Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 18 Martedì calendario

COME E’ CAMBIATO IL MODO DI COMUNICARE

Arthur Clarke, scienziato e scrittore di fantascienza, l’ aveva intuito già nel 1945: con tre ripetitori, che lui chiamava stazioni, posti a trentaseimila chilometri dalla Terra e distanziati di 120 gradi uno dall’ altro, si sarebbe potuto materializzare il sogno di una comunicazione istantanea, globale, alla velocità della luce in ogni angolo del pianeta. Sogno che in effetti si è realizzato una quindicina di anni più tardi. Dopo il lancio dei primi satelliti in orbita, lo Sputnik sovietico e l’ Explorer americano, alla fine degli anni Cinquanta si comincia a guardare ai satelliti come alla via migliore per potenziare le comunicazioni. L’ Italia si muove con grande tempismo per acquisire la tecnologia necessaria e partecipare alle sperimentazioni di nuove forme di telecomunicazione attraverso i satelliti artificiali: il 18 ottobre 1961 Italcable e Rai fondano la società Telespazio e un anno dopo vengono poste nella piana del Fucino le fondamenta di quello che sarebbe diventato il centro spaziale più grande al mondo. Lo sviluppo delle comunicazioni stava per cambiare la nostra vita: dalle trasmissioni televisive in diretta ai telefoni cellulari, dalla rete di emergenza che permette in caso di catastrofe di attivare linee telefoniche alternative all’ osservazione della Terra dallo spazio con la possibilità di conoscere i cambiamenti climatici e meteorologici. Le tappe di questa evoluzione sono ora raccontate nella mostra «Telespazio. 50 anni di storia spaziale», aperta da oggi al 21 ottobre al Museo dell’ Ara Pacis e organizzata dalla società, oggi in joint venture con Finmeccanica e Thales, in occasione del suo cinquantesimo anniversario. Conviene osservare bene, all’ entrata, la mappa che ridisegna per grandi linee i momenti di sviluppo, dal 1960 ad oggi. E poi passeggiare tra i cimeli che sembrano usciti da un libro di Jules Verne: soprattutto quelli più vecchi, con la loro aria artigianale, come la prima antenna installata presso il centro del Fucino, o il modello di volo del satellite San Marco lanciato nel 1964. Chiuso in una teca, c’ è anche il pallone di calcio usato dalla Fifa per i mondiali messicani del ’ 70 e chiamato Telstar dal satellite lanciato nel ’ 62, grazie al quale si poterono effettuare le prime trasmissioni telefoniche e televisive tra Europa e Stati Uniti. Forse qualcuno l’ ha dimenticato e molti non lo sanno, ma è il primo pallone con disegno a pentagoni neri su fondo bianco, per avere maggiore visibilità nelle prime dirette tv, all’ epoca ancora in bianco e nero. In un’ altra bacheca è esposto il frammento di meteorite di un raro minerale, lo «schreibersite», ritrovato un anno fa nel cratere di Gebel Kamil in Sahara. Si passa dal filmato con lo sbarco sulla Luna all’ installazione che consente un volo virtuale intorno alla Terra per ammirare, con l’ occhio del satellite, oceani, deserti, foreste e città. Alla fine del percorso un pannello è dedicato ai grandi italiani dello spazio, da Galileo a Samantha Cristoforetti, classe 1977, tenente pilota di velivoli militari e prima donna italiana ad essere selezionata come astronauta. Accompagna la mostra un libro edito da Mondadori Electa e curato da Giovanni Caprara.
Lauretta Colonnelli