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 2011  ottobre 23 Domenica calendario

RETI, WEB, RICERCA: LE RICETTE DEL RILANCIO

Mettersi insieme per essere più forti all’estero, su quei mercati emergenti che apprezzano i nostri prodotti. Ma anche puntare sulla rete, come motore di crescita. E innovare: un impegno fondamentale per un Paese che investe in ricerca e sviluppo meno di meno della media europea.

Varie ricette, un unico obiettivo: la crescita. «Il mondo di Internet può esserne un motore, per le persone e per le imprese», ha detto Paolo Bertoluzzo, amministratore delegato di Vodafone Italia, parlando ieri al convegno dei Giovani imprenditori. «Stiamo incontrando ragazzi che hanno idee strepitose, che non hanno bisogno di molte risorse. L’Italia ha coraggio e creatività, serve però l’infrastruttura». Vodafone, ha aggiunto, sta scommettendo sull’Italia: è il primo Paese per investimenti, con un miliardo all’anno, dopo l’India, che ha di gran lunga più abitanti. «Stiamo portando la banda larga in mille comuni», ed ha fatto l’esempio di Olevano sul Tusciano, paese della Campania produttore di olio d’oliva che con la rete ha avuto un boom.

Bisogna crescere per andare all’estero. Oppure mettersi in rete, come hanno fatto, racconta Roberto Nicastro, direttore generale di Unicredit, le aziende vinicole francesi: «In Cina la Francia ha il 50% del mercato, noi il 10. I francesi, salvo alcune grandi aziende, hanno una produzione frammentata come la nostra. Ma hanno realizzato più consorzi e sono più avanti di noi». Uno sforzo delle imprese, «ma anche le banche - ha aggiunto - non possono tirarsi indietro. Devono aiutare questo percorso, sostenendo le aziende all’estero».

Certo, più difficile per chi sta al Sud: «Le aree deboli devono essere sostenute», dice Emanuele Ferragina, tutor all’università di Oxford, calabrese di origine. A Capri non sono stati invitati i politici? «Fatelo, ma trattateli come si fa in Inghilterra. Gli studenti hanno invitato l’ex premier Gordon Brown a rispondere alle domande. Da noi non abbiamo l’idea di ciò che può essere il confronto». E poi bisogna aumentare, dice Ferragina, gli investimenti in ricerca e sviluppo, anche da parte dei privati. Tenendo conto che, come dimostrano gli esempi di Paesi come Svezia e Finlandia, più sono gli investimenti su questa voce, più aumenta la protezione sociale.

La mancanza di crescita non è solo un problema italiano: dagli anni ’90, ha detto l’economista Lucrezia Reichlin, anche l’Europa è cresciuta di meno e ha perso terreno rispetto agli Stati Uniti. «C’è un problema di produttività, che è il fulcro della crescita e dell’occupazione. E L’Italia ha i problemi europei al cubo».

Difficile però crescere con un peso del fisco così alto, come ha sottolineato Daniele Franco, direttore centrale della Banca d’Italia, sollecitando una riduzione del fisco su lavoro e impresa aumentando quella su consumi e immobili.