Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 23 Domenica calendario

GHEDDAFI, VIDEO CHOC: ABUSO PRIMA DELL’ESECUZIONE

Barbarie. Non ci sono altre parole per descrivere il frammento di diciassette secondi comparso ieri su YouTube: mostra uno dei ribelli sodomizzare Gheddafi con un bastone nei terribili momenti dell’esecuzione. Poi le scene già viste che si arricchiscono di particolari agghiaccianti e dialoghi terribili: “Questo è per Misurata, cane”. Il despota, volto ricoperto di sangue, già ferito, ma ancora vivo, replica: “Sai distinguere il giusto dallo sbagliato?”.
IL RIBELLE ripete: “Smettila, cane!”. Qualcun altro grida: “Tenetelo vivo, tenetelo vivo”. A cinquecento metri dal pick up c’è un’ambulanza. Si sentono degli spari. Muammar Gheddafi muore così. Ieri l’ex despota egiziano Mubarak, deposto e malato, vedendo le foto di Gheddafi morto ha avuto una crisi di nervi, tanto da dover esser sedato. E le ricostruzioni degli ultimi attimi di vita del Colonnello si fanno sempre più precise con nuove immagini e testimonianze. Uno dei capi militari di Misurata, i più “cattivi” ribelli della guerra di Libia, ammette: “Volevamo averlo vivo, ma i giovani... Le cose ci sono sfuggite di mano”. Anche nel Cnt (Consiglio nazionale di transizione) c’è chi vorrebbe vederci più chiaro su quella che a tutti gli effetti appare ormai come un’esecuzione sommaria; così, mentre il primo ministro dimissionario Mahmoud Jibril ha fornito una versione ufficiale che non sta in piedi (“scontro a fuoco”), Waheed Burshan ha chiesto “spiegazioni” in un’intervista a al Jazeera. Ma i ribelli di Misurata come hanno trovato il rifugio di Gheddafi. Come hanno scovato il luogo della buca in cui il Colonnello si è nascosto come un topo? Una risposta arriva dalla Germania.
Per lo Spiegel la cattura del raìs è stata possibile solo grazie all’azione dei servizi segreti tedeschi (il Bnd). Proprio l’intelligence di Berlino informava i ribelli, mentre Angela Merkel lasciava la Germania lontana dal conflitto, scrive lo Spie-gel, grazie alla fitta rete di informatori del Bnd. C’è anche un precedente: nel 2003 Gerhard Schröder non si affiancò a Tony Blair e George W. Bush nella guerra all’Iraq, ma i servizi tedeschi fornirono informazioni da Baghdad agli americani.
SUL TERRENO libico, anche se la Nato ha annunciato la smobilitazione entro fine ottobre e il Cnt promette elezioni entro otto mesi, una vera pacificazione appare lontana. La tribù di Sirte di Gheddafi ha eletto ieri a guida della Libia Saif al Islam, il figlio prediletto del Colonnello – l’unico che per ora non ha lasciato tracce – con l’incarico di capo della guerra di liberazione dalla Nato e dai ribelli. Anche altre tribù, i Warfela e i Magareha, si sono subito accodate. Non a caso il premier del Cnt Jibril avverte che ricostruire il Paese “non sarà affatto un’impresa facile, anzi sarà come la mission impossible di Tom Cruise”. In serata la Bbc informava dell’avvenuta autopsia sul corpo di Gheddafi, mentre il Cnt ha preso l’impegno a inviare i dati dell’esame all’Aia. Intanto davanti alla cella frigorifera nel mercato del centro commerciale di Misurata ieri è continuata la processione di centinaia di persone, curiose di vedere il corpo senza vita del tiranno che per 42 anni ha tormentato le loro esistenze. E mentre Tripoli governava col pugno di ferro – aiutata anche dall’Occidente e dall’Italia capace di stipulare accordi di amicizia e reciproco aiuto militare – Gheddafi ha potuto “nascondere” all’estero un patrimonio di 200 miliardi di dollari, depositati in conti bancari o investiti in proprietà e azioni, come rivelato ieri dal Los Angeles Times. Gran parte di questo denaro era occultato sotto la copertura di istituzioni governative, ma il raìs e la sua famiglia potevano accedere regolarmente alle risorse “guadagnate”. Pazienza se in patria mancavano i soldi per scuole e ospedali.
Gheddafi continuava ad accumulare ricchezze, a riempirsi le casse di oro, quello che avrebbe tentato di offrire ai guerriglieri nel-l’ultimo disperato tentativo di salvarsi la pelle.