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 2011  ottobre 22 Sabato calendario

L’OSSESSIONE DEGLI STICKERS

Stickers. Sono la passione dei bambini, che spesso li collezionano o se li scambiano a scuola. Ma da un po’ di tempo sono diventati anche la piacevole ossessione degli artisti, che non a caso, quando possono, le inseriscono nei loro lavori. La prova? Basta dare un’occhiata agli ultimi due numeri delle riviste d’arte-moda più all’avanguardia: Garage e Tar.
La prima, per il suo esordio, si è affidata alla creatività di Damien Hirst. Garage è infatti il progetto editoriale della bella, ricca e potente Dasha Zhukova, ed è stato lanciato a settembre durante le sfilate di moda a New York. Nelle intenzioni dei creatori si tratta di una rivista femminile per donne che amano la moda ma si interessano all’arte contemporanea. Detto, fatto. Garage debutta con i nomi grossi dei due ambienti con tre cover diverse realizzate da altrettanti artisti. E quella più provocante è firmata Damien Hirst: su uno scatto di Hedi Slimane che ritrae le parti intime di una modella, Hirst ha applicato uno sticker a forma di farfalla che si può sollevare per svelare un vero tatuaggio a forma di farfalla. E il team della rivista assicura che non esiste un’operazione simile sul mercato, capace di sorprenderti a ogni pagina. Gradevoli i contributi artistici della fashion editor Giovanna Battaglia e le sue creazioni Alexander McQueen-lattuga, Prada-Arancia e Moncler-acciuga.
Completamente diversa l’operazione di Tar. Già lanciato in Italia da diverso tempo, in questi giorni il trio che anima la rivista — Martina Mondadori, Coco Brandolini d’Adda e Francesco Bonami — è stato impegnato nella presentazione del magazine a Parigi. Proprio durante la Fiac, la storica fiera d’arte contemporanea tra le più importanti al mondo, il numero 6 di Tar è stato «raccontato» in due eventi speciali: uno giovedì sera da Roger Vivier, e l’altro, ieri sera, alla prestigiosa Galleria Gagosian. Ma a far discutere, ancora oggi, è la scelta di utilizzare per la nuova copertina i «famigerati» stickers. Autore: Urs Fischer, 38 anni, nato a Zurigo, che proprio oggi ha inaugurato a New York la sua monografia incentrata su una serie di lavori che rimandano a quelli utilizzati per la copertina di Tar: un accatastamento di tavoli ricoperti di serigrafie, con una sovrapposizione di varie immagini e collage, oltre agli stickers. Un rimando chiaro, per la prima di copertina, a Jackson Pollock, mentre per la quarta a Jan Vermeer.
L’idea, a Parigi, è stata accolta bene negli ambienti dell’arte. Lo confermano i diretti interessati. Coco Brandolini d’Adda attribuisce il risultato positivo al luogo scelto: «La Fiac è il momento giusto per presentare il nostro nuovo numero e Parigi è una città che oggi mischia perfettamente il mondo dell’arte, della moda, del gusto e delle idee nuove e forti come ci fa vedere Urs Fischer con la nuova copertina di Tar». Martina Mondadori definisce l’ultimo numero di Tar «un inno alla contemporaneità, anche grazie, se vogliamo, all’utilizzo dissacrante degli stickers. Si esprime un coro di voci (da Jeffrey Inaba a Suketu Mehta fino a Pharrell Williams) apparentemente disomogenee ma che danno una visione, un pensiero trasversale e in profondità sui cambiamenti radicali che il mondo di oggi sta vivendo». Infine, Francesco Bonami aggiunge: «Tar è una rivista "lenta". Ha bisogno del giusto tempo per essere sfogliata come si deve. Londra e New York sono città che vanno troppo veloci, mentre Parigi ha il ritmo di Tar»
Angela Frenda