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 2011  ottobre 23 Domenica calendario

Il tesoro del Rais è una rovina per le banche - I più disperati sono i custodi legali del­le sue fortune

Il tesoro del Rais è una rovina per le banche - I più disperati sono i custodi legali del­le sue fortune. I più felici gli oscuri protetto­ri di quelle occulte. Parliamo ovviamente dei soldi del defunto Colonnello. Di una fortuna costituita non solo dai circa 65 mi­li­ardi di Euro attualmente congelati in Eu­ropa e Stati Uniti, ma anche un patrimo­nio segreto e disperso il cui ammontare oscilla tra i 120 e i 200 miliardi di dollari. Se­condo le indagini finanziarie citate ieri dal Los Angeles Times gli emissari del Colon­nello sono riusciti a far sparire, in barba al­le sanzioni Onu, capitali per quasi 200 mi­liardi di dollari. Per mobilitarli sono stati usati prestano­mi con generalità sconosciute, non inseri­te nelle risoluzioni Onu. Un ruolo di primo piano in questi traffici l’ha giocato una te­sta di legno mossa da Aisha Gheddafi, la bella figlia avvocato rifugiatasi in Algeria. I 200 miliardi di fondi neri sulle cui tracce si muovono gli 007 finanziari di tutto il mon­do sono stati disseminati su conti indiani, russi, cinesi e probabilmente algerini. Aisha, la madre e il resto dei sopravvissuti sparsi tra Niger e Algeria non hanno però molte speranze di recuperarli senza venir intercettati dalle autorità internazionale. E così oggi molte anonime teste di legno brindano all’inaspettata fortuna piovuta­gli addosso con la deposizione e la morte del rais. Molti custodi legali delle fortune del rais piangono invece calde lacrime per il timore di venir costretti a restituire quei patrimoni. Pensate alla Caixa Geral de Depósitos e ai suoi disgraziati correntisti portoghesi. Muhammar Gheddafi nel 2010 ci trasfer­i­sce un miliardo e 200 mila euro in contan­ti. Sono soldi prelevati dai conti correnti della Svizzera, dopo l’arresto del figlio Hannibal e di sua moglie sorpresi a riempi­re di botte una coppia di domestici. Quei soldi equivalgono al 2 per cento dei deposi­ti dell’istituto. Ma non solo. Secondo il quotidiano Diario Economico , la Lia­Lib­yan Investment Authority , l’agenzia d’in­vestimenti libici – controllava anche obbli­g­azioni della stessa banca per decine di mi­lioni di euro. In pratica se le nuove autori­tà libiche potessero andare all’incasso li­quidando le obbligazioni e chiudendo i conti la Caix General de Depositos lasce­rebbe a secco i suoi risparmiatori e si ritro­verebbe costretta a dichiarar bancarotta. Noi italiani conosciamo bene i brividi dei portoghesi perchè ci ritroviamo a no­st­ra volta alle prese con beni libici congela­ti per circa 7 miliardi di euro. Tra quei beni vi sono i circa 2 miliardi di euro in azioni, depositi e fondi della Unicredit e altri 5 mi­liardi costituititi da partecipazioni in Me­diobanca, Finmeccanica, Eni, Ratelit, Ju­ventus e Fiat. Dover riconsegnare all’istan­te­quelle cifre ad un’istituzione libica legit­timata ad incassarle equivarrebbe ad un mezzo disastro finanziario. Le grandi ban­che internazionali non se la passano me­glio. Secondo le stime di Global Witness la Lia faceva girare investimenti per oltre 4 miliardi di dollari sui fondi dei francesi di Societè Generale (1 miliardo,) di JP Mor­gan e di altre grandi banche d’affari. Senza contare i miliardi di dollari in azioni di so­cietà strategiche come General Electric Bp, Vivendi e Deutsche Telecom. A questi vanno aggiunti il miliardo di dollari depo­sitati tra il giugno e il settembre 2010 sui conti della banca britannica Hbsc per un saldo complessivo di 1,42 miliardi di dolla­ri. Senza tener conto di 2,9 miliardi di dol­l­ari scomparsi su un conto Hbsc mai iden­tificato. Queste immense fortune rappresenta­no oggi un’autentica maledizione perché nessuno può sognarsi di riconsegnarle al­le nuove autorità libi­che senza veder com­promessa la propria stabilità finanziaria. I primi a saperlo sono gli americani che no­no­stante le dichiarazioni di amorosi inten­ti nei confronti del Consiglio di Transizio­ne libico hanno per ora riconsegnato sol­tanto 800 milioni dei circa 37 miliardi di dollari congelati nelle banche americane.