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 2011  ottobre 22 Sabato calendario

S&P minaccia la tripla A di Parigi Juncker: l’Europa, che disastro - A un passo dal traguardo Angela Merkel e Nicolas Sarkozy si sono fermati, e l’Europa con loro

S&P minaccia la tripla A di Parigi Juncker: l’Europa, che disastro - A un passo dal traguardo Angela Merkel e Nicolas Sarkozy si sono fermati, e l’Europa con loro. Spaccati su quali siano i poteri da attribuire in futuro al fondo salva-Stati (Efsf), Germania e Francia hanno fatto saltare tutti gli schemi del club dodici stelle, hanno chiesto e ottenuto di sdoppiare il vertice di domani e di avere un’altra riunione mercoledì, hanno costretto i ministri economici dell’Eurozona a battagliare nel tentativo di comporre il rompicapo finale. In giro espressioni tese e facce scure. «Diamo un’impressione disastrosa - ha ammesso JeanClaude Juncker, numero uno dell’Eurogruppo -. Due summit non sono un luminoso esempio di capacità di governo». Giornata difficile, dunque, ma non inutile. Alle otto della sera è emersa la decisione teoricamente più semplice, quella del via libera all’erogazione della sesta tranche del piano di salvataggio greco deciso lo scorso anno. La mossa riguarda per ora solo la quota europea, 5,8 miliardi su 8. Manca il contributo del Fmi che, a differenza di Bruxelles, ha ancora dubbi sulla sostenibilità elleniche, ma il direttore generale Christine Lagarde dice che raccomanderà al Fondo di muoversi. Il pagamento è previsto a metà novembre. Un modo per prendere tempo, nella consapevolezza che hanno probabilmente ragione i tecnici tedeschi che hanno stimato l’impossibilità per la repubblica greca di ripresentarsi da sola sui mercati prima del 2020-21. Una risposta magra, pur sempre una risposta, ai brividi diffusi da un documento di lavoro dell’agenzia Standard & Poor’s che prevede, in caso di «violente» conseguenze per la crisi, un abbassamento di due tacche della valutazione dell’Italia come debitore e la perdita della tripla A per la Francia. Si tratta di simulazioni su scenari ritenuti comunque improbabili per i quali un forte terremoto costringerebbe alla ricapitalizzazione 47 istituti con un conto di 115 miliardi per l’Eurozona. Da qui a mercoledì, stanziati i fondi per la Grecia, l’Eurogruppo promette (anche al Fmi) che «per assicurare la stabilità del debito ellenico, concluderemo un secondo programma per la Grecia con una adeguata combinazione di finanza pubblica e capitale privato». La dimensione della tosatura che le banche dovranno subire è oggetto di confronto. Si stima che svalutare del 60% i bond greci porterebbe il debito di Atene al 110% del Pil. Con 50% si arriverebbe a quota 120. «La Germania può accettare che la Grecia raggiunga la soglia italiana», hanno rivelato fonti concordanti. Vuol dire che, come stima la Commissione, un «haircut» del 50% potrebbe essere la soluzione. Il resto è aperto. Sull’Efsf i francesi risultano insistere sulla partecipazione della Bce allo sforzo di garanzia (così da pagare meno loro e non rischiare la tripla A) ma i tedeschi non ci stanno. Oggi si riparte dalla ricapitalizzazione delle banche con l’Ecofin. Domani arrivano i leader, costretti a una pausa sino al 26 per dare tempo alla Merkel di spiegare l’intesa eventuale al Bundestag. «Tutto questo per i problemi di un solo Paese», ha ammesso amaro un diplomatico. Ma, è la conclusione comune, «meglio così. Senza intesa staremmo peggio».