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 2011  ottobre 22 Sabato calendario

Casa Caselli: il papà indaga i no global, il figlio li difende - Che le colpe dei padri non ricada­no sui figli

Casa Caselli: il papà indaga i no global, il figlio li difende - Che le colpe dei padri non ricada­no sui figli. O viceversa, dipende dal pun­to di vista. Fatto sta che da sette-otto anni un giovanotto, brillante giornalista, si oc­cupi con passione della benedetta- male­detta Tav in Val di Susa. Capita pure che a furia di occuparsene - dato che «il treno veloce mi piace, mi piace tantissimo» - il giovanotto finisca per trovare «più ragio­nevole, anzi più convincente» la posizio­ne contraria al mostro su rotaia. Nel frattempo, però, la questione si complica. Le manifestazioni dei valligia­ni diventano sempre più violente e le for­ze dell’ordine- e la magistratura- finisco­no in prima linea. Fermi, arresti, perquisi­zioni, un rigore che i più facinorosi tra i contestatori non esitano a definire «per­secuzione giudiziaria ». Nel mirino ci fini­sce il «mandante»dell’ondata repressiva (o legalitaria, dipende): il procuratore ca­po di Torino, Gian Carlo Caselli. «Icona» della lotta al terrorismo e poi alla mafia, un «eroe nazionale» come lo definisce con deferenza pelosa Beppe Grillo in una lettera di mesi fa. Ma si tratta anche del pa­dre del giovanotto di cui sopra, Stefano, secondogenito di casa Caselli. E se papà Gian Carlo non s’è mai fatto intimorire, né dai seguaci di Curcio né da quelli di To­tò Riina, ora potrebbe vedersi scatenare disobbedienza fin tra le mura domesti­che, con evidente disagio intimidatorio. Musi lunghi e minaccia di disertare la par­tita del Toro, fede familiare, allo stadio? Stefano,cuore di figlio,un po’ minimiz­za, un po’ si preoccupa, perché «la que­stione comunque è delicata». Giura che poi, sulla «No Tav», le opinioni potrebbe­ro «non essere così distanti» tra lui e bab­bo. E che «chi pratica la disobbedienza ci­vile deve mettere in conto l’infrazione della legge». Se c’è violazione, «è giusto che ci sia chi la faccia rispettare». Insom­ma, il classico «guardie e ladri» italico con reciproca consapevolezza di ruolo. Eppure sui siti e i blog degli antagonisti il comportamento integerrimo di Caselli, il procuratore, non viene apprezzato co­me meriterebbe: perquisizioni in piena notte, avvisi di garanzia come se pioves­se, accanimento in aula contro alcune scarcerazioni. «Ce l’ha con noi, fa parte del partito degli affari di Violante e di quel­li del Pd», sparano ad alzo zero. «Ho provato anche a spiegarlo, a quelli di Askatasuna (il centro sociale torinese tra i più attivi negli scontri, ndr ) - raccon­ta Stefano- macché persecuzione,c’è so­lo la legge da far rispettare. Non mi pare che l’abbiano capito».Non hanno neppu­re capito bene, sembra, il legame che uni­sce il giornalista-amico al magistrato­persecutore ( almeno dal loro punto di vi­sta). Cosa che se non depone affatto bene sulla perspicacia degli antagonisti, di si­curo testimonia come l’unica «invasione di campo» della singolar tenzone tra con­sanguinei si sia svolta a fin di bene. Per una volta il figlio - invece di contestare la capriola ideologica di un padre un tempo accusato di essere troppo di sinistra, e og­gi addirittura di «stalinismo» da quelli di sinistra - orgogliosamente l’ha difeso. E in incognito. Scusate se è poco.