almeno una decina, i quali ambirebbero d’essere insigniti del laticlavio vitalizio. Con loro, possiamo citare un manipolo di scienziati, musicisti, artisti, attori, letterati, imprenditori, economisti, studiosi di svariate discipline, i quali aspirano del pari alla nomina a senatore a vita per aver «illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario», come suona l’art. 59 della Costituzione.

Per capire l’odierna situazione dei buchi fra i senatori a vita bisogna risalire all’elezione di Giorgio Napolitano al Quirinale. Napolitano era un senatore a vita, nominato dal suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi per i soliti «meriti sociali» affibbiati ai politici insigniti del laticlavio vitalizio. Si creava così il vuoto di una poltrona, essendo quattro i senatori a vita di nomina (ci sono poi quelli di diritto, in quanto ex capi di Stato, attualmente Scalfaro e Ciampi) rispetto al plenum di cinque (ma Pertini sforò questo limite, seguito da Cossiga, mentre i successivi presidenti ritornarono nell’alveo dei cinque in carica).

Napolitano non ha mai coperto il vuoto. È stato frenato, durante l’ultimo governo Prodi, dalle pesanti polemiche condotte contro i senatori a vita che, andando a esprimere il proprio voto, finivano di solito per dare una mano (decisiva) al governo di centro-sinistra. Se dal Quirinale fosse giunta una designazione che avrebbe favorito il gabinetto Prodi, Napolitano sarebbe stato oggetto di polemiche e censure. Il presidente è, indubbiamente, attento a non cadere negli errori già commessi da Ciampi, il quale inzeppò di personaggi di centro-sinistra sia i senatori a vita, sia i giudici costituzionali di competenza (con la meschina aggravante di dichiarare di aver guardato solo ai meriti e non al colore politico). Sui due giudici costituzionali scelti dall’attuale titolare del Colle, in effetti, il centro-destra non ha mai sollevato riserva alcuna. Per quanto concerne il posto vacante al Senato, l’ipotesi che oggi circola è che Napolitano aspetti (spiace dirlo, ma è così) la possibile dipartita di uno dei quattro in carica. Pininfarina ha «solo» 85 anni, ma è malato. Andreotti, come si è visto, ne ha 92: sul suo stato di salute circolano pessime e maleauguranti voci. Colombo ha passato i 91 anni: è l’unico a farsi vedere e anche sentire al Senato. Quanto a Rita Levi Montalcini, non debbono essere molti i senatori, nel mondo, ad aver superato i 102 anni (e non risulta che mai un cardinale sia giunto a tale età). Avendo a disposizione due poltrone, il capo dello Stato sarebbe molto meno soggetto a critiche e riserve, potendo giostrare su personaggi dell’uno o dell’altro o di nessun fronte.

Del resto, c’è almeno un precedente. Gronchi nominò un solo senatore a vita, Paratore, nel 1957. Due anni dopo, morirono ben tre senatori a vita; ma egli non ne sostituì alcuno. Fu il suo successore, Segni, nel ’63, fra l’altro a quasi un anno dall’assunzione al Quirinale, a nominarne tre in una volta sola, e tutt’e tre politici (Ruini, Parri e Merzagora, di diversi orientamenti). Per spingere Napolitano alla designazione, quindi, potrebbe necessitare un lutto. Lutto che una sfilza di aspiranti si attende, sospirando che questi anziani senatori in carica godano quella «lunga vita ai senatori a vita» che Pertini un giorno augurò ai diretti interessati, quando appunto si parlava della possibile scomparsa di qualcuno fra loro.