ENRICO MARTINET, la Stampa 22/10/2011, 22 ottobre 2011
“A noi il carving, ai big i supersci” - Non si torna indietro. Il mercato dello sci abbandona l’attrezzo del campione
“A noi il carving, ai big i supersci” - Non si torna indietro. Il mercato dello sci abbandona l’attrezzo del campione. Gli cambia perfino grafica e colori. Nell’era del carving, dello sci sciancrato, mentre i campioni snelliscono i loro attrezzi e li allungano, i produttori propongono al grande pubblico delle piste un attrezzo largo e corto come sempre. Doppia rivoluzione, con aspetti imprevisti. Da un lato la Fis, la Federazione internazionale, annuncia la sua: per dare più sicurezza agli atleti delle discipline veloci, impone per la stagione 2012-2013 sci che assomigliano a quelli della valanga azzurra targata Gustav Thoeni. Le aziende non fanno una piega e ribadiscono la filosofia della sciata facile e divertente, quindi avanti con il carving. Il concetto è: «Non andare in pista per emulare i campioni, non per la perfomance, ma per divertirti». Svolta epocale, un’industria di attrezzi sportivi che non propone di seguire quanto fanno i campioni. Anzi, che investe in ricerca e produzione in un settore dove i pali più o meno stretti del circuito di Coppa del Mondo non c’entrano per nulla, cioè il freerider, il fuoripista in montagna. E per affrontare discese in neve non battuta ecco la novità: gli «scioni», lunghi e larghi come non si erano mai visti, seguendo un design adattato a modelli di fisica che fa sorridere per enormità e goffaggine. È fresco di mercato un modello di due metri di lunghezza con una punta che ricorda una prua spanciata. Marco Scagliarini, maestro di sci e titolare di uno dei più conosciuti negozi sportivi della Valle d’Aosta, dice: «Non penso che ci sia un effetto contrario il prossimo anno, quando cioè gli atleti di gare internazionali inforcheranno di nuovo gli sci lunghi. Adesso l’attrezzo più proposto e ricercato è un ibrido, che va bene in pista e assicura un buon galleggiamento anche nella neve non battuta. Tendenza che credo rimarrà». Ciò che non cambia né per gli atleti, né per gli appassionati è il carving studiato per le curve strette dello slalom. È l’eccezione nella doppia rivoluzione: viene proposto identico a quelli usati nel circuito del circo bianco. Un carving corto, abbastanza sciancrato e impegnativo. Il problema della sicurezza che ha consigliato la Fis a cambiare le misure degli sci per le discipline più veloci è stato risolto in altro modo dal mercato indirizzato agli sciatori della domenica. Gli sci sono tutti un po’ più larghi delle stagioni passate e hanno un restringimento ridotto sotto gli attacchi. Viene così eliminata l’improvvisa (e non voluta) presa di spigolo che può far perdere l’equilibrio o rendere ingovernabile lo sci. Ancora Scagliarini: «La sicurezza in pista ha altre controindicazioni che non riguardano gli attrezzi. Le piste sono lisce come biliardi e invogliano alla velocità. E in più c’è da parte dello sciatore la convinzione di essere da solo, non si cura degli altri e dimentica che ormai sciare in pista deve essere considerato come andare in auto, seguire cioè le “strade” senza cambi di direzione repentini». Proprio la filosofia del divertimento sulla neve ha indirizzato i produttori a offrire sci con doppie punte (davanti e dietro) per i più giovani. Un carving che consente anche evoluzioni da provare negli snowpark. Lontani dall’agonismo, quindi. E cambiano le serigrafie. Anche in questo c’è un ritorno al passato, quando l’attrezzatura forniva indicazioni inequivoche sul livello dello sciatore. Così, mentre l’immagine degli sci da agonismo è legata a un design geometrico e di facile lettura, quello turistico viene affidato alla fantasia più sfrenata. A volte mediando immagini usate per la «tavola» (lo snowboard) altre ispirate dall’astrattismo con colori contrastanti.