Carlo Rimini, La Stampa 25/10/2011, 25 ottobre 2011
I figli sono tutti uguali e lo sono anche, secondo quanto prevede oggi il nostro codice civile, al momento della morte dei genitori
I figli sono tutti uguali e lo sono anche, secondo quanto prevede oggi il nostro codice civile, al momento della morte dei genitori. Il decreto sviluppo - almeno stando alla bozza resa nota ieri - prevede invece che un genitore nel proprio testamento possa designare il figlio prediletto. È una novità rivoluzionaria che permetterà ai genitori di distinguere i buoni e i cattivi, lasciando molto ai primi e poco ai secondi. Come possa una norma così rivoluzionaria essere introdotta per decreto è inspiegabile. Per capire la portata della riforma è necessario rileggere la legge attuale. Il codice civile non consente ad una persona che voglia fare testamento di disporre liberamente dei suoi beni. Il patrimonio di ciascuno è infatti diviso in due parti: una parte disponibile (che può essere lasciata a chi si vuole) e una parte che deve invece essere necessariamente lasciata ad alcune persone, legate da vincoli particolarmente stretti a chi fa testamento. La quota che si deve lasciare a questi eredi (che si chiamano eredi necessari) è detta «legittima». I figli sono appunto eredi necessari. Se una persona ha un solo figlio la legittima a lui riservata è pari alla metà del patrimonio; se invece una persona ha più di un figlio la legittima complessivamente riservata ai figli è di due terzi del patrimonio, mentre colui che fa testamento può destinare il residuo terzo ad una persona scelta liberamente. L’attuale articolo 537 del codice civile precisa che la quota di due terzi deve essere divisa in parti uguali fra tutti i figli. Quindi, se una persona ha - ad esempio - due figli, ciascuno di essi ha diritto a ricevere almeno un terzo del patrimonio del genitore. Il decreto sviluppo introdurrebbe ora nel codice l’art. 537 bis. La quota di legittima spettante ai figli non cambia (sempre due terzi se i figli sono più di uno) ma prevede che solo la metà di questa debba essere divisa equamente fra i figli, mentre l’altra metà può essere distribuita in modo diseguale fra loro. Dunque, sempre prendendo ad esempio il caso del genitore che abbia due figli, egli potrebbe scegliere di lasciare ad uno di loro un sesto del suo patrimonio e il resto al figlio prediletto. Il decreto non si ferma qui. Nel 2006 il Parlamento aveva introdotto un’altra modifica del codice civile, prevedendo all’art. 768 bis il «patto di famiglia». Una norma dedicata alla successione dell’imprenditore che può, con il consenso di tutti i figli e del coniuge, designare il proprio «delfino». Ora il decreto sviluppo prevede che il patto possa essere stipulato anche senza il consenso di tutti i figli e del coniuge.