Antonio Dini, Il Sole 24 Ore 23/10/2011, 23 ottobre 2011
SINCRONIZZARE ICLOUD E VIVERE FELICI
La prima telefonata arriva all’alba: «Aiuto, mi sono scomparsi i contatti dalla rubrica!». Poi è un crescendo. C’è chi non trova più i calendari, chi ne trova troppi con gli appuntamenti duplicati, chi non riesce più a sincronizzare. Se fosse un libro, sarebbe Quer pasticciaccio brutto di iCloud, anziché di via Merulana.
Cos’è successo? Apple ha lanciato iCloud, il servizio di sincronizzazione dati tra tutti gli i-apparecchi, e gli amici neo-utenti della mela sono alla disperata ricerca di un esperto che li aiuti a rimettere le cose a posto. Cioè il sottoscritto, che da anni segue le vicende di Apple e quindi viene automaticamente (e arbitrariamente) iscritto nel registro degli smanettoni competenti.
Il problema non è che iCloud non funziona. Il problema è che non funziona come ci si aspetta che faccia un servizio di Apple. Cioè subito, senza problemi e senza bisogno di settaggi. Invece, questa volta occorre studiare, smanettare, attaccare e staccare, sperare in bene e ogni tanto anche reinstallare tutto quanto. Come se fosse una Microsoft qualsiasi.
La partenza di iCloud, che dovrebbe sincronizzare dati e servizi tra tutti gli apparecchi che riempiono la nostra iLife quotidiana, non è stata brillante. Tecnicamente il servizio è attivo e funziona. Ha incassato anche relativamente bene i primi due giorni, durante i quali alcune decine di milioni di utenti hanno cercato nello stesso momento di aggiornare gli iPhone e gli iPad a iOS 5, i Mac a OS X 10.7.2 e Mac e Pc a iTunes 10.5, e far partire il servizio di sincronizzazione e backup. C’è stato qualche rallentamento e poco più, niente di grave. Da un punto di vista informatico il super-datacenter di Apple nella Carolina del Nord ha fatto quel che doveva.
I veri problemi sono iniziati dopo, quando sempre più persone hanno cominciato a trovare i telefoni completamente "vuoti" di applicazioni e dati, oppure i calendari e le rubriche popolate di centinaia se non migliaia di doppioni, oppure i dati che si sincronizzano solo in una direzione (dal pc all’iPhone) e non viceversa.
Com’è possibile? Apple non fornisce spiegazioni. Dal suo punto di vista, funziona tutto. Se gli utenti hanno seguito le regole, cioè. Perché il problema è proprio questo: Apple ha costruito un servizio di sincronizzazione cloud che funziona ottimamente per tutti quelli che partono oggi da zero. E per quelli che avevano messo tutte le cose in ordine prima di avviare iCloud. Per gli altri, cominciano i problemi.
A partire da quelli che non hanno letto le note in piccolo. Apple aveva spiegato, prima della scorsa estate, che l’arrivo di iCloud avrebbe progressivamente sostituito i servizi di MobileMe, il precedente servizio di sincronizzazione in rete. Ma non tutti: alcuni sarebbero stati "terminati". Uno di questi è la gestione dei calendari locali non agganciati in rete. Risultato? Chi è partito subito a usare iCloud ha scoperto che i calendari che non aveva mai sincronizzato prima sono scomparsi. Oppure che sono stati duplicati dal sistema; o, ancora, sono rimasti dov’erano ma non è più possibile sincronizzarli. Vale a dire che un nuovo appuntamento segnato sull’iPhone rimane lì e non passa via iCloud al Pc.
Dopo aver risposto a una ventina di telefonate e aiutato una dozzina di amici in crisi, le conclusioni sono semplici. Ci sono alcuni errori che gli utenti devono evitare o che possono risolvere facilmente. Ma in realtà sarebbe bastata un po’ più di attenzione da parte di Apple. Un esempio: Apple non ha risolto il problema degli account "multipli". Ci sono utenti che utilizzano lo stesso account per il Mac di casa, per il portatile del marito, l’iPhone della moglie e l’iPod touch del figlio, in modo da poter ascoltare la stessa musica comprata da iTunes e scaricare le stesse app. Risultato: adesso con iCloud le rubriche personali sono mescolate, i dati delle apps si confondono, i calendari sono in crisi. È colpa di Apple o della famigliola?
E soprattutto, come si risolvono questi problemi? Con molta pazienza. Apple ha fatto un buon lavoro dal punto di vista della sicurezza: ad esempio si riescono a recuperare le informazioni perdute nell’aggiornamento di iPhone semplicemente "ripristinandolo" dopo il passaggio a iOS 5. Bisogna però mantenere il sangue freddo, perché, come dicono gli esperti, due volte su tre la perdita dei dati non avviene durante "l’incidente", ma subito dopo, nei pasticci che accadono cercando di recuperarli. La cosa più importante però è un’altra: non telefonatemi se avete perso la rubrica del vostro iPhone.