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 2011  ottobre 22 Sabato calendario

Marco Buticchi, «bagnino» da un milione di copie - Dal 1997 Marco Butic­chi è l­’autore d’avven­tura più letto in Italia, avendo venduto ol­tre un milione di copie dei suoi li­bri, tutti pubblicati da Longanesi

Marco Buticchi, «bagnino» da un milione di copie - Dal 1997 Marco Butic­chi è l­’autore d’avven­tura più letto in Italia, avendo venduto ol­tre un milione di copie dei suoi li­bri, tutti pubblicati da Longanesi. La sua avventura di scrittore è ini­ziata nel 1991 con gli autoprodotti e autodistribuiti Il cuore del profe­ta e L’ordine irreversibile , banchi di prova in cui ha dimostrato la sua attitudine narrativa, prima di venire scoperto nel 1995 da Mario Spagnol che gli fece firmare il con­­tratto per Le pietre di luna e decise di lanciarlo nella collana dei «Ma­estri dell’Avventura» Longanesi, unico italiano accanto a colossi come Wilbur Smith e Clive Cus­sler. Il libro vendette 250mila co­pie e poi seguirono Menorah (1998), Profezia (2000), La nave d’oro (2003), L’anello dei re (2005), Il vento dei demoni ( 2007), Il respiro del deserto ( 2009) e La vo­ce del destino (2011). «Sono cresciuto- ci confessa Bu­ticchi - a surrogato di cioccolata e romanzi d’avventura. Ne divora­vo quasi uno al giorno. Con la stes­sa voracità, diventato grande, mi sono perso nella pagine di Harold Robbins, Wilbur Smith, Conrad, O’Brian, Bagley, Cussler. E anco­ra oggi mi sembra un sogno che al­cuni di questi mostri sacri siano miei compagni di collana editoria­le e miei amici...». Le ossa vere lo scrittore spezzi­no co­nfessa di essersele fatte svol­gendo per molti anni il mestiere di trader petrolifero, professione che lo ha preparato alle evenien­ze impreviste, anche alle più diffi­cili. «Molti dei Paesi produttori che ho visitato - spiega - erano in equilibrio precario, per non dire in guerra. Quindi ho aperto gli oc­chi su mondi da noi lontani. Ma per descriverli in un romanzo non è sufficiente averli visitati, biso­gna studiarli. Faccio un esempio banale: se un mio personaggio sta fuggendo lungo la quinta strada e svolta alla seconda a destra appe­na passato Central Park, posso aver frequentato a lungo New York, ma difficilmente ricorderò il nome della 57ª West in cui prose­gue l’inseguimento...». Nulla però sembra esser stato programmato, nella carriera di au­tore di Buticchi. «Quando ho scrit­to i miei primi due romanzi io e mia moglie li consegnavamo per­sonalmente in libreria. Riempiva­mo il bagagliaio di volumi e parti­vamo nei momenti liberi dal no­stro lavoro. Non nego che entravo nelle librerie con un certo imba­razzo, ma riuscivo sempre a “piaz­zare” qualche copia dei mie ro­manzi home made ... in conto de­posito, s’intende».D’altra parte,il maestro dell’avventura made in Italy non ha mai negato che le sue storie devono molto all’immagi­nario di Emilio Salgari («ho anco­ra i segni dei suoi libri praticamen­te ovunque nella mente»). Buticchi ha creato due perso­naggi singolari, diventati subito beniamini dei suoi lettori: la stu­diosa Sara Terracini e l’ex agente del Mossad israeliano Oswald Breil. «Cercavo un eroe più uma­no del classico agente segreto in­vincibile. Mentre mi scervellavo per trovare le sue caratteristiche mi si sono accese, è proprio il caso di dirlo, una serie di lampadine: quando ero piccolo e abitavo a Mi­lano, in piazza del Duomo c’era un gigantesco cartellone pubblici­t­ario fatto con lampadine multico­lori intermittenti. Reclamizzava un lucido da scarpe e c’era un omi­no, fatto di lampadine, che si to­glieva il cappello. Visto dalla piaz­za l’omino sembrava un nano. E allora ecco il mio eroe. Il lucido da scarpe si chiamava Brill... Per mo­dellar­e Sara Terracini pensavo in­vece a una bellezza mediterra­nea, mora, alta, sensuale... Una protagonista che so­migliasse a Maria Gra­zia Cucinotta...». La formula vin­cente delle sto­rie di Marco Buticchi con­siste nel­l’esplorare ogni volta un grande mistero della storia. Al cen­tro del recente La voce del desti­no (Longanesi, pagg. 651, euro 19) c’è quello legato al­la mitica Lancia di Longi­no che «la leggenda sostie­ne fosse in grado di r­egala­re immortalità e invincibi­lità al suo possessore. Si di­c­e che Hitler procedette al-l’annessione dell’Austria proprio per impossessar­sene. E si dice che gli Allea­ti avessero come priorità il ritrovare la Lancia nascosta dai nazisti a Norimberga. Nel­lo stesso istante in cui il genera­le americano Patton ne entrò in possesso, Hitler si suicidò nel bunker di Berlino. C’è chi dice che quella ritrovata dagli Alleati altro non fosse che una co­pia dell’originale. Ma se quella era una copia, anche il suicida del bunker poteva essere un sosia di Hitler...». Nella pausa fra un romanzo e l’altro Buticchi ama ritirarsi fra le spiagge dello Stabilimento Balne­rare Lido di Lerici, dove si diletta a svolgere ancora il ruolo di bagni­no. «Una volta - racconta - mi so­no­avvicinato a una cliente che sta­va leggendo un mio romanzo sul­la battigia e le ho detto: “Signora, se vuole glielo firmo”. La donna guardò la maglietta rossa con la scritta “Salvataggio” e, pensando a un bagnino screanzato, mi rispo­se acida: “L’ha già firmato l’auto­re a mio marito”. Poi guardò la fo­to e si accorse che l’autore ero io...».