GLAUCO MAGGI, MAURIZIO MOLINARI, La Stampa 23/10/2011, 23 ottobre 2011
Lotta di successione tra i principi di Riad (2 articoli) - Il Principe saudita bin AbdulAziz Al Saud, conosciuto come Sultan Al-Khair, 80 anni (ma la sua età reale è controversa) è morto a New York dov’era ricoverato da giugno
Lotta di successione tra i principi di Riad (2 articoli) - Il Principe saudita bin AbdulAziz Al Saud, conosciuto come Sultan Al-Khair, 80 anni (ma la sua età reale è controversa) è morto a New York dov’era ricoverato da giugno. Era però in cura da molti anni, prima per un tumore al colon, poi per Alzheimer. Quindicesimo figlio di re Abdul-Aziz e della principessa Hassa Al Sudairi, era il primo in ordine di successione ad Abdullah, l’attuale re 87enne. Anche le condizioni di salute di quest’ultimo sono precarie: ha subito un intervento chirurgico lunedì, pure lui a Manhattan, il cui network di ospedali specializzati è diventato ormai il centro clinico di fiducia della famiglia reale saudita. Sultan era stato nominato nel 1953 ministro dell’Agricoltura, poi della Difesa, dell’Aviazione e nel 1988 delle Comunicazioni. Per decenni è stato l’uomo forte che ha gestito lo sviluppo dell’esercito del regno, uomo chiave nella definizione dei contratti per le forniture militari con i partner occidentali, Stati Uniti in testa. Con lui l’Arabia Saudita è diventata il primo importatore di armi americane. Il presidente Obama gli ha reso omaggio per aver «dedicato se stesso al benessere e alla sicurezza del suo popolo» e per «essere un amico apprezzato degli Usa, forte sostenitore della profonda e durevole alleanza tra i nostri due Paesi». Sultan ha avuto 32 figli da varie mogli. Tra quelli più in vista ci sono Bandar, che è stato ambasciatore saudita negli Usa e ora guida il Consiglio della Sicurezza Nazionale, e Khaled, che nel ruolo di assistente del padre al ministero della Difesa fu il comandante delle truppe saudite durante Desert Storm, la guerra che liberò il Kuweit dall’occupazione di Saddam. GLAUCO MAGGI *** I nipoti sessantenni sfidano la gerontocrazia dei custodi della Mecca - La morte del principe ereditario Sultan apre una lotta di successione per il trono dell’Arabia Saudita che vede il ministro dell’Interno Nayef nel ruolo di favorito, ma a sfidarlo c’è una nuova generazione di leader, che sono poi nipoti del fondatore della dinastia wahabita. L’arbitro del duello è l’attuale monarca, Abdullah bin Abdul-Aziz Al Saud, che nel 2009, consapevole della gravità della malattia che aveva colpito il designato erede Sultan, scelse di assegnare il posto di vice primo ministro a Nayef, indicandolo così quale preferito nella successione. L’intento di Abdullah era quello di preparare il regno alla morte di Sultan, aprendo la strada da subito a Nayef. Ora tale scenario potrebbe concretizzarsi con la formale nomina del ministro dell’Interno a principe ereditario. A sostenere Nayef ci sono gli ambienti più conservatori della monarchia, che vedono in lui un garante della lotta interna contro Al Qaeda e di quella esterna contro l’Iran sciita, come anche un determinato sostenitore del ruolo del regno in appoggio all’Intifada palestinese contro Israele, testimoniato dal fatto che è stato proprio lui in questi ultimi dieci anni a raccogliere la maggioranza dei fondi inviati alle «famiglie dei martiri» a Gaza e in Cisgiordania. A ciò bisogna aggiungere che Nayef guida le efficienti forze di sicurezza del ministero dell’Interno che, assieme alla Guardia nazionale agli ordini di re Abdullah, compongono i reparti più affidabili e meglio armati dell’apparato militare. A riconoscere il ruolo emergente di Nayef sono anche i suoi più acerrimi nemici. Al Qaeda, attraverso l’ex detenuto a Guantanamo Ibrahim alRubaish, gli ha appena recapitato la lista di «sette richieste da esaudire se vuoi sopravvivere», che inizia con «basta trappole contro i nostri mujaheddin» e «immediata espulsione di tutti gli stranieri dal Regno», a cominciare dai militari americani e dalle donne di servizio asiatiche. Ma sulla strada di Nayef verso la corona - Abdullah ha 87 anni ed è anch’egli molto malato, reduce da prolungate cure anti-cancro a New York - gli ostacoli non mancano e la novità, rispetto alle passate lotte di potere in Arabia, è che questa volta assomigliano a un duello generazionale. I suoi maggiori avversari non sono infatti i fratelli sopravvissuti, figli del fondatore Ibn Saud e della moglie preferita Hassa, perché Bandar, Musaid e Mishaal sono anch’essi in gravi condizioni di salute e Salman, governatore di Riad, ama fare il filantropo e occuparsi di media - è il proprietario del quotidiano Asharq Al-Awsat - vestendo spesso i panni di mediatore nelle dispute interne. I più determinati rivali sono dunque i nipoti del fondatore Ibn Saud, che per la prima volta vedono la possibilità di arrivare alla corona e stanno tentando di convincere Abdullah a scegliere uno di loro, assicurando una guida più giovane e stabile al Regno assediato dalle rivolte arabe e dall’influenza iraniana. Fra costoro il più abile, influente e determinato è il principe Bandar bin Sultan, figlio del defunto principe ereditario ed ex ambasciatore a Washington, che ha 62 anni e dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 ha svolto un ruolo di primo piano nel ricucire i legami con gli Stati Uniti. Nel 2009, tornato in patria, non nascose la contrarietà alla designazione di Nayef vice primo ministro, ottenendo il sostegno del principe Talal, padre del miliardario Al-Waleed considerato un punto di riferimento del fronte riformista, cui Abdullah ha concesso le prime aperture sul diritto di voto per le donne. A conferma del patto Bandar-Talal c’è uno studio della Società saudita sui diritti umani che ha criticato la gestione del ministero dell’Interno. Fra i nipoti emergenti spiccano anche Khaled bin Sultan, vice ministro della Difesa e comandante dell’esercito, e Turki Al-Faisal, il potente ex capo dell’intelligence che negli Anni 80 fu il più importante alleato della Cia nel sostenere i mujaheddin afghani che si battevano contro l’Urss, inclusi quelli di Osama bin Laden. MAURIZIO MOLINARI