FULVIA CAPRARA, la Stampa 22/10/2011, 22 ottobre 2011
E’ nata una stella la crisi finanziaria - C’ è il dramma, il thriller, la suspense, ma soprattutto c’è il fattore umano, che cambia sempre le carte in tavola e rende affascinante la più ostica delle materie
E’ nata una stella la crisi finanziaria - C’ è il dramma, il thriller, la suspense, ma soprattutto c’è il fattore umano, che cambia sempre le carte in tavola e rende affascinante la più ostica delle materie. Il fallimento del colosso Lehman Brothers, nel 2008, è ricostruito minuto per minuto in Too big to fail - Il crollo dei giganti del premio Oscar Curtis Hanson, fuori concorso al prossimo Festival di Roma e poi su Sky Cinema il 4 novembre. Sul primo piano di Henry «Hank» Paulson, Segretario del Tesoro ed ex-Presidente e Amministratore Delegato di Goldman Sachs, interpretato da William Hurt, scorrono le emozioni legate agli intrighi, ai raggiri, agli estremi tentativi di salvataggio che avevano preceduto il crack, il più grande d’America dopo il 1929. I personaggi del film, basato sul best-seller del giornalista Andrew Ross Sorkin (De Agostini), portano i nomi dei veri protagonisti della vicenda e si muovono, come loro, in un inferno di tensione, tranelli, giochi di potere. James Woods è «Dick» Fuld, Ceo della Lehman Brothers, Paul Giamatti è il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, Bill Pullman è il presidente e amministratore delegato di JP Morgan Chase. La crisi finanziaria è la grande stella del cinema internazionale degli ultimi anni, ricercatissima protagonista dei racconti che ricostruiscono le nostre sventure quotidiane. Al prossimo Festival di Roma, dove fu presentato, nel 2009, Tra le nuvole , con George Clooney tagliatore di teste, ci sono varie pellicole che ruotano intorno al tema: «Da 2-3 anni a questa parte - dice il direttore Piera Detassis -, imbattersi nel cinema che parla di crisi è sempre più frequente. Mi ha colpito il fatto che, come dimostrano due dei nostri film, L’industriale di Giuliano Montaldo e Un vie meilleure di Cédric Kahn, l’attacco sia ultimamente rivolto soprattutto alle banche. Oggi si parla molto di drammi legati al nodo del prestito, non riuscire ad ottenerlo, non riuscire a gestirne le conseguenze». Nell’ Industriale il 40enne Pierfrancesco Favino è proprietario di una fabbrica sull’orlo del fallimento, in una Torino «nebbiosa e notturna, immersa nella crisi che soffoca l’intero Paese». L’incertezza sul fronte professionale si aggancia ai sospetti sulla moglie Laura (Carolina Crescentini), spingendo il manager in un baratro di angosce e segreti inconfessabili. Nella Vie meilleure il sogno di acquistare un ristorante del cuoco (Guillaume Canet) e della cameriera (Leila Bekhit) si trasforma in un incubo che mette in pericolo la sopravvivenza del loro stesso legame. Travolti dai meccanismi dei finanziamenti bancari e da creditori implacabili, i due sono costretti a separarsi. Proprio come un vero genere cinematografico, la recessione è declinata in tutti i modi. Si va dai documentari, Capitalism: a love story di Michael Moore, Enron: l’economia della truffa di Alex Gibney su vuoto morale e vertici aziendali, Inside Job di Charles Ferguson (Oscar 2011), dove i meccanismi alla base del crollo finanziario sono sezionati con attenzione chirurgica, alle commedie, in cui spesso succede che il tracollo economico preluda alla rinascita interiore. E’ la maniera più ottimista di guardare lo stato delle cose. Perfino un pescecane come Gordon Gekko, mattatore della finanza spregiudicata nel primo Wall Street , rischia la conversione nel capitolo due del film, ancora interpretato da Michael Douglas e diretto da Oliver Stone: «A partire dal 2008 - ha detto il regista - personaggi come Gekko non hanno più avuto modo di esistere. Quel genere di individuo, quella specie di pirata della finanza, è svanito, inevitabilmente rimpiazzato dalle istituzioni che, fino a poco fa, dovevano invece rispondere a regole precise. Nel passato una banca era una banca, e una compagnia d’assicurazioni era una compagnia d’assicurazioni. Nel 2008 tutto è mutato, i muri che separavano le istituzioni sono stati distrutti dalla deregulation degli Anni 80 e 90». Dall’altra parte della «Wall Street» di Stone, dietro i rimorsi di Gekko, ci sono le manovre degli uomini d’affari di Margin call , ispirato, anche questo, alla caduta della Lehman Brothers, con Jeremy Irons cinico magnate e Kevin Spacey che deve comunicare fiducia ai suoi dipendenti, anche quando sa di dover dire, ormai, solo bugie: «Dietro gli articoli dei giornali, ci sono tante persone che cercano solo la maniera per restare a galla». Eppure, se si riesce a non annegare, si può sempre ricominciare. Il 28 arriva nelle sale L’amore all’improvviso - Larry Crowne , diretto e interpretato da Tom Hanks, che racconta, affiancato da Julia Roberts, le difficoltà di sopravvivenza di un impiegato modello che ha perso il lavoro: «Nel momento in cui viene licenziato, la sua vita cambia completamente». La sceneggiatrice Nia Vardalos, quella del successo Il mio grosso grasso matrimonio greco , firma il copione con Hanks: «Mi piace il realismo di questa storia, riguarda ogni uomo e ogni donna, tutti noi siamo rimpiazzabili, è la dura verità. Quando accade, bisogna adattarsi, ricostruire, raccogliere i pezzi della propria vita e trovare la strada per andare avanti». Sarà interessante sapere qual è, sull’argomento, il punto di vista del maestro Theo Angelopoulos che alla sua Grecia in ginocchio dedica la prossima opera ambientata ad Atene, titolo L’altro mare , protagonista Toni Servillo: «Sarà un film sul destino degli uomini, sui loro sogni. Il ventesimo secolo ha creato una speranza di mutamento. Ma il sogno è svanito, e adesso ci troviamo a vivere in un vuoto che le nuove generazioni dovranno riempire di contenuti».